L’AQUILA – “Abbiamo una quota di Bper dello 0,6%, sembra poco ma siamo tra i maggiori azionisti individuali del gruppo. Una partecipazione che viene considerata strategica, ma anche la risposta della Bper deve essere adeguata e non si può comportare come un’estranea alle esigenze del territorio”.

Questa la ‘scudisciata’ del presidente della Fondazione Carispaq, Marco Fanfani, alla nuova gestione di quello che rimane della storica cassa di risparmio cittadina, assorbita dopo 150 anni di storia dal gruppo Banca popolare dell’Emilia Romagna.

Un appello a una maggiore presenza sul territorio che, ha specificato il presidente, viene lanciato a partire da specifiche lamentele.

“Chiediamo una maggiore attenzione sugli impieghi – è sbottato Fanfani – Il rapporto con il sistema del credito crea insoddisfazioni e critiche, per lo più a ragione. Non si può fare raccolta e poi investire altrove, è un disagio che abbiamo notato su tutto il territorio provinciale e noi siamo quelli che possono dare voce a questo disagio, è un nostro diritto-dovere”.

“Vogliamo che la nostra banca sia presente sul territorio, un altro istituto di cui non faccio il nome ha assunto 160 giovani con un progetto di back office, ci aspetteremmo qualcosa di simile”, ha concluso.

Scettico, Fanfani, sull’ipotesi di un nuovo credito cooperativo tutto aquilano. “Una banca di interesse locale sarebbe importante, è un progetto suggestivo, anni fa ci hanno già lavorato le quattro casse di risparmio che c’erano ma poi non si concluse – ha ricordato – Oggi o le banche hanno volumi e patrimoni tali da essere rassicuranti, oppure è abbastanza velleitario pensare che si possano costituire nuovi istituti”. (alb.or.)