L’AQUILA – Costerà quasi 7 milioni di euro al Comune dell’Aquila mettere la parola “fine” sulla controversa vicenda della metropolitana di superficie, un’opera su cui sono stati buttati fior di soldi e che non vedrà mai la luce.

Risorse cui, forse, andranno aggiunti i compensi di due super consulenti che dovranno affiancare l’ente nella definizione di un contenzioso che si trascina da sei anni con l’azienda che ha realizzato i lavori, ormai inutili e in via di dismissione.

Il progetto, approvato in prima battuta nel 2000, fu finanziato nel 2001 dal ministero dei Trasporti con uno stanziamento di 39 miliardi di lire, pari al 60% dell’importo complessivo dell’intervento.

L’anno successivo venne sottoscritto la schema di convenzione relativo alla concessione di costruzione e gestione della rete tranviaria con la società Cgrt, amministrata dall’imprenditore aquilano Eliseo Iannini.

Da allora le polemiche si sono sprecate, a cominciare dal tracciato Pettino-Quattro cantoni, il cui passaggio su via Roma, nel cuore della città, aveva suscitato più di una perplessità, fino alla bocciatura da parte del ministero dei Beni culturali: uno stop preceduto dai numerosi ricorsi dei residenti del quartiere.

Nonostante ciò, l’allora amministrazione di centrodestra guidata dall’ex sindaco Biagio Tempesta rivendicò la bontà dell’iniziativa e, alla vigilia delle elezioni amministrative del 2002, piazzò un vagone a fare bella mostra di sé all’inizio dei Portici.      

Poco prima del terremoto del 2009, però, la nuova Giunta di centrosinistra dell’attuale primo cittadino, Massimo Cialente, in carico da due anni, annullò la concessione, mettendo una pietra sopra al “trenino”, che nelle intenzioni avrebbe dovuto assicurare la mobilità aquilana dalla periferia al centro, e demandando al dirigente del settore Opere pubbliche del Comune di definire le eventuali pendenze a carico dell’ente in ordine ai lavori, alle forniture e ai servizi effettivamente eseguiti dalla Cgrt.

Nel mezzo, era il novembre 2008, anche una condanna per il Comune da parte della Corte di giustizia europea per il mancato rispetto della normativa sugli appalti pubblici. 

Quindi si è arrivati a oggi, con l’esecutivo municipale che il 24 maggio scorso ha approvato una delibera nella quale si prende atto che la differenza tra i costi sostenuti (oltre 19 milioni di euro) e le somme percepite (12,3 milioni), è di 6,7 milioni, che dovrebbero essere riconosciuti all’impresa.

Da parte sua, nel febbraio dell’anno scorso, la Cgrt ha manifestato la volontà di pervenire a una transazione, abbandonando il ricorso con richiesta di risarcimento danni pendente in Corte d’appello, dopo che il primo round se lo è aggiudicato il Comune: una guerra di carte bollate già costata oltre 100 mila euro a Iannini.

Nel frattempo gli uffici tecnici municipali hanno provveduto a far cominciare a rimuovere rotaie e pensiline (già scomparse da viale Corrado IV), mentre il deposito che avrebbe dovuto ospitare i mezzi potrebbe diventare il nuovo autoparco, in luogo dell’attuale, dove, nel “tetris” immobiliare pensato per il post-sisma, è prevista la costruzione della sede unica del Comune.

La delibera, che per il momento non dispone impegni di spesa trattandosi di semplice atto di indirizzo, stabilisce, inoltre, che ad affiancare l’attività del responsabile del procedimento potrebbero essere chiamati “due tecnici muniti di alta professionalità multidisciplinare” affinché “la controversia si possa risolvere mediante un accordo transattivo nel superiore interesse della città”.

Due professionisti specializzati, insomma, che dovranno indicare la via corretta per cancellare per sempre le tracce di un “sogno di gloria” mai divenuto realtà.