L’AQUILA – Cresce il numero di disoccupati in Abruzzo, che a settembre si attestano attorno ai 45 mila, 4 mila in più rispetto allo stesso mese del 2009. Segnali preoccupanti soprattutto per l’occupazione femminile, per cui il tasso di inattività è pari al 50 per cento.

A lanciare il grido d’allarme è il Cresa (Centro regionale di studi e ricerche economico sociali) che traccia un profilo preoccupante. Sebbene rispetto al giugno il calo dei livelli di disoccupazione è stato del 10 per cento, su base annua (ovvero rispetto al settembre del 2209) l’incremento è stato del 9 per cento.

Da un’analisi comparata, il Cresa rileva che il tasso di disoccupazione, che a settembre è stato dell’8,4 per cento, ha eguagliato quello dell’Italia ed è stato addirittura inferiore a quello dell’Ue (9,6 per cento) e della’Area Euro (10 per cento).

Ma questa comparazione sulla disoccupazione, che sembrerebbe collocare la regione in posizioni relativamente migliori, secondo il Cresa non deve fare da velo rispetto a vincoli strutturali che negli ultimi mesi si stanno acutizzando: il tasso di inattività e la situazione occupazionale delle donne e quella dei giovani (tra i 15 e i 24 anni).

Il tasso di inattività è, a settembre 2010, spiega il Cresa, del 39,4 per cento, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto a quello del terzo trimestre 2009 (la media europea è dieci punti più bassa). Tra le donne l’inattività arriva al 50 per cento con uno scarto rispetto alla media Ue a 27 paesi di 15 punti percentuali.

Dall’analisi del Cresa emerge che nel 2007, prima della crisi, l’Abruzzo mostrava un tasso di occupazione di 8 punti percentuali inferiore alla media Ue con una differenza di circa 15 punti percentuali per le donne e di oltre 14 punti nei giovani compresi tra i 15 e i 24 anni.

“L’Abruzzo, sotto questo profilo -spiega il Cresa – è in posizione leggermente migliore rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno ma ciò non toglie che è nel confronto internazionale il vero nodo. Anche nel momento in cui, passato l’annus horribilis del 2009, i livelli produttivi sono migliorati e dagli ordinativi industriali si può trarre qualche nota di incoraggiamento per il futuro, queste disparità conservano tutta la loro importanza.”

“Considerati i vincoli di finanza pubblica – conclude – ciò rende stringente la necessità di inserire nell’attualità del dibattito pubblico i temi dell’istruzione, in particolare della sua qualità, della formazione e delle competenze (delle forze di lavoro e di quelle imprenditoriali) come strumenti strategici per avviare un riavvicinamento agli standard dei nostri principali competitori europei”.