L’AQUILA – È ancora bufera sull’auditorium progettato da Renzo Piano, finanziato con circa 6,7 milioni di euro donati dalla Provincia autonoma di Trento e che dovrà essere realizzato all’interno del parco del Castello .
Italia Nostra, dopo il ricorso inoltrato al Tar nei mesi scorsi contro la realizzazione di un’opera che hanno definito “un’aggressione ambientale”, presenterà un esposto alla procura e alla Corte dei conti dell’Aquila per presunte “irregolarità sotto il profilo dell’iter amministrativo”, come si legge nell’esposto firmato dall’avvocato Fausto Corti, presidente della sezione aquilana dell’associazione.
L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza che si è tenuta questa mattina a cui hanno preso parte anche gli altri rappresentanti dell’associazione, Paolo Muzi e Franco Salvati, che è anche ex presidente di Legambiente L’Aquila.
Alla base della denuncia, una presunta irregolarità nell’affidamento degli incarichi di progettazione da parte dalla Giunta provinciale di Trento.
“Innanzitutto – ha spiegato l’avvocato Corti – c’è da sottolineare il fatto che si è sempre detto che il progetto sia stato donato da Renzo Piano a titolo gratuito. Dall’esame della documentazione che abbiamo acquisito, invece, si evince che solo il progetto preliminare è stato ‘donato’, mentre quello esecutivo e quello definitivo sono stati affidati a progettisti che fanno parte dello stesso studio del famoso architetto dietro un compenso di circa 756 mila euro”.
Il nocciolo del contendere sta però nel fatto che l’individuazione dei progettisti dell’auditorium non sia avvenuta tramite procedure di gara.
“La normativa della provincia di Trento è anche particolarmente restrittiva in materia – ha proseguito Corti – e prevede l’affidamento diretto solo fino all’importo di 41.300 euro”.
Come spiegato dall’avvocato, solo un soggetto indicato come “attuatore” poteva aggirare questa procedura operando in deroga, in base all’Ordinanza della presidenza del consiglio dei ministri numero 3782 del 2009. “Ma la Provincia di Trento è stata individuata come tale solo a ottobre 2010, mesi dopo l’accordo per la realizzazione dell’auditorium”, ha specificato.
Un altro punto che motiva l’esposto è che la decisione della Provincia trentina e del Comune dell’Aquila di spendere questi fondi per la realizzazione dell’auditorium violerebbe l’Opcm già citato, che subordinava ogni decisione in proposito alla programmazione delle opere finanziate dalle donazioni definita dallo stesso commissario delegato per la ricostruzione.
“Una pianificazione – ha spiegato Corti – che avrebbe anche dovuto evitare la realizzazione di doppioni o di opere inutili e che invece non è stata fatta”.
Secondo Italia Nostra, infatti, l’opera, progettata per sostituire temporaneamente l’auditorium che si trova all’interno del Castello, che ospitava l’attività sinfonica della società Baratelli, oltre a essere troppo costosa, avrebbe un grande impatto ambientale e sarebbe del tutto superflua.
“È una vera e propria aggressione a quell’area della città – ha spiegato Muzi – Verrebbe coperto il Castello, compromettendo un bene culturale e monumentale, inoltre ciò comporterebbe uno stravolgimento del rapporto tra il parco, il castello e la fontana luminosa”.
L’ edificio, completamente di legno, è strutturato come una grande cassa armonica, a piani inclinati, di 20 metri per 20, per una capienza di circa 250 posti.
“La realizzazione dell’opera – ha detto Corti – è stata giustificata con la volontà di mantenere il rapporto della cittadinanza con il suo centro storico con la creazione di uno spazio culturale. Ma già dal 2009 è stato riaperto il Ridotto del Teatro comunale e poi c’è l’auditorium del conservatorio che ha 200 posti. In più c’è il progetto del teatro a piazza d’Armi”.
“Più di sei milioni per una struttura presentata come ‘provvisoria’ sono troppi – ha dichiarato Salvati – Perché non chiedono ai cittadini se sono d’accordo con la realizzazione di questa struttura?”.
Oltre al ricorso presentato dall’associazione Italia Nostra, un altro era stato presentato al Tar da una ditta che non si era aggiudicata la gara, con conseguente concessione della sospensiva, annullata poi da una decisione del Consiglio di Stato.
A questo punto l’iter può ripartire e i lavori potrebbero iniziare tra circa un mese.



