L’AQUILA – Il papa, tramite la sua segreteria di Stato, ha mostrato attenzione ai fedeli della frazione aquilana di Cese di Preturo i quali, non avendo avuto risposte dalle istituzioni locali, si erano rivolti al Vaticano perchè non sono mai partiti a oltre 16 anni dal noto sisma che devastò L’Aquila, i lavori per restaurare la loro chiesa che non è agibile.
Si apprende, da una missiva nella quale compare anche una foto di papa Bergoglio, che la nota è stata ricevuta e questo lascia intendere un interesse del pontefice, cosa che ha destato la soddisfazione della popolazione locale. La risposta, pur apparentemente asettica, implicitamente manifesta interesse circa il problema e, va ribadito, non sono tanti i casi nei quali il Vaticano risponde a richieste di questa natura.
E’ questo, del resto, solo uno caso della mancata ricostruzione del patrimonio ecclesiastico, nel cratere sismico, a causa anche e soprattutto del fatto che le chiese non sono state ricomprese nella normativa della ricostruzione privata, con grande semplificazione burocratica, ma come ricostruzione pubblica e con la necessità di fare appalti pubblici. A questo proposito è emblematico il caso del Duomo dell’Aquila dove l’avvio della ricostruzione ha subito enormi ritardi.
I fedeli di Cese di Preturo, non avendo esperienza su come contattare colui che, tra le altre cose, è anche un capo di Stato, avevano delegato l’incarico a un portavoce loro amico giornalista il quale aveva inviato la missiva anche alla prefettura aquilana oltre che ai vertici dello Stato pontificio. E i primi risultati si sono visti.






