L’AQUILA – Un simulatore con le sembianze umane, che “respira” e con una sua attività cardiaca, legato a macchinari reali, questo il frutto del laboratorio sperimentale clinico ad alta fedeltà, inaugurato questa mattina all’Aquila presso l’ospedale San Salvatore.
Un progetto “futuristico” e ad alta innovazione, primo in Italia nel settore, voluto dalla sinergia tra Università dell’Aquila e ospedale, il simulatore servirà per formare i futuri professionisti del settore infermieristico.
Al taglio del nastro erano presenti: il manager della Asl Rinaldo Tordera, il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia dell’Aquila Maurizio Ortu, il professore Massimo Casacchia, emerito di Psichiatria, il professore Loreto Lancia, direttore del laboratorio e il professore Guido Macchiarelli, direttore del dipartimento di Medicina clinica, la professoressa Dina Di Giacomo, specializzata in Psicologia clinica.
Il laboratorio verrà utilizzato prevalentemente per finalità di ricerca applicata alla didattica sperimentale nell’ambito del programma del Master in “Infermieristica clinica in area critica e dell’emergenza” coordinato dal professore Loreto Lancia.
Si tratta di una prima iniziativa relativa ad un progetto più ampio che coinvolge il dipartimento di Medicina Clinica, Sanità Pubblica, Scienze della Vita e dell’Ambiente (MeSVA) finalizzata alla realizzazione di modelli interattivi di didattica avanzata in campo clinico-assistenziale.
La simulazione ad alta fedeltà consente agli studenti dell’area medica di interagire con un paziente virtuale in totale sicurezza, così come fanno i piloti degli aerei quando si esercitano al simulatore di volo.
In particolare questo primo simulatore è in grado di riprodurre fedelmente un paziente ricoverato in terapia intensiva ed è dotato di un sistema avanzato di registrazione audio-video e di “streaming” che consente sia la riproduzione a distanza e in tempo reale delle attività svolte all’interno del laboratorio, sia il “debriefing” nelle aule didattiche appositamente predisposte.
“Ricerca per noi è una parola chiave, che va a braccetto con la simulazione. È il futuro dello sviluppo sia dell’assistenza che della preparazione dei nostri infermieri, perchè a mio avviso la formazione senza sviluppo della ricerca non avrebbe ragione di esistere. È un nostro dovere formare i nostri professionisti seguendo standard internazionali”, è stato il commento di Guido Macchiarelli.
“Il principio che ci lega tutti – ha aggiunto – è il rispetto del dolore, del paziente, della malattia e soprattutto dare la massima professionalità ai nostri futuri operatori”.
“Simulazione è assistenza, è formazione, simulazione è ricerca perché grazie a questo sistema possiamo sperimentare nuove strategie terapeutiche in senso fisico senza intaccare un problema etico che ci pesa, con cui ci dobbiamo confrontare”, ha concluso.
“Dal punto d vista tecnico – ha continuato il professore Lancia – non è un manichino ma un vero simulatore collocato in una stanza di terapia intensiva e rianimazione. Lo studente opera quindi con un paziente vero, il simulatore respira, si possono collegare macchine reali”.
“Una situazione che alla fine coinvolge anche emotivamente, inoltre si possono modificare i parametri per far lavorare lo studente in condizioni di difficoltà a vari livelli e risolvere problemi in un ambiente sicuro e protetto”, ha chiarito.
“Credo che questo sia sicuramente il futuro soprattutto nella formazione in ambito clinico perché ci consente mettere l’infermiere a cospetto del paziente solo dopo che ha raggiunto un determinato livello di abilità”, ha concluso.






