L’AQUILA – Traffico paralizzato oggi all’Aquila per la protesta dei lavoratori delle cave abruzzesi.
Decine e decine di mezzi si sono riversati sulle strade del capoluogo rallentando il traffico e creando notevoli disagi alla circolazione.
Incolonnati in un lungo serpentone, a colpi di clacson i cavatori si sono fatti sentire molto forte: questa mattina intorno alle 11 si sono ritrovati in blocco con decine e decine di mezzi nei pressi del palazzo dell’Emiciclo, fuori dagli uffici del Consiglio regionale, mandando il traffico in tilt.
I cavatori hanno praticamente occupato viale Francesco Crispi e le autovetture provenienti da via XX settembre sono state deviate verso viale Collemaggio.
La singolare e ‘rumorosa’ protesta è poi proseguita per altre vie della città.
L’associazione regionale dei cavatori ha manifestato contro la moratoria per le nuove autorizzazioni per le attività estrattive e di coltivazione delle cave introdotta con la legge di bilancio lo scorso dicembre, e in particolare contro la proposta di legge della maggioranza che vorrebbe introdurre una deroga solo per il Comune dell’Aquila. (e.m.)
LA NOTA INTEGRALE DELL’ASSOCIAZIONE CAVATORI TERAMANI
In data odierna si è svolta una imponente manifestazione di protesta dinanzi la sede del Consiglio regionale all’Aquila alla quale sono intervenuti un centinaio di automezzi provenienti da tutte le province abruzzesi per contestare il blocco totale del rilascio delle autorizzazioni per le attività estrattive nella regione Abruzzo e la proposta che doveva essere discussa oggi in Consiglio che avrebbe introdotto una deroga a tale blocco esclusivamente per le ditte risiedenti nel Comune dell’Aquila.
I rappresentanti dei cavatori abruzzesi, ricevuti all’interno della sede del Consiglio, dopo aver iniziato a esporre le ragioni della protesta sono stati cacciati dal presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, prima ancora di poter chiarire la propria posizione e di avanzare qualunque tipo di richiesta.
Riteniamo il comportamento del presidente del Consiglio regionale gravissimo!
Chiediamo al presidente Chiodi e ai consiglieri regionali di dissociarsi tutti da un atto così grave e profondamente antidemocratico.
In qualità di rappresentanti di categoria siamo stati invitati ad entrare e spiegare le nostre ragioni ma, una volta all’interno degli Uffici del Consiglio regionale, una volta al riparo dalle televisioni e dai giornalisti, siamo stati letteralmente buttati
fuori.
Chiediamo anche la solidarietà dell’opinione pubblica poiché noi, come imprenditori ma soprattutto come semplici cittadini, dovremmo avere il diritto di esporre le nostre ragioni e presentare le nostre richieste a coloro i quali sono stati eletti da noi cittadini per promuovere i nostri interessi e bisogni.
In uno Stato in profonda crisi economica, in una regione come l’Abruzzo che risulta una delle più pesantemente colpite in cui proprio il settore dell’edilizia è al collasso, con il rischio molto più che concreto di migliaia di posti di lavoro, qual è la risposta della politica regionale alla nostra richiesta di aiuto e di attenzione?
Invitarci ad essere ascoltati di fronte alle televisioni e ai giornali e poi, a telecamere spente, cacciarci via senza spiegazioni?
E lei, presidente Chiodi, dov’era in tutto questo?
Dov’era l’assessore alle Attività produttive Alfredo Castiglione? Dov’erano i capigruppo regionali?






