L’AQUILA – “Quello di oggi è stato uno sciopero con un’adesione altissima, lo hanno capito anche a Roma, da dove presto dovrebbero arrivare rinforzi”.
Elio D’Annibale, segretario provinciale aquilano del Conapo, il sindacato dei vigili del fuoco più rappresentativo, sottolinea che “l’iniziativa unitaria di incrociare le braccia ha visto solo due persone prendere lo stesso servizio, mentre tutto il resto del personale ha voluto lanciare il grido d’allarme che così non è più possibile andare avanti”.
“Forse qualcuno dimentica che qui c’è stato un terremoto – attacca D’Annibale – ancora oggi continuiamo a fare il recupero dei beni privati nelle case inagibili, le demolizioni dei fabbricati pericolanti e la rimozione delle macerie, a cui va aggiunto l’ordinario”.
“Attualmente – spiega – giornalmente nei vari turni ci sono 13-14 persone, in pratica due sole squadre, e gli aggregati pagati con i fondi dell’emergenza, quando questa sarà finita saremo totalmente scoperti: da Roma ce l’hanno fatto capire chiaramente, finché ci saranno i soldi stanziati con le ordinanze del sisma si andrà avanti, poi il dipartimento richiamerà nelle sedi di provenienza il personale distaccato nel capoluogo”.
Intanto, però, una boccata d’ossigeno dovrebbe arrivare, sollecitata dal clamore suscitato dall’astensione dal lavoro: “il nostro comandante provinciale, Vincenzo Ciani, stamattina era nella capitale per discutere di alcune cose ed è riuscito a strappare la promessa che ci manderanno una decina di vigili che si sono offerti volontari, quindi non riceveranno l’indennità di missione, si tratta in gran parte di aquilani che lavorano presso comandi di altre province”.
Ma il vero problema esploderà quando sarà terminata la fase commissariale e si tornerà alla gestione ordinaria.
“Già oggi per assicurare le attività connesse al terremoto facciamo turni straordinari da 12 ore e non ci riposiamo mai – racconta D’Annibale – immaginate quando torneremo all’organico pre-sisma e le cose da fare, invece, saranno ancora moltissime e, tra esse, tante che richiedono lucidità e attenzione ai rischi”.
“Noi non protestiamo per il gusto della polemica – conclude – ma perché non vorremmo trovarci, un giorno, a dover dire ai cittadini ‘questo non possiamo farlo’: per un vigile del fuoco è una cosa umiliante”. Pierluigi Biondi



