L’AQUILA – “Vengo per rimuovere le macerie in un numero umano di anni, invece che in 70”.
Si presenta così Giuseppe Romano, già comandante regionale dell’Abruzzo (negli anni scorsi) e della Sicilia (fino a oggi) dei Vigili del fuoco che, da oggi, 1° luglio, si metterà formalmente al lavoro come soggetto attuatore per la predisposizione, l’attuazione e il coordinamento delle attività di smaltimento delle macerie.
Lo “Zar”, come AbruzzoWeb l’ha ribattezzato sin dal 18 febbraio, data dell’ordinanza 3923 che creò la figura, intervistato sulle prospettive di questo settore decisivo per sbloccare le dinamiche della ricostruzione ammette di dover prendere ancora completamente coscienza della situazione, e per questo parlerà già domani con il commissario Chiodi.
Nonostante non sia ancora operativo, Romano mostra tuttavia di avere alcune idee già chiare: in particolare sui siti di stoccaggio, che dovranno essere certo più di uno, superando l’emergenza attuale (l’ex Teges sta per esplodere), ma “in numero minore possibile”, per promuovere la selezione e il reimpiego dei materiali piuttosto che l’accumulo.
Non spaventa l’idea di lavorare a contatto con il comitato di indirizzo, “se abbiamo scopi comuni non ci sarà problema”. Diplomazia, infine, dopo che l’assessore comunale dell’Aquila Alfredo Moroni ha affermato che bisogna “riscrivere” le funzioni del soggetto attuatore: “Non posso dire niente ora”.
Da domani sarà ufficialmente al lavoro. Quale sarà la primissima cosa che farà?
Prima di tutto incontrerò il commissario, Gianni Chiodi. Cercherò di avere chiara la situazione come è oggi, i dati su quello che è stato fatto, per avere il prima possibile il quadro di quello che c’è da fare.
Quale sarà la sua priorità di mandato?
Non ho ancora tutti gli elementi, prima di tutto devo avere gli elementi dopodiché la priorità sarà quella di lavorare a un piano: conoscere risorse, impegni, disponibilità, contatti con le amministrazioni comunali, capire le esigenze e i problemi rapidamente e agire altrettanto velocemente.
Normalmente un soggetto attuatore ha pieni poteri, ma in questo caso lei è inserito nel contesto di un comitato di “indirizzo, coordinamento e verifica”. Ci saranno contrasti?
Non necessariamente, molto dipende da come ci si approccia al lavoro da parte di tutti. Se c’è volontà di operare e ottenere risultati, se gli obiettivi comuni sono quelli, non ci saranno problemi. L’importante è che i traguardi siano condivisi e perseguiti con decisione. Non vedo particolari difficoltà, anzi, il comitato sarà uno strumento di conoscenza in più.
Sulle macerie sono arrivate quattro ordinanze in pochi mesi: 3923, 3940, 3942 e 3945. Secondo lei c’è confusione normativa? Bisogna rivedere qualcosa, come dice l’assessore Alfredo Moroni che vuole “riscrivere” le sue funzioni?
Non lo posso ancora dire. È un tema complicato e soprattutto determinante per la soluzione dei problemi dell’Aquila. Certo va affrontato con attenzione.
Anche se non ha ancora un quadro completo, entriamo un po’ in argomento. La “liberalizzazione” del trasporto ai privati sta facendo un po’ respirare. Proseguirà anche sotto la sua gestione?
A questa domanda non so rispondere. Quello che posso dire è che bisogna fare di tutto perché tutto venga fatto bene e rapidamente. Non lo escludo, vediamo se aiuta a ottenere risultati.
Al momento il sito di stoccaggio ex Teges, l’unico funzionante, sta traboccando. Sarà ampliato il panorama dei siti dove scaricare?
Lo stretto necessario, tenuto conto della necessità di recuperare e riciclare. Al contrario, ridurre il più possibile il numero dei siti è un risultato da inseguire, recuperando e riciclando tutto ciò che è possibile. La strada è contenere il più possibile il numero dei siti e reimpiegare tutto ciò che può essere reimpiegato.
Le imprese cosa possono fare in questo senso?
Partire con un’efficace selezione dei materiali, sia per tipologie sia per mantenimento degli elementi di pregio. Senza quest’azione preliminare seria, concreta ed efficace, tutto diventa più difficile.
Legambiente ha realizzato un dossier in cui ipotizza che, ai ritmi attuali, ci vorranno settant’anni per rimuovere le macerie.
Il numero coincide con quello che pensavo. Se la situazione non cambia, questi sono i conti, io con qualche parametro diverso avevo calcolato 50 anni. Ritengo tuttavia che la nomina del soggetto attuatore serva proprio ad abbassare queste stime: rapidità ed efficacia, spero di far questo.
Quanti anni ci vorranno con lei?
Non faccio previsioni, oggi non sono in grado. Ma dovrebbe essere un numero umano, non di generazioni.
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