TERAMO – Scritte pecorecce sui muri, finestre rotte e porte sfondate, sanitari divelti. Sporcizia e abbandono. Una scritta che suona come ironica, “un grande salto nella vita!”, su un manifesto oramai ingiallito.
Benvenuti nella Foresteria del passo delle Capannelle, una delle ex case cantoniere, che una decina di anni fa con grande risonanza mediatica furono ristrutturate dal Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, con presidente Walter Mazzitti.
Case cantoniere dell’Anas oramai inutilizzate, lungo la strada statale 80 che fino a prima dell’apertura del traforo del Gran Sasso, costituiva l’unica via di collegamento tra L’Aquila e il versante teramano.
Ridenominata poi da Mazzitti Strada maestra, uno dei distretti in cui il Parco fu suddiviso, e che da Montorio al Vomano nel teramano, arriva ad Arischia nell’aquilano passando per il lago di Campotosto, tra i paesaggi mozzafiato dell’area protetta.
Le foresterie, assieme ai centri visita e ai piccoli musei, alle aree pic-nic attrezzate, dovevano rappresentare l’infrastruttura di un nuovo percorso turistico, “con il brand unico e vincente del Parco”, fu assicurato.
Di quel sogno restano solo ruderi. E tanti soldi sprecati.
Delle foresterie inaugurate nel 2005 funziona e bene solo la Locanda del Cervo, nei pressi di Crognaleto, nel tratto teramano della Strada maestra. Gestita da una cooperativa, ospita molti turisti stranieri e richiama avventori domenicali, disposti a svalicare le montagne per assaporare le carni genuine servite nella trattoria.
Le altre case cantoniere invece hanno aperto i battenti solo per poco tempo. Poi complici i tagli dei trasferimenti statali al Parco, è mancato loro ossigeno. Segno però che l’investimento di soldi pubblici era stato azzardato, visto che tali strutture non si sono dimostrate capaci di andare avanti con le loro gambe.
La prima foresteria, Venaquila, lungo la Strada maestra che si incontra arrivando da Montorio è la plastica rappresentazione di questo fallimento.
Anch’essa dotata di area pic nic, con gli immancabili cartelli informativi. La scritta che sovrasta portoni serrati e arrugginiti che pian piano si cancella. Dall’altro lato della strada, da dietro un cancello inchiavardato e arrugginito, si può ammirare una palestra d’arrampicata, collocata a coprire un vecchio rudere industriale. Ora quella palestra fa da pendant al rudere, nella sua superba inutilità.
Poco più su si incontra la seconda ex casa cantoniera, Paladini, che è stata foresteria e punto informativo per breve tempo, ora è adibita a struttura di servizio del Corpo forestale dello Stato, ed almeno si è salvata dal degrado. Poi come detto la Locanda del Cervo, e la foresteria delle Capannelle.
Proseguendo dopo il lago di Campotosto, direzione Arischia, un analogo quadretto di desolazione. Si incontra infatti un altra ex casa cantoniera, che doveva rappresentare un pit stop dove offrire una prima accoglienza ai turisti e indirizzarli alla scoperta delle meraviglie del Parco. Finito il cantiere, e tagliato in pompa magna il nastro nella cerimonia di inaugurazione, non ha mai aperto i battenti.




