L’AQUILA – Un sistema di valutazione al limite della legittimità che necessita di “profonde modifiche” al fine di evitare giudizi che si presentano come “mera allocuzione discrezionale, priva di qualsiasi cenno agli obiettivi assegnati e ai risultati conseguiti”.

È maretta in seno alla Polizia Municipale dell’Aquila per le valutazioni emesse dal dirigente, Tiziano Amorosi, in merito alle performance, e alla relativa liquidazione del premio di produttività per l’anno 2018.

Una questione, conflittuale e tesa, sfociata in ricorsi dei circa 55 dipendenti pubblici per l’anno 2017 e anche per il 2018. Con la minaccia di rivolgersi al tribunale ordinario. 

Una situazione che non interessa solo L’Aquila ma coinvolge diversi Comuni italiani, come spiega ad AbruzzoWeb Stefano Martelli, del Sulpm (Sindacato unitario lavoratori Polizia municipale) che però conferma il braccio di ferro con l’ente alla luce del tavolo aperto.

“In questi giorni stiamo organizzando diverse riunioni proprio per trovare un sistema di valutazione più equilibrato. Una questione, va precisato, che non si risolverà troppo rapidamente ed è bene sottolineare come L’Aquila non sia l’unica città a risentire della limitazione ad un’adesione della normativa nazionale, è infatti un problema comune a molte città e in molti casi si tenta appunto di intervenire con la concertazione di un sistema di valutazione che tenga in conto le esigenze dei rispettivi territori ed organizzazioni”.

Intanto, secondo quanto riferito da fonti comunali, già durante l’iter dei ricorsi contro i giudizi emessi per l’anno 2017, l’Organismo Indipendente di Valutazione (Oiv), composto dal presidente Paola Sabella, da Marco De Santis e Tiziana Grassi, ha rilevato che il sistema di valutazione adottato dal Comune dell’Aquila, con le relative schede, necessita di profonde modifiche per renderlo aderente alla disciplina prevista dal decreto legislativo 150/2009 (decreto Brunetta), innovato dal decreto legislativo 74/2017. 

Mentre ancora si attendono le determinazioni finali dell’Oiv in merito alle contestazioni relative al 2017, parte del personale del Settore Polizia Municipale sta dunque presentando in questi giorni nuovi ricorsi riferiti ai giudizi dell’anno 2018, adducendo che le valutazioni formulate si presentano come una “mera allocuzione discrezionale, priva di qualsiasi cenno agli obiettivi assegnati e ai risultati conseguiti”, distante dai principi previsti dalla normativa e formulati sulla base di un sistema di valutazione adottato con una delibera di Giunta comunale del 2012, che avrebbe dovuto essere disapplicata visto il suo mancato adeguamento nei termini previsti. 

In questo senso i ricorrenti chiedono all’Oiv di pronunciarsi in merito alla legittimità dell’intera procedura, riservandosi in caso contrario di sottoporre la questione ad altra autorità.

Ancora un grattacapo, quindi, all’interno della Polizia municipale per Amorosi, nominato dirigente dal sindaco Pierluigi Biondi a fine 2017 al termine un iter controverso che ha generato un ulteriore clima di polemica.

Il dirigente della Provincia è stato nominato in “comando” dal sindaco generando dure reazioni per un ruolo che sarebbe incompatibile sulla base del Regolamento della Regione Abruzzo in materia di incarichi dirigenziali, la legge regionale numero 42 del 2013.

La nomina, infatti, costò l’ammonimento dell’ufficio politiche per la sicurezza e per la polizia locale e in una circolare a firma del dirigente regionale Giuseppe Di Fabrizio, veniva ricordata la necessità di rispettare la normativa per la quale l’incarico di comandante di un Corpo di polizia urbana può essere attribuito solo a personale inquadrato nei ruoli della polizia locale.

Un regolamento che aveva messo in guardia il Comune dell’Aquila, che ha nominato Amorosi come dirigente di settore ma che viene indicato come responsabile della polizia urbana di cui in passato non ha mai fatto parte. Il richiamo al rispetto di queste norma era stato avanzato, tramite una circolare, dall’allora dirigente regionale Ernesto Grippo, poi capo della polizia municipale aquilana che, tra l’altro, ha chiesto i danni al Comune visto che, a suo dire, avrebbe dovuto mantenere quell’incarico fino alla fine del 2019.

Ma poi è arrivata la contromossa, con la definizione dell’incarico di dirigente del settore e non di comandante. (red.)