L’AQUILA – “Dieci anni di attesa, 10 milioni di euro spesi per i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza e per cosa? Per un danno economico e di immagine senza precedenti”.

È il duro sfogo della nota imprenditrice aquilana Natalia Nurzia, erede “della dinastia dei torroni dell’Aquila” che dal sisma del 6 aprile 2009 aspetta di rientrare negli storici locali del bar Nurzia in piazza Duomo. 

Una reazione molto dura affidata nei giorni scorsi anche a post su Facebook nei quali comunque l’imprenditrice non formula accuse agli attori della ricostruzione della struttura: “Buon Natale – scrive sui social – Ringrazio per avermi rovinato il bar con questi appiccichi, è il terzo Natale, W la ricostruzione, quanto è costato questo scandalo?”.

Contattata da AbruzzoWeb, Nurzia racconta: “avrei voluto riaprire il bar nel giorno di Natale, nell’anno del decennale e invece non è stato possibile perché le colonne in finto dorico che hanno messo per coprire quelle originali color verde bottiglia sono da sistemare per diverse macchie di umidità che nel frattempo si sono formate”.

Natalia, uno dei personaggi che subito dopo il terremoto hanno a più riprese suonato la carica perché la città reagisse, che da generazioni produce torrone tenero al cioccolato nel capoluogo abruzzese, ha avuto l’ennesima brutta sorpresa entrando nello stabile.

I lavori sono stati conclusi da un anno, precisa Nurzia, ma “adesso non si sa quando riapriremo. Grazie per avermi rovinato il locale”, dice riferendosi alle colonne, considerate “un falso storico” e “un orrore”.

Il direttore dei lavori, l’architetto Federico Santoro, e la Soprintendenza, avrebbero deciso di modificare la sala dopo aver riscoperto un finto dorico bianco che, secondo i Nurzia “non c’entra nulla con quello che per oltre un secolo ha caratterizzato il bar”.

L’imprenditrice aquilana non nasconde preoccupazioni per i contraccolpi sull’attività commerciale: “a parte il danno di immagine per gli appiccichi che hanno fatto, stiamo subendo un grave danno economico: ancora non possiamo rientrare nei locali storici, di nostra proprietà, ma intanto stiamo pagando l’affitto degli spazi dove abbiamo temporaneamente riaperto l’azienda, lungo il corso – spiega – abbiamo voluto fortemente tornare subito in centro storico, ma a 10 anni dal sisma e con i lavori conclusi, non poter riaprire in piazza è davvero un’utopia”.

I lavori sono iniziati nella primavera del 2016 e sono stati condotti dal raggruppamento temporaneo di imprese (Rti), composto dalle imprese aquilane, Impresa Mancini Srl come capogruppo, e Chiodi costruzioni.

Nell’importante opera di ristrutturazione sono stati previsti, dagli organi competenti, anche lavorazioni di restauro su pietra e legno, portati avanti dalla restauratrice Giulia Cervi, particolari che hanno reso ancora più importante il complesso e le singole unità strutturali, oggetto del delicato intervento.