PESCARA – Si chiama Antonio Gentile, ed è uno scrittore esordiente di Pescara. Anche se il suo vero lavoro è fare l’ingegnere, la sua dote è stata notata in tutta Italia, vincendo il primo InediTo del Salone del libro di Torino, e Mondolibro, a Ostia.
La sua opera era già acquistabile online, infatti, I cavalli delle giostre, era stato autopubblicato sul sito di Amazon, scaricabile al prezzo di 99 centesimi di euro, come ebook.
Ma la storia di Lorenzo e Letizia ha colpito l’eccellente giuria di Torino, e presto un’importante casa editrice la farà sua e la pubblicherà.
Ma il mondo dell’editoria non è sempre tutto oro come sembra, perché “è pieno di editori che per pubblicare chiedono soldi in cambio”. E anche se la logica può essere “comprensibile”, Antonio ha scelto di non cedere, e solo credendoci fino in fondo è riuscito a vincere.
Di cosa parla il suo romanzo?
Si tratta di un romanzo psicologico, ci sono quattro protagonisti principali. Inizialmente l’attenzione è focalizzata su due fratelli, Lorenzo e Letizia, che sin dall’infanzia vivono alcuni traumi adolescenziali, che li portano a sognare, rifugiandosi in un mondo immaginario. L’immagine iniziale del libro e il titolo sui cavalli delle giostre, viene dalla loro continua voglia di giocare, da piccoli, in una giostra abbandonata con questi cavalli su cui loro sognavano una via di fuga dai problemi familiari. Un padre lascia la madre e lei, poco dopo, muore. Lorenzo si rifugia nella la musica, ha problemi di dislessia pensa che attraverso il suono del pianoforte possa realizzare il sogno della donna. Letizia è un po’ particolare, trova la sua ragione di vita nella pittura, nell’iconografia, nella convinzione che riuscendo a provare a farsi fare un’immagine perfetta di se stessa possa guarire.
E poi?
Quando crescono le loro vite si incrociano con altri due personaggi, che diventeranno molto importanti. Ma non voglio andare oltre, dico solo che i loro incontri gli salveranno la vita.
Qual è il senso di tutto il romanzo?
Non siamo nulla se non ci prendiamo cura di nessuno.
Quanto c’è di lei in questo libro?
Razionalmente di autobiografico non c’è nulla. Quello che volevo trasmettere, ma che non è mai esplicitato, è che noi esistiamo e ci realizziamo nel prenderci cura di “altri”. E lo trasmetto non solo narrando i fatti, ma parlando di emozioni.
Perché un ingegnere sceglie di scrivere un libro “emozionale”?
Avevo bisogno di staccare dal mondo arido dei numeri e delle cose pratiche. Mi piace legare con le altre persone e tendo sempre a psicologizzare tutto. Amo immedesimarmi negli altri, agire e immaginare le cose.
I cavalli delle giostre è arrivato al primo posto della XII edizione del concorso InediTO, uno dei premi Salone del libro di Torino.
È stato un motivo di grande orgoglio. Ho mandato le copie durante la prima fase della selezione, poi sono passato al secondo step, dove una giuria ha selezionato, tra sei opere, la mia. Tra loro c’erano agenzie letteraria di Torino, con nomi competenti. Adesso sarà pubblicato, entro sei mesi si dovrebbe trovare in libreria.
Ha vinto altri premi?
La XV edizione del premio Letterario Internazionale Mondolibro, a Ostia e sempre per la narrativa inedita.
Ma il suo libro era già stato pubblicato, dove? Come?
È autopubblicato su Amazon, al prezzo irrisorio di 99 centesimi di euro.
Come mai un uomo di 35 anni, affermato nel suo lavoro, decide di pubblicare un libro?
L’opera è nata quasi per gioco, ho sempre avuto l’idea di farlo, ma come si dice, a 40 anni o scrivi un libro o lasci la moglie. Io amo mia moglie e quindi ho scritto il libro. Ma nella mia vita ho sempre realizzato cose creative.
Anche il ruolo di sua moglie è stato importante.
Lei ha fatto una revisione sintattico grammaticale, leggeva ogni capitolo che scrivevo e mi dava i suoi consigli e giudizi da lettrice.
Qual è l’esperienza da scrittore esordiente nel mondo della narrativa della nostra regione?
All’inizio ho inviato il manoscritto a editori grandi e piccoli. Un paio di case editrici locali mi avevano chiesto anche 4000 euro per la pubblicazione. E ho rifiutato. Non è un’esperienza bellissima.
Secondo lei qual è il problema dell’editoria?
È che siamo tantissimi scrittori, pochi lettori e tante case editrici. I grandi hanno gli agenti letterari, le piccole per sopravvivere devono chiedere soldi, non possono rischiare. Il panorama non è messo bene perché è tutta un po’ l’organizzazione della cultura italiana a essere messa molto male.



