L’AQUILA – Un filo rosso che lega la città dell’Aquila con Amatrice, la memoria e l’appartenenza di due terre unite dallo stesso triste destino: è il circolo ideale che si compie nella selezione di 14 opere di arte sacra, pezzi della collezione ex Carispaq, esposte da ieri nelle sale dell’Auditorium Sericchi all’Aquila.

La prima opera che si incontra, in questo percorso allestito con cura, è un bozzetto, uno studio preparatorio realizzato da Teofilo Patini: tutto ciò che rimane della grande pala d’altare raffigurante San Carlo Borromeo tra gli appestati, che si trovava nella cattedrale cittadina dei santi Massimo e Giorgio, e che è andata completamente distrutta con il terremoto del 6 aprile 2009.

Svaniti anche i frammenti lasciati purtroppo in balia delle intemperie, privo com’è il Duomo dal sisma di una adeguata copertura: memoria superstite, dunque, il piccolo quadro di Patini, unica testimonianza e simbolo di forte appartenenza, tema centrale dell’intera esposizione.

Tutte le opere selezionate provengono dalla collezione d’arte ex Carispaq, un patrimonio di grande valore ora di proprietà della Bper, che ne è entrata in possesso con l’acquisizione del gruppo bancario Carispaq ma sul quale “c’è un accordo di comodato d’uso gratuito, tra la Bper e la Fondazione Carispaq, che ci consente di mettere in atto iniziative come questa mostra – ha affermato Marco Fanfani presidente della Fondazione Carispaq – e sul quale ci sono trattative in corso, per un possibile riacquisto. Si tratta di cifre importanti, opere che sono state inserite a bilancio e stimate secondo le quotazioni di mercato e su cui, in ogni caso vantiamo almeno un qualche diritto di prelazione”.

Una collezione costruita e arricchita da Carispaq nel corso degli anni e che è strettamente legata al territorio, circa 130 opere di artisti come Saturnino Gatti, Cola dell’Amatrice, Teofilo Patini, appunto, Vincenzo Damini e Mattia Preti, e il maestro dei Polittici Crivelleschi, solo per citarne alcuni.

“L’idea di questa mostra – ha ricordato Fanfani – è nata con l’istituzione dell’Anno Giubilare, appena concluso. Nella nostra posizione di città dell’Aquila con la Porta Santa, con la Perdonanza Celestiniana, è sembrato opportuno pensare di valorizzare questo patrimonio culturale ed artistico rappresentato dai maestri dell’arte sacra abruzzese”.

Della collezione Carispaq, però non è mai stato completato un vero e proprio catalogo che raccogliesse tutte le opere d’arte che ne fanno parte: “La possibile riacquisizione del patrimonio potrebbe essere occasione per portare a termine questo lavoro di catalogazione, magari in tempo per la riconsegna della sede storica della Fondazione Carispaq, nel Palazzo del Combattente, all’inizio di Corso Vittorio Emanuele all’Aquila, prevista tra un anno”, è l’auspicio del presidente Fanfani.

La mostra, curata dalla giornalista e storica dell’arte Angela Ciano in collaborazione con Michele Maccherini, docente di Storia dell’arte moderna all’Università degli studi dell’Aquila, e con Maddalena Piccari, è appunto un ideale cerchio tra memoria storica e appartenenza al territorio, attraverso l’arte sacra e l’influenza che in essa hanno avuto le diverse vicissitudini della città dell’Aquila, dalle origini alla colonizzazione del Regno di Napoli, alla “sensibilità delle famiglie nobili che commissionavano i lavori ai vari artisti, in un gioco di fede e arte e devozione”, ha spiegato Maccherini.

L’opera che chiude il percorso è il polittico Madonna con Bambino, il Cristo in pietà e i Santi, del Maestro dei polittici crivelleschi, lo stesso che è raffigurato nello sfondo del bozzetto di Teofilo Patini, portato in processione dietro San Carlo Borromeo. 

Tra le due estremità, quadri di Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, autore della facciata della Basilica di San Bernardino recentemente restaurata e tornata all’antico splendore, e “filo conduttore immaginario di questo parallelo tra i destini di due terre martoriate dal terremoto, L’Aquila e Amatrice” ha spiegato Angela Ciano, oltre a opere di Francesco Solimena e Vincenzo Damini e l’unica scultura presente, un busto del ‘500 di Madonna in terracotta policroma dorata dell’artista Giovanni Antonio da Lucoli. 

La mostra sarà aperta ai visitatori dall’8 dicembre al 5 febbraio 2017 e visitabile dalle 15 alle 18, nei giorni feriali e dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:30 nei giorni festivi.