AVEZZANO – Scongiurare il rischio di delocalizzazione in Polonia.
Questo l’impegno del vice presidente della Giunta regionale d’Abruzzo con delega alle Attività produttive, Giovanni Lolli, in vista del tavolo nazionale del 4 luglio prossimo con i vertici dell’azienda Vesuvius, il cui stabilimento di Avezzano (L’Aquila) ha da poco ripreso la produzione dopo che i circa 100 lavoratori avevano bloccato tutto, in segno di protesta.
L’azienda si occupa della produzione di dispositivi di precisione meccanico/refrattari, impiegati nel controllo del flusso dell’acciaio fuso.
“Si tratta di un’azienda – spiega Lolli ad AbruzzoWeb – che è cresciuta perché produce pezzi non standard, che si consumano continuamente e che quindi vanno continuamente riadattati. Questo, insieme alla possibilità di servire la clientela in modo dinamico, ha fatto grande la Vesuvius”.
In Polonia, ovviamente, i costi per l’azienda nelle mani degli inglesi della Steel Flow Control, verrebbero ridotti e anche di molto rispetto all’Italia, problema questo che riguarda l’intero tessuto industriale del Paese, ecco perché la Regione Abruzzo, per evitare il disastro, ha puntato ad alcuni strumenti finanziari particolari per invogliare la proprietà a restare nel sito marsicano.
La proprietà, nel frattempo, sta acquisendo un pezzo dell’Ilva di Taranto ed è anche per questo che per altri pezzi, tra cui quello avezzanese ma anche sardo, sta pensando alle opportunità in Polonia.
Va ricordato che la produzione della Vesuvius parla sostanzialmente italiano, visto che è destinata per l’80% del mercato nazionale che copre il 65% delle acciaierie italiane, mentre il restante 20% è destinato al mercato delle acciaierie del bacino mediterraneo.



