L’AQUILA – La protesta degli studenti del Liceo “Cotugno” dell’Aquila continua, questa volta con una serie di immagini provocatorie che li ritraggono stanchi e provati, costretti come sono da quasi un mese a frequentare le lezioni nel pomeriggio, ospiti dell’Istituto “D’Aosta£ in via Collesapone, a causa della chiusura della sede di Via Leonardo da Vinci.

Da quanto appreso, finché non saranno completati gli approfondimenti tecnici sui dati raccolti negli ultimi mesi per stabilire la vulnerailità sismica dell’edificio.

Come riportato dal quotidiano Il Centro, gli studenti hanno utilizzato una serie di fotografie scattate a scuola: teste che ciondolano sui banchi, capi reclinati nell’atto di dormire, il classico thè delle 5 preso alla lavagna, il tutto corredato da un hastag, #stanchidamorire, secondo atto dopo #sicuridamorire, che ha portato tramite i social la scuola dell’Aquila sotto gli occhi di tutta Italia.

“Abbiamo voluto usare questo hastag per rimanere in tema – spiega ad AbruzzoWeb Andrea Bernardi, rappresentante di istituto in prima linea – sono manifestazioni simboliche, vogliamo arrivare ai media e tenere viva l’attenzione”.

“Ci tengo a precisare a nome di tutti che noi a scuola vogliamo andare – aggiunge – non sono scuse accampate, però vogliamo tornare a una condizione normale visto che tutto questo è davvero ingiusto”.

Infatti, sono molti gli studenti che vivono in zone limitrofe della città e fuori la competenza Ama costretti a uscire di casa alle 11 di mattina per essere a scuola alle 14, non avendo una copertura di trasporti pubblici adeguata.

E per questo hanno dovuto rinunciare a corsi di preparazione per l’università, ripetizioni, sport, conservatorio, insomma, tutte le attività extrascolastiche tipiche di chi frequenta le scuole medie superiori. 

“Io frequento l’ultimo anno – spiega ancora – e sta diventando impossibile far coincidere gli impegni presi a settembre, alcuni miei amici avevano già pagato dei corsi di preparazione per i test universitari. Per non parlare del fatto che abbiamo una manciata di ore scarne e insufficienti la mattina da dedicare allo studio in vista della maturità”.

I professori, dal canto loro, hanno capito la delicata situazione ma è chiaro che il programma scolastico deve andare avanti come di consueto.

“Stringiamo ancora i denti – conclude – ma esigiamo adesso una risoluzione in tempi brevi, perché cominciamo a non farcela più”.

I ragazzi, appoggiati da genitori e insegnanti, lamentano l’assenza delle istiuzioni preposte, Comune e Provincia in primis, sulla questione.

La protesta è diventata virale sui social, da Facebook a Twitter e per il prossimo 10 marzo, quando saranno trascorsi un mese e un giorno dal trasferimento, è in programma anche una manifestazione cittadina, aperta e condivisa da genitori e docenti del liceo.

Ancora non sono stati decisi le modalità e il luogo.

Non solo: è previsto anche un flash-mob in classe, per tenere i riflettori accesi su una situazione che sta diventando faticosa, non solo per i ragazzi, ma anche per i genitori, costretti e spesso impossibilitati ad accompagnarli e a riprenderli la sera, alla fine delle lezioni. l.l