L’AQUILA – Alla fine di una lunga giornata tra sacchi e guantoni, allenamenti e combattimenti, stanchezza e sudore, ore 21.30, ancora seduti nel pulmino dove carica i suoi allievi boxeur, la domanda al “Maestro” sorge spontanea e, anche se si sa già la risposta, è comunque lecito chiedergli “Tutto questo ti fa guadagnare qualcosa?”.
Roberto De Melis, aquilano, 42 anni, risponde con un sorriso, non sarcastico, ma un sorriso vero, di chi in fondo sa che quando riesci a mandare avanti una passione, nonostante tutto, il guadagno c’è ed è enorme.
La passione appunto che ti fa andare avanti, che neanche un terremoto devastante riesce a spegnere.
L’Aquila Boxe non può morire e quello che il sisma del 6 aprile 2009 ha tentato di distruggere si sta ricostruendo, con sforzi enormi, sacrifici immani, a dimostrazione che non si tratta semplicemente di uno sport, ma di una storia, la cosiddetta noble art, “arte nobile” da tramandare con orgoglio alle prossime generazioni.
La giornata inizia alle ore 17 al centro commerciale “Meridiana”, punto di partenza di un viaggio a tappe che porterà, dopo circa un’ora, a San Demetrio ne’ Vestini e poi a Fontecchio.
Al volante c’è Roberto, insegnante federale dal 1992, e attualmente alla guida, nel vero senso della parola, della “Associazione pugilistica dilettantistica Ceccarelli”, intitolata all’ex pugile del capoluogo Giovanni Ceccarelli, campione dell’Impero durante il ventennio, che nell’ottobre 1966 fondò L’Aquila Boxe.
Durante il tragitto Roberto, che i suoi ragazzi chiamano con istintivo rispetto “Maestro”, racconta la sua storia e il suo avvicinamento alla boxe, sport sempre amato, nonostante il divieto iniziale della madre, che, da buona mamma che si rispetti, avrebbe preferito qualsiasi altra attività pur di non vedere suo figlio fare a pugni.
Ma l’amore ovviamente nasce lo stesso, in palestra, nella mitica sede dell’Aquila Boxe dietro lo stadio “Tommaso Fattori”, grazie anche agli insegnamenti dei maestri Giorgio e Domenico Chiodi.
I miti del’epoca erano i pugili americani Marvin Hagler, Sugar Ray Leonard, Thomas Hearns (Hitman) e il panamense Roberto Duran detto Manos de piedra.
Oggi quei colossi non combattono più e dal 2004 la mitica palestra dello stadio, considerata per decenni il tempio del pugilato aquilano, ha iniziato a ospitare il judo, per motivi ancora da chiarire.
Roberto ci tiene a ricordare i tempi d’oro vissuti da allenatore in quella sede che, “nonostante fosse un po’ fatiscente”, rappresentava comunque un punto di ritrovo storico della pugilistica aquilana.
Tanti gli eventi importanti organizzati in quegli anni: il campionato italiano professionisti nel 1994, i Regionali novizi nel 1995, manifestazioni regionali e interregionali all’Aquila, San Demetrio ne’ Vestini, Prata d’Ansidonia, Roccapreturo, Paganica, nonché il titolo europeo di full-contact nel 2001, il “memorial Ceccarelli” e il “memorial Giorgio e Domenico Chiodi”.
Nel 2003 viene organizzata la prima manifestazione della boxe all’aperto nella piazza di Paganica, presenti ben nove pugili aquilani.
Nel 2004 lo sfratto, improvviso e inspiegabile, nonostante le pressioni rivolte all’allora assessore allo Sport Roberto Tinari.
In quattro anni la mancanza di una palestra come punto di riferimento e il disinteresse dei politici cittadini portano il “maestro” e i suoi ragazzi ad allenarsi un po’ ovunque, addirittura nei campi d’estate dalle parti di San Demetrio, in qualunque spazio aperto a disposizione.
Nel 2008 un piccola speranza si riaccende, grazie all’interesse del pugile dilettante Luca Visconti che, a San Demetrio, grazie anche all’appoggio del Comune, riesce a mettere a disposizione la palestra della scuola elementare del paese.
Una struttura inadeguata, ma che rappresentava pur sempre un “tetto sicuro dove potersi allenare”.
Nel marzo del 2009 si contavano sette pugili tesserati che, proprio quel maledetto 6 aprile, si sarebbero dovuti incontrare con altri atleti provenienti da Rieti.
Neppure il sisma delle 3.32 riesce a mettere Ko Roberto e i suoi ragazzi, che, già dopo pochi mesi riescono a riorganizzarsi e a trasferirsi di nuovo, ancora più lontano, a Fontecchio, nella palestra “Sirente Fitness”, attualmente sede ufficiale dell’Associazione e unica struttura dotata di un ring professionale.
L’estate del 2009 rappresenta forse il momento più duro, ma anche il più importante.
A luglio Roberto acquista di tasca propria un pulmino per viaggiare con i suoi ragazzi, che a inizia a recuperare “anche tra le varie tendopoli”, macinando due-tre volte a settimana una settantina di chilometri, anche cento i giorni che parte da Montereale.
I pugili aquilani, dopo circa tre mesi di totale inattività, ma mai abbandonati dal loro allenatore, vengono invitati a una serie di eventi nazionali e combattono per ben due volte a Modena, poi in Piemote (Verbania) e a Lanciano.
L’Aquila, agonizzante e bombardata da una natura troppo severa, sembra ormai un miraggio, ma la voglia di ripartire anche in città c’è e nel 2010 si aggiunge un’altra palestra, la “Ginnica Squash Fitness Club”, che attiva un corso di boxe a cui attualmente partecipano una ventina di pugili e apprendisti.
Nel frattempo, la palestra di San Demetrio, data l’inagibilità della scuola elementare, si trasferisce negli spogliatoi del campo sportivo locale e Roberto De Melis viene affiancato da un altro insegnante federale, Mario Mosca.
E la storia della “nobile arte” nel capoluogo può proseguire.
La dispersione sociale e la chiusura dei luoghi di aggregazione non spengono la voglia di un nutrito gruppo di giovani.
Presenti anche alcuni ragazzi provenienti dall’Est Europa (Macedonia, Albania e Romania), che, grazie alla boxe, possono dimenticare per un momento i problemi legati a un’integrazione difficile, consapevoli forse che sul ring si è tutti uguali e che niente come lo sport riesce a far parlare la stessa lingua, abbattendo ogni barriera sociale.
L’“Associazione pugilistica Ceccarelli”, meglio conosciuta sotto il nome di “Asd L’Aquila Boxe”, nel 2003 era la 74ª palestra in Italia, come risultati, su un totale di circa 490 e la terza in Abruzzo.
Oggi, a due anni dal sisma, può contare su una ventina di pugili, di cui circa 10 tesserati federali.
Poi ci sono “quelli dell’Aquila”, più o meno altri quindici atleti che si allenano per due volte a settimana tra le mura della palestra “Ginnica”, in via Battistelli.
I boxeur vanno dai 7 ai 30 anni. L’attività giovanile è fino ai 19 e vale la pena menzionare alcune giovani promesse della pugilistica aquilana.
Antony Erebor, 16 anni, di origini nigeriane, categoria medio-massimo Juniores. Nel pugilato da circa 2 anni. Tre incontri all’attivo, nei quali ha collezionato due pareggi e una vittoria.
Paolo Rocchesini, 18 anni appena compiuti. Ha affrontato di recente il suo primo incontro ufficiale ad Avezzano contro un altro peso leggero.
Lorenzo Cialente, 25 anni, all’esordio contro un altro medio massimo di Avezzano.
Alessio Crapanzano, meglio conosciuto come il P.R. del gruppo, perché ogni allenamento porta con se qualche “nuova leva” in palestra. Nemmeno una frattura allo scafoide riesce a tenerlo lontano dalla sua passione.
Il più piccolo è Antonio, 13 anni. Si allena da circa 7 mesi. Nel 2009 dopo il terremoto si è trasferito da Sezze (Latina) con la famiglia a San Pio delle Camere. Il padre ha trovato lavoro nella ricostruzione e spesso non può portare il figlio fino a San Demetrio, così Roberto fa qualche chilometro in più, come se ne avesse fatti pochi, e lo va a prendere a San Pio, spinto come sempre dalla sua grande passione.






