L’AQUILA – Prima confisca in Abruzzo di attività imprenditoriali finanziate con capitali di origine mafiosa.
In particolare, un complesso turistico, “La Contea” a Tagliacozzo (L’Aquila) del valore di 2,5 milioni e quote di due società, la Alba d’oro Srl e la Marsica Plastica Srl, finanziati, secondo quanto scoperto da due anni di indagini della Guardia di finanza, con almeno 1,5 miloni di euro provenienti dal “tesoro occulto” di Vito Ciancimino.
Il procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, ha parlato di provvedimento che è anche “un avvertimento per tutti gli imprenditori: basta un collegamento oggettivo (con la criminalità organizzata, ndr) e portiamo via tutto”.
Le quote confiscate appartengono a Nino Zangari, Achille Ricci e Augusto Ricci. Secondo la tesi accusatoria, hanno ricevuto capitali illeciti dalla Sirco Spa, holding palermitana riconducibile a Ciancimino. (alb.or.)
Il tribunale dell’Aquila ha disposto la confisca delle quote della società Alba d’Oro srl nella quale, secondo l’accusa della procura nazionale antimafia, è nascosto uno dei tesori di Ciancimino senior.
Il provvedimento, firmato dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, è stato eseguito nella prima mattinata dai Finanzieri del Gico, dalla polizia giudiziaria della Guardia di finanza dai carabinieri del Ros e del reparto operativo dell’Aquila con il supporto del servizio centrale investigazione criminalità organizzata della Guardia di Finanza di Roma (Scico).
Le quote societarie erano appartenenti a Nino Zangari della società Albadoro, Achille e Augusto Ricci.
Il provvedimento del tribunale ha portato alla confisca delle quote societarie della Marsica plastica srl appartenente ad Achille Ricci anche questa società in odore di mafia.
I risultati dell’operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa alla quale tra gli altri sono intervenuti il procuratore della Procura della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, che è anche procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila, il sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia, Olga Capasso, distaccata all’Aquila dopo il sisma per rafforzare il pool contro le eventuali infiltrazioni della malavita organizzata e il sostituto della procura distrettuale antimafia dell’Aquila, Stefano Gallo.
Rossini ha sottolineato che si tratta del primo provvedimento di questo genere in Abruzzo, un provvedimento, l’acquisizione dei beni da parte dello Stato, che è indipendente dal sequestro penale di qualche anno fa.
L’Alba d’Oro srl è proprietaria del complesso turistico “La Contea” che si trova nel comune di Tagliacozzo (L’Aquila) ed è costituito da un moderno villaggio vacanze dotato di ristorante, piscina, campi da tennis e da calcetto, nonché terreni per un valore di circa due milioni e mezzo di euro.
ROSSINI: ”ABRUZZO ISOLA FELICE? UNA FAVOLA”
L’AQUILA – “L’Abruzzo isola felice è una favola. Come in tutte le regioni italiane anche l’Abruzzo ha subito l’interesse e l’attenzione delle organizzazioni mafiose e questo anche per gli ingenti capitali pubblici legati al terremoto”.
Lo ha detto il procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, che è anche procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila, nella conferenza stampa sulla confisca di quote a società in odore di mafia.
“Stiamo combattendo da subito dopo il sisma per prevenire infiltrazioni e quindi azioni contro gli aquilani colpiti da una grande tragedia. Gli aquilani mi fermano per dirmi ‘grazie, non ci abbandonate’ – spiega ancora Rossini -. Appena si è pensato alla ricostruzione abbiamo subito attivato l’attività per contrastare le infiltrazioni delle organizzazioni mafiose che in effetti fin dall’inizio si sono informate sui capitali pubblici per la ricostruzione. Stiamo lavorando e speriamo in risultati importanti, cioé di mettere in galera tutti coloro che svolgono attività illecite, come del resto auspicano i cittadini onesti”.
”ATTENZIONE ALLE AZIENDE CHE ARRIVANO DA FUORI”
“Avvertiamo con serenità industriali e imprese che lavorano alla ricostruzione di fare molta attenzione nello stringere rapporti di collaborazione con altre grandi aziende di fuori città o fuori regione”.
È un appello ma nello stesso tempo un monito quello pronunciato da Rossini.
“Basta il solo collegamento oggettivo per far scattare sequestri e confische anche ai loro beni. Come sottolinea il procuratore nazionale Grasso – ha continuato Rossini – le organizzazioni malavitose sono molto sensibili quando si vanno a colpire nel vivo i loro affari”.
CAPASSO: ”BASTA COLLEGAMENTO OGGETTIVO E SCATTA IL SEQUESTRO”
Il sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia Olga Capasso, fin dai giorni successivi al sisma distaccata all’Aquila per rafforzare il pool antimafia impegnato nel contrasto delle infiltrazioni mafiose, condivide il messaggio di Rossini: “È importante che gli imprenditori abruzzesi che incautamente si sono messi d’accordo con aziende legate alla malavita organizzata, sappiano che la procura aquilana sta monitorando molto approfonditamente i collegamenti. Basta il collegamento oggettivo per sequestrare tutto”.
GALLO: ”CONTROLLI A 360 GRADI”
“Colpire i soli beni di cui è certo il reimpiego e il riciclaggio di capitali illeciti non essendo l’Abruzzo terra di mafiosi, a noi interessa avere strumenti per controllare ingressi sospetti in società abruzzesi. Controlleremo a 360 gradi i casi di ingressi di capitali sospetti in società abruzzesi ed affineremo questo strumento snello”.
Così il sostituto procuratore della Repubblica dell’Aquila, Stefano Gallo, sempre nella conferenza stampa sull’operazione che ha portato stamani alla confisca delle quote di due società in odore di mafia operanti tra Tagliacozzo e Carsoli.
Gallo ha spiegato che “tra la diverse misure di prevenzione antimafia, quella patrimoniale è innovativa ed efficace in quanto non richiede misure sul soggetto”.
Rossini ha sottolineato che anche la procura nazionale antimafia, con la dottoressa Capasso, sta operando per raggiungere le finalità e risultati nella lotta alla mafia con la confisca dei beni e mandando in galera quelli che si trovano nel nostro territorio”.
CASTRIGNANO’: ”CONFERMATE TESI INVESTIGATIVE”
Il comandante provinciale della fiamme gialle della provincia dell’Aquila, Giovanni Domenico Castrignanò, ha sottolineato che il provvedimento del tribunale dell’Aquila “è la certificazione delle tesi investigative”.
Alla prima confisca in Abruzzo, ai danni delle società Alba d’Oro e della Marsica Plastica srl, si è arrivati dopo le indagini della Guardia di finanza, protrattesi per oltre due anni, condotte con i più moderni strumenti tecnici ed informatici nonché mediante meticolosi accertamenti documentali e bancari che hanno consentito di ricostruire le operazioni finanziarie, attraverso le quali i tre soggetti raggiunti dal provvedimento ablatorio di prevenzione hanno reimpiegato in attività imprenditoriali in Abruzzo ben più di un milione e mezzo di euro provenienti dal “tesoro occulto” riconducibile al defunto boss mafioso Vito Ciancimino.
Il dato è contenuto nella nota della Procura della repubblica aquilana.
I capitali illeciti, provenienti direttamente dalla Sirco spa, “nota” holding palermitana riconducibile ai Ciancimino (e già sottoposta a sequestro dalla Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia – nell’ambito di un’indagine svolta dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma), sono stati impiegati in Marsica per realizzare il villaggio turistico “La Contea”.
L’articolata attività d’indagine della direzione distrettuale antimafia della Procura della repubblica dell’Aquila, nel corso del 2009, aveva già consentito di “individuare tempestivamente, attraverso l’attività di prevenzione, la presenza sul territorio abruzzese di soggetti collegati, tramite una fitta rete di prestanomi, al “clan” Ciancimino.
Le indagini tendevano ad evitare che fossero portate a compimento ulteriori e più complesse operazioni imprenditoriali finanziate con capitali di illecita provenienza, prevenendo in tal modo infiltrazioni, nell’economia legale, di capitali illeciti che avrebbero consentito di radicare sul territorio locale un sistema finanziario “inquinato” che avrebbe creato ulteriori e notevoli effetti distorsivi nell’economia legale; contrastare, attraverso un incisivo e tempestivo esercizio dell’azione penale, anche i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nella regione; infine, sequestrare beni mobili ed immobili (complesso turistico e terreni) per un valore di oltre 2 milioni e mezzo di euro.
LE INDAGINI DEI CARABINIERI
L’applicazione delle misure, si fonda, inoltre, sulle convergenti indagini dell’Arma dei Carabinieri (Ros, reparto operativo dell’Aquila e compagnia di Avezzano) che, anche attraverso una penetrante ed incisiva attività di controllo del territorio e successivi mirati accertamenti avviati nel giugno 2009 sugli assetti societari di alcune imprese marsicane attive nel settore dello smaltimento dei rifiuti, hanno consentito di individuare una quota (sottoposta a confisca) di proprietà di Achille Ricci, pari al 15,5 per cento dell’intero capitale, della Marsica Plastica srl.
Questa società, cointeressata appunto in investimenti milionari nel settore del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti nella Valle Peligna, aveva tra l’altro stabilito la propria sede legale nella zona industriale di Carsoli.
LA NORMA SUL SEQUESTRO DEI BENI
È stato dunque riconosciuto dal Tribunale il principio che la legge 94/2009 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) ha introdotto in capo al procuratore distrettuale della Repubblica il potere di proporre l’avvio del procedimento di prevenzione anche a soli fini dell’applicazione di provvedimenti di sequestro e confisca a prescindere dall’applicazione di provvedimenti di prevenzione personali basati sulla pericolosità sociale del soggetto proposto.
“La previsione normativa, tesa a rafforzare il dispositivo di contrasto alla criminalità organizzata sul terreno economico che, di fatto, ne continua a consentire la sopravvivenza, sancisce la possibilità di applicazione disgiunta delle misure patrimoniali rispetto a quelle personali e, in pratica, l’autonomia dei beni aggredibili – ha spiegato il procuratore capo, Alfredo Rossini, -, ciò consente a forze dell’ordine e inquirenti di perseguire investimenti spregiudicati effettuati utilizzando imprese locali che fungono, in ultima analisi, da riciclatori di denaro sospetto”.
ROSSINI: ”NON CI FERMEREMO”
“In relazione al tesoro occulto di Ciancimino – ha detto ancora Rossini – il nostro lavoro non si ferma certo qui, stiamo ancora operando a tutto campo per scoprire altri elementi. Non ci fermeremo affatto. Alcune nostre cose sono utili alla procura distrettuale antimafia di Palermo”.
Dall’incontro è emerso che ulteriori misure di prevenzione patrimoniale, proposte dalla Procura della repubblica dell’Aquila nei confronti di altri imprenditori abruzzesi, non sono state accolte dal Tribunale del capoluogo che pure ha riconosciuto, in un caso, “rapporti societari e partecipativi con una pluralità di soggetti che non si può negare vengano toccati da sospetti in ordine alla legalità delle loro operazioni”.
I beni confiscati, transitando nel patrimonio dello Stato, saranno gestiti dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, per finalità istituzionali e sociali potendo tali beni essere reinseriti nell’economia legale, anche e soprattutto a favore delle categorie più deboli e delle vittime.






