L’AQUILA – Tre anni fa la grande esondazione dell’Aterno, uscito dagli argini proprio il primo giorno di dicembre 2010.
Furono 200 le persone evacuate nella estrema periferia Ovest dell’Aquilano, tra le abitazioni allagate c’era anche quella di Luciana Iezzi, in via del Campo 5, strada comunale in zona di San Vittorino, che subì danni stimati per 54 mila euro.
Tre anni dopo AbruzzoWeb ha voluto vedere che cosa è cambiato (poco) e che cosa è rimasto com’era (quasi tutto) oggi, a tre anni esatti dal disastro naturale che per puro caso non provocò vittime: ne emerge un quadro preoccupante, con una casa addirittura non ristrutturata, rimasta “dov’era e com’era”, quindi deteriorata, perché c’è paura che la natura senza controllo possa colpire ancora.
“La situazione è ancora preoccupante – spiega infatti la signora – il fiume è ancora saturo, sporco, intasato da detriti, pietre e piante cadute e, cosa fondamentale, è senza argini. Spesso quando piove l’acqua arriva fino all’orto, per non parlare di quando nel 2010 raggiunse il lavello della cucina”.
Lo stato di abbandono del fiume Aterno è una storia vecchia di almeno 16 anni: era il 1997 quando la donna si trasferì con la sua famiglia nel casolare, porzione di un antico mulino, potenzialmente alla mercé delle acque del fiume.
“Con quell’esondazione, evitabile se il fiume fosse stato curato, tutto il primo piano della mia abitazione è stato devastato, mobili, pareti, pavimenti, divani – racconta – Alcune cose le abbiamo dovute buttare, ma altre sono rimaste com’erano perché non possiamo rischiare di fare i lavori e ricominciare tutto da capo con la prossima esondazione. Le mattonelle si staccano, i muri sono marci e le finestre a rischio di rottura. La mia casa fa schifo!”.
La signora Iezzi ha provveduto a procurarsi tutta la documentazione necessaria che è disposta a mettere sul piatto per far prendere le responsabilità del caso al Comune, che continua, da 3 anni, dice, “a giocare a rimpiattino con la Protezione civile”.
“Abbiamo chiamato la Polizia, i Vigili del fuoco, i tecnici comunali che all’epoca dei fatti ci dissero di non aver visto niente di simile in giro”. Da quanto dichiara l’interessata, anche l’ex presidente della Provincia dell’Aquila e oggi senatrice Stefania Pezzopane è stata interpellata e “ ha fatto tante belle promesse mai mantenute”.
A causa dello stato pietoso in cui verteva l’abitazione, tutta la famiglia coinvolta e sfrattata dalle acque, ha abitato, a spese del Comune dell’Aquila, per un mese e mezzo in un bed and breakfast ,“Villa Rachele”, nei pressi della frazione di Preturo (L’Aquila).
Dopo quel periodo nel bed and breakfast,sono stati costretti a tornare nella loro casa, ancora in pessime condizioni, perchè il Comune non poteva più provvedere al loro vitto.
Da allora, però, “nessuno dall’amministrazione o da altri enti si è più fatto sentire e non è stato fatto nulla per mettere in sicurezza gli argini del corso d’acqua, ancora saturo”.
“Il sindaco, Massimo Cialente – prosegue la Iezzi – ci disse che massimo in 2 anni sarebbe stato portato avanti un progetto per la sicurezza dell’Aterno, che è stato sospeso. Oggi, a 3 anni di distanza, gli chiediamo di fare chiarezza, darci spiegazioni perché la situazione è pericolosa è noi abbiamo una casa in condizioni disastrose”.
“Aspettano che ci esca il morto, come succede spesso? E se accadesse di nuovo una piena come 3 anni fa, magari di notte?”. Questo l’appello conclusivo della signora Iezzi alle autorità competenti, “che possano rimediare senza aspettare la prossima esondazione” e senza magari che finisca come in Sardegna.






