L’AQUILA – Dovrà probabilmente tornare nel Consiglio comunale dell’Aquila la vicenda relativa alle incompatibilità previste dalla legge Barca tra incarichi politici e ruoli tecnici nella ricostruzione, una eventualità non esclusa dal sindaco, Massimo Cialente, per chiudere una vicenda che si trascina ormai da un mese tra polemiche e carte bollate.
Nel corso di una tumultuosa seduta dell’assise civica, al momento di discutere la posizione di Piero Di Piero (Unione di centro), era stata approvata una pregiudiziale presentata dal capogruppo di Sinistra ecologia libertà, Giustino Masciocco, che riteneva l’aula non competente a esprimersi sulla vicenda.
L’ok era arrivato da un fronte trasversale a maggioranza e opposizione nonostante il no annunciato di Cialente e del presidente del Consiglio, Carlo Benedetti.
Sabato mattina il primo cittadino ha scambiato alcune impressioni con il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, che ha ribadito il proprio punto di vista, e cioè che siano i consiglieri a esprimersi, come racconta Cialente al nostro giornale. Una tesi condivisa dal sindaco: “la mia principale preoccupazione è che l’organo sia incompleto, con tutte le conseguenze del caso, per cui deve essere il Consiglio a tutelare se stesso”.
Lo stesso Alecci, nei giorni scorsi, ha richiesto tutti gli atti relativi alla vicenda all’ufficio di presidenza per dipanare una matassa che è diventata sempre più ingarbugliata.
Identica cosa hanno fatto gli uomini della Guardia di finanza, che stanno esaminando anche la questione riferita ai componenti dei consigli di amministrazione delle aziende ex municipalizzate.
PICCININI MINACCIA RICORSO
Da un lato, infatti, incombe lo spettro di un nuovo ricorso da parte dell’avvocato Alessandro Piccinini, primo dei non eletti nella lista dell’Udc, che subentrerebbe a Di Piero in caso di sua decadenza.
Già prima del 9 novembre, data fissata dalla norma voluta dal ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca per rimuovere le cause di incompatibilità, Piccinini si era rivolto al tribunale e ora potrebbe farlo ancora ma con una novità: il legale, già capogruppo di Alleanza nazionale nel quinquennio 2002-2007, intende chiedere l’annullamento di tutte le delibere votate dall’organo perché composto in maniera illegittima.
Dall’altro, però, permane la difficoltà di riportare in aula un provvedimento già, di fatto, bocciato.
LA SOLUZIONE DI CIALENTE
La soluzione potrebbe essere quella prospettata da Cialente ad AbruzzoWeb, cioè “chiedere il voto palese su Di Piero”, per sgomberare il campo da eventuali “sveltine”.
La preoccupazione che avevano molti tra coloro che erano favorevoli alla pregiudiziale di Masciocco era proprio che “lo scrutinio segreto potesse salvare Di Piero”, come affermato dal capogruppo di Appello per L’Aquila, Ettore Di Cesare.
Ma l’eventualità che ciò avvenga lo stesso rimane: “a quel punto ognuno si assumerà le proprie responsabilità”, chiosa Cialente.
DI PIERO ATTENDE CHIARIMENTI
Dal canto suo, Di Piero contesta “l’incostituzionalità della legge” e si chiede perché “le stesse previsioni in essa contenute non riguardino anche la situazione dell’Emilia-Romagna, dove il terremoto c’è stato prima che ci fosse la stesura della norma”.
Quindi rivela che ha è in attesa “di un chiarimento da parte del ministero per la Coesione territoriale cui ho formulato una richiesta di parere per conoscere se la legge valga anche per i progetti già fatti o solo per quelli futuri”.
In quest’ultimo caso Di Piero è pronto “a non assumere più incarichi” ma a voler “portare a termini quelli pregressi che in alcuni casi sono già chiusi e in altri sono in via di definizione dopo aver ottenuto l’approvazione”.
“Anche perché – conclude – sono un professionista, io non campo di politica e il lavoro privato, per me come per molti altri, è fondamentale per vivere”.




