L’AQUILA – “All’Aquila le imprese sono ferme soprattutto perché molte hanno fatto lavori per la pubblica amministrazione e non hanno ancora avuto i pagamenti”.

A lanciare il grido di allarme è Antonello Galassi, presidente dell’associazione Adoc per la difesa e l’orientamento dei consumatori, promossa dalla Uil.

Dati preoccupanti diffusi da Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani regionali rivelano una flessione dei consumi in Abruzzo del 5,1, rispetto al 4 per cento dello ‘stivale’, evidenziando anche come le imprese locali siano praticamente ferme, con una crescita inferiore al mezzo punto.

“Non incassando crediti certi, le aziende non possono pagare gli stipendi e i fornitori, e di conseguenza nessuno ha i soldi ‘da consumare’ – spiega Galassi ad AbruzzoWeb – Opinione diffusa è che la  prima cosa da fare è quella di velocizzare il ricircolo di moneta delle pubbliche amministrazioni per recuperare tempistiche decenti”.

Anche se lo snodo principale sembra essere questo, secondo il presidente dell’Adoc la responsabilità di questa situazione “non è del Comune. Loro dipendono dallo Stato e non possono far fronte a questa realtà dei fatti”, assicura.

“Molte strutture alberghiere – continua – ancora non ricevono il saldo dei pagamenti del vitto e dell’alloggio offerto agli sfollati. Ci sono problemi a trattare con la pubblica amministrazione e si riverbera su tutto il circuito economico”.

Ma per Galassi la responsabilità non è da attribuire al sisma che ha colpito l’Aquila il 6 aprile 2009, “Il terremoto ha influito, ma non scordiamo che prima L’Aquila era in declino, con la chiusura delle ultime industrie, i sindacati ne parlavano come un posto che si avviava a essere una tranquilla città per pensionati. Poi il terremoto ha dato il colpo di grazia”.

La situazione non è più rosea neanche per tutte quelle famiglie che riescono ad arrivare a fine mese, “spuntano continuamente cose nuove, adempimenti, Tarsu da pagare, bollette pazze per gli inquilini del progetto C.a.s.e. che generano ulteriore stress e psicologicamente non si riescono a reggere”.

E per tutte questi motivi saltano tutti i principi dell’economia.

“Diventa anche una beffa approvare leggi dell’obbligo per le imprese di pagamento entro 30 giorni, quando chi legifera è il primo che non lo rispetta”, conclude il presidente.