L’AQUILA – “Non possiamo garantire l’occupazione a tutti i nostri dipendenti. Una volta andati via gli sfollati che ospitiamo nella nostra struttura, saremo costretti a licenziare”.
È lapidario il direttore dell’hotel Federico II dell’Aquila, Lorenzo Di Nardo, dopo l’arrivo della disposizione firmata da Roberto Petullà, coordinatore della Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge), attraverso cui si intima agli inquilini delle case popolari dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) classificate “B” e “C” non ancora agibili, di lasciare l’albergo entro 48 ore per trasferirsi presso la caserma della scuola della Guardia di finanza a Coppito (L’Aquila).
“La riduzione del personale è una via obbligata – spiega Di Nardo – a breve saremo costretti a licenziare sei dei 18 dipendenti dell’albergo e poi toccherà anche agli altri. Non abbiamo turismo, non abbiamo clientela legata alla ricostruzione, le uniche entrate in grado di farci respirare sono proprio quelle degli sfollati aquilani, 35 in tutto, tra cui una disabile e un uomo sottoposto a dialisi. Finite queste, non ci sarà modo di occupare il personale”.
“Una soluzione ci sarebbe – aggiunge il direttore – visto che si potrebbe abbassare la retta giornaliera per i clienti anche a 40 euro”.
Quella del Federico II è la stessa situazione in cui si trovano molte altre strutture, costrette ad aggrapparsi alle entrate di chi ha ancora la casa inagibile per restare a galla in una città che, distrutto il patrimonio artistico e culturale, non ha ancora trovato le ricette giuste per diversificare una già debole economia.
“C’è stato chi tra gli albergatori ha dovuto annullare il cenone di Capodanno – commenta Di Nardo – che il nostro albergo ha ‘prezzato’ a 40 euro, figuriamoci se si può pensare di fare business con il turismo in questa città. L’allarme è già stato lanciato più volte, tempo fa c’è stato un incontro a Giulianova con Regione e Federalberghi e si è parlato dei Fondi per le aree sottoutilizzate (Fas), poi è calato nuovamente il silenzio”.
“Da parte degli albergatori c’è tutta la comprensione per le drastiche decisioni dovute alla crisi – conclude – ma è innegabile che L’Aquila non trova una via d’uscita quasi obbligata. La ricostruzione pesante farebbe guadagnare tutti gli operatori cittadini, ora tocca alle istituzioni capirlo”.
UGL: ”ALBERGHI NON USINO SFOLLATI COME SCUDI UMANI”
“Sfollati dagli alberghi alle strutture ricettive della Guardia di finanza: era ora”.
Lo dice il sindacato Ugl dell’Aquila in una nota.
“Nello scorso marzo l’Ugl, unico sindacato a farlo – ricorda la nota – segnalò l’anomalia di coloro che erano ancora ospitati nelle strutture alberghiere con un costo pro-capite di 73 euro al giorno e che sarebbero potuti essere ospitati nelle confortanti strutture ricettive della Guardia di finanza con una spesa giornaliera di 22 euro”.
“A distanza di quasi un anno – aggiunge l’Ugl – la nostra proposta trova accoglimento mettendo fine, tra l’altro, a uno sperpero di denaro enorme. È evidente, in ogni modo, che il danno economico derivante dal ritardo di questa decisione è immenso. Nel marzo del 2011, infatti, gli ospitati negli alberghi erano oltre 1.000 a fronte delle poche decine di oggi”.
“Appaiono inaccettabili le lamentele di quegli albergatori che minacciano oggi di licenziare i dipendenti. Prima di utilizzare i lavoratori come scudi umani – conclude il sindacato – dovrebbero ricordare questi signori che ‘fare impresa’ non vuol dire campare sull’assistenzialismo”.



