L’AQUILA – Potranno trasferirsi a Barete fin dalla prossima settimana gli otto studenti espulsi dalla caserma Campomizzi perché sorpresi a fumare in sala studio.

La decisione è stata presa oggi pomeriggio a seguito dell’incontro tra i ragazzi e il sindaco di Barete (L’Aquila), Leonardo Gattuso, che ha messo a disposizione degli alloggi per ospitarli dopo la decisione assunta dal direttore dell’Adsu, Luca Valente.

“Nel primo pomeriggio i ragazzi sono venuti a vedere le abitazioni disponibili – ha detto Gattuso – sono stati soddisfatti degli appartamenti e abbiamo deciso per il trasferimento per il prima possibile”.

Gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, al centro del paese, saranno pronti nei prossimi giorni. “Stiamo riattivando le utenze e in particolar modo la rete elettrica – dice il sindaco – in pochi giorni tutto sarà pronto. Entro la prossima settimana i ragazzi potranno entrare negli appartamenti”.

I ragazzi verseranno 140 euro a posto letto, la stessa prevista per gli alloggi alla Campomizzi.

In un primo momento i ragazzi sembrava potessero rientrare sempre all’interno della ex caserma,in una palazzina che attualmente ospita degli sfollati e gestita dalla Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge).

Mercoledì scorso, a poche ore dall’ingresso, la Sge ha fermato l’ingresso degli studenti: alla base del dietrofront dell’ultimo minuto, il rifiuto della Sge di sostenere i costi aggiuntivi per il mantenimento degli studenti negli alloggi.

A fronte dei 140 euro versati dai ragazzi all’Adsu per un singolo posto letto la Sge ne ha richiesti invece 617.

La soluzione è stata poi offerta dal sindaco di Barete che già nel giorno dell’inaugurazione della scuola dell’infanzia, alla presenza del presidente del Senato, Renato Schifani, aveva dimostrato la disponibilità ad ospitare gli studenti in una struttura nel suo Comune.

“I ragazzi mi hanno ringraziato ufficialmente – conclude Gattuso – Non voglio giudicare la scelta dell’Adsu. Personalmente èspero solo di aver risolto un piccolo problema, il resto non mi interessa”. (m.c.)