L’AQUILA – “Il maxi emendamento sul terremoto del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca di fatto ammazza 500 contratti di lavoro”.
Lo afferma, in una nota, il “Coordinamento spontaneo di co.co.co. impegnati nella ricostruzione”.
“Con la volontà e l’unità di tutti – continua la nota – c’è ancora la possibilità, prima della fine dello stato di emergenza, di avviare un serio processo di stabilizzazione del personale occupato direttamente al processo della ricostruzione, come per esempio quello che è stato fatto in favore del comune dell’Aquila con l’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri numero 4013”.
Il coordinamento annuncia anche “il rischio di cause che sarebbero già pronte da parte dei lavoratori verso gli enti nel rivendicare giustamente un più adatto inquadramento contrattuale”
“Infine – conclude la nota – siamo costretti a notare che alcuni personaggi politici locali e alcuni parlamentari, che in passato si sono distinti con giuste lotte occupazionali, oggi risultano silenti come per compiacere cugini o amici che albergano nei palazzi potenti della capitale”.
LA NOTA DEL COORDINAMENTO CO.CO.CO.
Il giorno 16 luglio 2012 dovrebbe partire l’iter legislativo che presumibilmente porterà all’approvazione del maxi emendamento, dal titolo Capo X-bis “Misure urgenti per la chiusura dell’emergenza determinatasi nella Regione Abruzzo a seguito del sisma del 6 aprile 2009, nonché per la ricostruzione, lo sviluppo e il rilancio dei territori interessati”, collegato al decreto Sviluppo già in esame in parlamento.
A margine di tale provvedimento i sottoscritti, nell’esprimere molte riserve e forti dubbi sulla sua efficacia, in special modo nell’ambito del processo di ricostruzione per i comuni facenti parte del cratere sismico e più precisamente sull’argomento relativo all’indennizzo per le abitazioni diverse da quelle principali, manifestano altresì una fortissima preoccupazione circa la situazione occupazionale attuale dei 500 o poco più lavoratori precari occupati nella ricostruzione, ormai da diverso tempo, nei vari enti comunali, provinciali, regionali e commissariali. Si richiede un ulteriore sforzo a tutti gli attori sociali in gioco (stakeholder) per scongiurare che la quasi totalità dei circa 500 contratti suddetti al 31.12.2012 cessino definitivamente.
Cosa che purtroppo accadrà qualora non sarà stralciato interamente l’articolo 67 ter (gestione ordinaria della ricostruzione) del suddetto emendamento che con la sua attuazione ammazza di fatto circa 500 contratti abruzzesi.
Per cui nel giudicare inammissibile la procedura che rientra nel citato art. 67 ter si fa presente che con la volontà e l’unità di tutti c’è ancora la possibilità, prima della fine dello stato di emergenza, di avviare un serio processo di stabilizzazione del personale occupato direttamente al processo della ricostruzione (come per esempio quello che è stato fatto in favore del comune dell’Aquila nell’Opcm N° 4013 all’art. 11 comma 1), che tiene conto dei seguenti aspetti evidenziati anche dal ministro per la coesione territoriale Barca.
Razionalizzazione della spesa in direzione della spendig rewiew: di fatto cessando il contratto con la filiera (Fintecna-Reluis-Cineas) e rimodulando le spese correnti pro-capite (per dipendente) non si superano i 13 milioni di euro (senza operare alcun taglio di personale).
Si fa presente che il ministro Barca (prevedendo un taglio del 30% del personale) nell’emendamento ne considera 13,8 per la presenza di due super coordinatori che dovrebbero guadagnare 200 mila euro l’uno annui (alla faccia della spendig review).
Lo scongiurare il rischio di cause che sarebbero già pronte da parte dei lavoratori verso gli enti nel rivendicare giustamente un più adatto inquadramento contrattuale: i sindaci, specialmente quelli dei piccoli comuni, verrebbero trascinati in un vortice pericolosissimo quando invece dovrebbero preoccuparsi principalmente dei Piani di ricostruzione.
Ricordare che la qualità della ricostruzione dipenderà anche dalla conoscenza approfondita del territorio: per questo motivo solo chi ha lavorato con impegno fino ad ora potrà assicurarla.
Purtroppo negli ultimi giorni stiamo constatando che ci si sta preoccupando troppo di chiudere a breve lo stato di emergenza con il rischio che per questo la città paghi un prezzo occupazionale altissimo.
Infine siamo costretti a notare che alcuni personaggi politici locali e alcuni parlamentari, che in passato si sono distinti con giuste lotte occupazionali, oggi risultano silenti come per compiacere cugini o amici che albergano nei palazzi potenti della capitale.



