L’AQUILA – La bocciatura del Ministero delle Infrastrutture di alcuni commi della legge urbanistica approvata il 16 luglio, in quanto in odore di incostituzionalità, ha costretto il centrodestra del presidente Marco Marsilio, di Fdi, ad una poco edificante retromarcia, impegnandosi a riscrivere la norma.
Ma la bomba è esplosa nell’opposizione del centrosinistra, nonostante consiglieri regionali del Pd, come Antonio Blasioli, si erano detti contrari con molto vigore alla norma, contestandone merito e metodo.
E ad innescarla la bomba è stato un esterno, l’ex consigliere regionale e ora segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, che ha denunciato come l’emendamento incriminato, come si dedurrebbe da quello che è stato detto in aula, è stato consegnato dalla consigliera del Movimento 5 stelle Erika Alessandrini.
Un emendamento che prevede che i cambi di destinazione d’uso non costituiscono variante urbanistica e, di conseguenza, non devono più passare attraverso il voto dei Consigli comunali. Emendamento scritto a mano senza nemmeno essere stato discusso ed illustrato in aula.
Acerbo non usa mezze parole: “Si tratta di una vera porcata a favore della speculazione edilizia ed evidentemente gli autori di questa riscrittura della normativa ne sono pienamente coscienti. Se proponi e approvi qualcosa che ritieni giusto di solito lo rivendichi con comunicati e conferenze stampa. Invece regna il silenzio, purtroppo anche da parte delle opposizioni che non hanno nemmeno protestato in Consiglio di fronte a emendamenti fuorisacco”.
Acerbo invita poi a riguardare la registrazione del Consiglio regionale del 16 luglio: il presidente Lorenzo Sospiri pone in votazione l’emendamento 49 e si rivolge alla consigliera Erika Alessandrini dicendole che non lo trova tra quelli distribuiti ai consiglieri, e questo deduce Acerbo, “perché glielo ha consegnato lei”. Sospiri poi chiede alla consigliera di spiegarlo ai colleghi dell’opposizione, “ma la consigliera pentastellata non interviene. Nessuno illustra il testo. Nessuno interviene contro. Il Consiglio regionale approva”.
Commenta ancora Acerbo: “Se l’emendamento è stato consegnato al presidente Sospiri dalla consigliera Alessandrini è lecito pensare che lo ha scritto lei. E sarebbe il caso che l’interessata chiarisca. Francamente sono sconcertato. Mi dispiace scriverlo, ma quanto accaduto in Consiglio getta un’ombra non solo sulla maggioranza di destra che notoriamente è abituata a approvare norme su dettatura dell’Ance e anche di singoli costruttori”.
E rivela: “Il presidente Sospiri, da me contattato, mi ha scritto che ha ricevuto l’emendamento, lo ha firmato lui con altri dell’ufficio di presidenza. Evidentemente deve esserci stato un accordo trasversale sul tema”.
Dopo aver visto il video, Acerbo ha quindi contattato Erika Alessandrini. “Mi ha scritto di aver votato contro. Ma allora perché non è intervenuta per spiegare le ragioni della contrarietà? Erika è ingegnere, lavora nel settore e di sicuro conosce bene la materia. Forse non è così per il resto dell’opposizione ma non si capisce come mai nessun consigliere abbia protestato in aula prima del voto a scatola chiusa visto che non era disponibile il testo. Forse erano imbarazzati per l’inciucio? In altri tempi ci sarebbero state le barricate. Lo dico da ex-consigliere regionale. Va detto che il consigliere Antonio Blasioli nei giorni successivi al Consiglio ha scritto meritoriamente al Collegio delle Garanzie statutarie lamentando la procedura scorretta”.
Insinua poi Acerbo sulla finalità della norma, ora bocciata: “Faccio degli esempi relativi alla città di Pescara: non è che ci sono di mezzo complessi edilizi come l’ex-istituto di suore a Via del Santuario acquistati da operatori economici che ora potranno trasformarli in residenziali? Sulla riviera sud strutture alberghiere potranno diventare residenziali. Mi domando se il sindaco Masci sia stato consultato su questa operazione che avrà un impatto devastante sulla città di Pescara. Non mi dilungo ulteriormente ma le norme approvate avranno un impatto negativo su tutto il territorio regionale (per fare un esempio: trasformazione di aree industriali in commerciale o residenziale). Trovo incredibile che si modifichi la normativa edilizia regionale alla chetichella senza neanche spiegarne le ragioni in Consiglio Regionale e senza dibattito nella società regionale”.
A dirsi “scandalizzato” da quanto avvenuto anche l’ex vicepresidente del Consiglio regionale ed ex M5s Domenico Pettinari, ora consigliere comunale civico di Pescara.
“Una cosa appare sempre più evidente: centrodestra e centrosinistra, troppo spesso, finiscono per essere le due facce della stessa medaglia. Sui temi più delicati e controversi accade frequentemente che le contrapposizioni di facciata lascino spazio, dietro le quinte, a convergenze che consentono di far passare norme impopolari nel massimo silenzio”.
Se poi, “dalle cronache giornalistiche apprendiamo addirittura che l’emendamento sarebbe stato materialmente consegnato in aula da un esponente della stessa minoranza”, si tratterebbe di “un fatto politicamente gravissimo, che merita spiegazioni chiare ai cittadini”.
E ricorda Pettinari: “ho vissuto per anni il Consiglio regionale abruzzese, opponendomi prima al governo di centrosinistra guidato da Luciano D’Alfonso e successivamente alla maggioranza di centrodestra guidata da Marco Marsilio. Posso testimoniare che, in più di un’occasione, ho assistito a operazioni trasversali nelle quali maggioranza e opposizione trovavano punti di convergenza su provvedimenti scomodi. Il meccanismo era spesso lo stesso: dietro le quinte si raggiungeva un’intesa politica; in aula l’opposizione si limitava a esprimere un voto contrario, utile soltanto a salvare le apparenze, evitando però qualsiasi forma di ostruzionismo capace di rallentare o bloccare il provvedimento. Così la maggioranza otteneva rapidamente l’approvazione della norma e l’opposizione poteva comunque rivendicare formalmente di aver votato contro”.
La bocciatura della norma è arrivata dal Ministero con una perentoria nota pervenuta il 28 luglio alla Direzione Affari Legislativi del Consiglio Regionale, il Ministero delle Infrastrutture ha chiesto al Presidente Marco Marsilio di sopprimere i commi della legge approvata il 16 luglio, che prevedono modifiche alla legge urbanistica in materia di cambi di destinazione d’uso.
Motivo della perentoria richiesta è che attentano ai principi costituzionali e poiché finiscono per scippare la materia della pianificazione urbanistica ai Comuni.
Come spiegato da Blasioli, “il Ministero chiede di valutare la soppressione di due norme della legge, al comma 2 dell’’articolo 32, che apporta modifiche alla legge 58 del dicembre 2023, al fine di prevedere la compatibilità o complementarità reciproca tra le destinazioni residenziali e le strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere, a prescindere dalla ricorrenza o meno delle caratteristiche della civile abitazione. Al riguardo, il governo osserva che “si rileva che la soppressione del predetto inciso potrebbe comportare l’effetto di consentire il mutamento di destinazione d’uso di un immobile verso una categoria funzionale nella quale rientrano immobili con caratteristiche anche molto diverse rispetto all’immobile oggetto di mutamento. Quanto sopra, peraltro, in assenza di verifica di conformità rispetto alle destinazioni di zona previste dagli strumenti urbanistici comunali”.
Si chiede poi di sopprimere un secondo passaggio del comma 1 dell’articolo 32, che introduce , al fine di prevedere che la compatibilità e complementarità della destinazione d’uso commerciale di media distribuzione è consentita in deroga a quanto previsto della legge regionale n. 23 del 2018″
Nella nota si segnala infatti “come criticità che da un lato, viene introdotta una deroga alla programmazione commerciale e alla normativa regionale vigente in materia di governo del territorio con riferimento agli immobili aventi destinazione d’uso commerciale di media distribuzione”, mentre dall’altro lato, “il mutamento di destinazione d’uso verso la destinazione d’uso commerciale di media distribuzione non costituirebbe variante urbanistica e, pertanto, non sarebbe soggetto a verifica di conformità rispetto alle destinazioni di zona previste dagli strumenti urbanistici comunali vigenti, comunque denominati. Si rileva, pertanto, il rischio che possano prodursi trasformazioni urbanistiche rilevanti dell’area interessata dal mutamento di destinazione d’uso in assenza di apposita variante urbanistica”.






