L’AQUILA – Scorci della città dell’Aquila realizzati con china e macchie di acquerello. Questa la tecnica prediletta che permette al disegnatore aquilano Mimmo Emanuele di “ritrarre la forza della speranza” per L’Aquila, che in questo periodo natalizio risuona ancora di più.
Sessantatreenne originario di Ofena (L’Aquila) si dedica al disegno da 40 anni, dal 1973.
“Ho fatto tantissimi disegni, ma ho cominciato a dedicarmi al capoluogo abruzzese solo dal post-terremoto del 6 aprile 2009. Le mie opere significative sono quelle che ho realizzato nel 2012 e nel 2013. In questi anni ho realizzato due calendari dai titoli ‘Tra memoria e realtà’ e ‘Una finestra sulla città’ in cui ho rappresentato L’Aquila vista dalle sue bifore”, spiega ad AbruzzoWeb.
“Lo scorcio che preferisco è quello che ho ‘rubato’ dalla bifora sopra all’ex negozio di Manzi abbigliamento a piazza Duomo”, risponde alla domanda su quale scelga come sua opera-simbolo.
Disegni, i suoi, molto suggestivi e evocativi eseguiti con una tecnica mista, “china nera o blu e macchie di colori ad acquerello slavato che permettono di dare colore e luminosità senza però coprire il disegno che c’è sotto” precisa l’artista.
“Questa tecnica di colore molto delicata mi permette di evocare forti stati emozionali che spesso abbracciano i ricordi grazie alla non uniformità del colore – aggiunge – Con gli acquerelli che sono così trasparenti vorrei poter comunicare che la nostra città ha una speranza”.
Pennellate di colore che servono ad alleggerire il grigiore della città dolente, ferita dal terribile sisma di oltre quattro anni fa.
“Per il 2014 non ho preparato nessun calendario perché mi sono concentrato su un’idea molto più originale per il 2015. Mi sono preso un anno per progettare un calendario nuovo sulle bellezze del Gran Sasso e sulle sue fioriture”, annuncia poi.
Mimmo in tutti questi anni in cui si è diviso tra lavoro alla Regione e arte ha fatto strada facendo mostre in Italia, in Vaticano “con piatti decorati in ceramica dedicati a papa Giovanni Paolo II in occasione dell’ intitolazione della cima sul Gran Sasso a Karol Wojtyla”; esposizioni anche all’estero, come quella in Francia, a Verdelais, vicino Bordeaux, in cui è stato mostrato un lavoro sulle tavole di Celestino V.
“Dallo studio esposto in Francia è emerso che il pensiero di Celestino V fosse radicato non solo all’ Aquila. Infatti, lo studio toccava proprio il percorso di vita del papa abruzzese del perdono e soprattutto il forte legame con la città e con la Basilica di Santa Maria di Collemaggio legata all’apertura della porta Santa”, puntualizza Emanuele.
“Ho disegnato papi, presidenti della Repubblica, politici abruzzesi, volti, donne anziane, paesaggi e sensazioni. Lo scorso giugno invece ho realizzato un disegno per Marco Simoncelli che ho consegnato direttamente ai suoi genitori che sono venuti all’Aquila per l’inaugurazione del piazzale dedicato a loro figlio alla Villetta a Fonte Cerreto. Ricordo che quel giorno è stato bellissimo e molto emozionante. Il giovane pilota è stato salutato dal rombo dei 5-6 mila motociclisti intervenuti!”.
“Ho disegnato di tutto e in ogni mio disegno ci verso un po’ di me – prosegue poi – A me piace chiamarli spot di vita vissuta, flashback, io metto tanto di mio in quello che disegno. Quei dipinti sono l’espressione massima di quello che io vedo, riproposto in chiave artistica”.
Mimmo Emanuele è un artista nel profondo, assapora l’essenza dell’arte in un connubio vincente, arte visiva abbinata alla poesia: “Una mostra che feci che esplica perfettamente questa accoppiata è ‘voci nel silenzio’. Ogni disegno era affiancato da un verso della poetessa americana Emily Dickinson”.
Versi di un’americana che celano tanta riservatezza, nostalgia e malinconia in cui l’artista aquilano si è “sempre ritrovato”.
“Io sono un uomo molto riservato e questa mia riservatezza e riflessività la metto nelle mie opere. In ogni disegno si scorge una vena malinconica, ma nonostante questa impostazione di fondo, cerco sempre di lasciare un barlume di speranza a chi osserva, che spesso tende a svanire, allora io cerco di risollevarla”.
Il signor Mimmo vuota il suo essere introverso e sensibile sulla carta.
“Sono una persona un po’ introversa, sensibile, disponibile, affettuosa, generosa e che crede molto nell’amicizia – così si descrive – Cerco, attraverso i miei quadri, di avvicinarmi agli altri più di quanto il mio carattere mi consenta!”, confessa poi Mimmo schiudendosi un poco.
Un aquilano come tutti che, però, soffre della mancanza della sua città, urlandolo silenziosamente attraverso il suo impegno artistico.
“Mi mancano il centro, il movimento delle persone il loro vociare, le luci dei negozi – continua – Quando ogni giorno uscivo dal lavoro avevo sempre in tasca un taccuino e degli acquerelli, mi andavo a nascondere in qualche posticino sperduto e mi mettevo a disegnare. Di questo sento la mancanza, sento il vuoto della socializzazione, mi manca la gente e la tranquillità della vita in una città vera”.
Del Natale ricorda “con gioia l’aria piena di festa e del volersi bene. Era un’atmosfera particolare in cui la famiglia si riuniva. Io dal canto mio, a mio nipote, perché non ho figli, ho cercato di trasmettere la semplicità del Natale e la bellezza dello stare insieme; il rispetto e l’onestà verso tutti, ho voluto insistere sul senso morale già insegnatogli dai suo genitori”.
“Ritengo che l’arte sia un puro dono; ciò significa donare una parte di noi stessi agli altri, anche come puro stato emozionale. Questo il mio augurio che possa ricominciare a trovare persone felici senza più l’ombra della tristezza. All’Aquila invece auguro che ce la possa fare e come dico sempre è un luogo sospeso tra colori e nuvole; le nuvole sono le criticità e i problemi, mentre i colori sono la speranza della rinascita”, conclude.






