ROMA – Sono 81 su 177 i licenziamenti annunciati da Zte, colosso cinese, Shenzhen dal fatturato di circa 133,90 miliardi di yuan, cioè circa 16,7 miliardi di euro, tra i fornitori tecnologici di reti e apparecchiature per le telecomunicazioni leader di settore.
L’annuncio nei giorni scorsi, con l’avvio delle pratiche di licenziamento in particolare a Roma, nella sede di via Laurentina, l’unica nella Capitale, nell’ambito di un più grande progetto di licenziamento che coinvolge tutta Italia. Via Laurentina vedrà però anche l’afflusso dei colleghi rimanenti, perché delle sedi attualmente presenti su tutta la penisola rimarranno solo quella di Roma, di Milano e Napoli. Chi non è stato interessato dalla procedura di licenziamento collettivo verrà smistato tra queste e per tutti, anche per i colleghi romani, sarà abolito lo smart working.
Una vecchia conoscenza anche per L’Aquila, Zte, che nel febbraio 2018 fu accolta al suon delle fanfare al Tecnopolo d’Abruzzo all’Aquila, dove la multinazionale si era insediata con un Centro di innovazione e ricerca sul 5G in una struttura, di circa 1.000 metri quadrati per lavorare sul nuovo sistema di connessione in stretta sinergia con facoltà di Ingegneria delle Telecomunicazioni dell’Università dell’Aquila, e promettendo decine di posti di lavoro altamente qualificati.
“Oggi presentiamo una svolta epocale, che cambierà il mondo delle telecomunicazioni e abbiamo scelto di partire dall’Aquila, perché crediamo nella sua rinascita e volevamo partecipare al rilancio della città. Nei prossimi anni assumeremo 50 ricercatori”, aveva detto il 5 febbraio del 2018 Hu Kun, amministratore delegato Zte Italia.
Nulla di tutto questo: a fine 2024, in silenzio, Zte ha sbaraccato ed è andata via. Fatale sarebbe stata l’evoluzione del mercato e della tecnologia informatica, che ha reso meno strategico il 5G, e il grande progetto di sperimentazione di cui L’Aquila faceva parte. Sono cambiati anche gli scenari geopolitici visto che la società è stata oggetto della guerra commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti di Donald Trump.
Ora altre dismissioni, che colpiscono in particolare il Lazio.
Scrive in una nota del sindacato Silc Cgil Roma e Lazio “Chiediamo l’immediato ritiro della procedura di licenziamento di 81 dipendenti, di cui 25 a Roma, aperta da ZTE Italia e annunciamo l’avvio immediato di tutte le azioni di mobilitazione necessarie a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti”.
“Oggi, di fronte alle tensioni geopolitiche e alla contrazione dei margini, si sceglie di far pagare il conto della concorrenza e delle incertezze di mercato alle lavoratrici e ai lavoratori del nostro territorio. Questa vertenza si inserisce in una crisi ancora più ampia che sta colpendo duramente il settore delle telecomunicazioni e dei servizi a Roma – hanno fatto sapere – Come Slc Cgil Roma e Lazio pretendiamo che un colosso da 20 miliardi di dollari di fatturato garantisca soluzioni non traumatiche e che le istituzioni e il Governo intervengano per tutelare l’occupazione della Capitale. Saremo al fianco dei lavoratori in ogni iniziativa di lotta per difendere il lavoro, le competenze e la tenuta sociale della nostra regione”.






