L’AQUILA – C’è una parte di città che non vuole ripartire, una parte dell’Aquila che non vuole essere ricostruita. Le incompiute stanno lì a testimoniarlo.
Sono tante, le incompiute. Sono tutte quelle palazzine, strutture pubbliche o private, opere di ogni genere che dovrebbero sorgere anche per superare il post-sisma, ma che, per un motivo o per un altro non si realizzano.
Le incompiute sono anche quei finanziamenti che sfuggono per inerzia, per le pastoie burocratiche, per dabbenaggine.
Un caso emblematico è quello della nuova sede della scuola edile, di cui AbruzzoWeb si occupa ormai da mesi. Un progetto non epocale, ma comunque molto importante: da 2 milioni di euro, mica bruscolini.
Un progetto che da tre anni non parte più, impantanato tra burocrazia, esitazioni e perdite di tempo. Oggi la scuola edile è il simbolo di una città che non riparte.
Qual è il problema? C’è una nuova sede da realizzare a San Vittorino, ci sono i finanziamenti, c’è la ditta che vorrebbe mettersi all’opera, ma non si può.
La nuova sede, infatti, dovrà essere spostata di qualche decina di metri a causa di un ritrovamento archeologico: un piccolo edificio di epoca romana, non certo una villa, bensì una stalla o un magazzino, comunque di valore storico anche se non straordinario.
Sia come sia, la soprintendenza ha deciso che la nuova sede va costruita più in là. Un ostacolo burocratico, ma che in un territorio normale non dovrebbe richiedere anni e anni per essere superato. E invece è andata proprio così.
Da tempo le carte fanno la spola tra i progettisti, il Comune e la Provincia, che dovrebbero mettersi d’accordo sulla variante e procedere speditamente a far partire i lavori.
Macché. Tutto fermo, tutto bloccato, e intanto i finanziamenti stanno per prendere il volo.
Di chi è la colpa, di tutti e di nessuno. Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, la prima volta non sapeva neanche una virgola di questo progetto.
L’assessore all’Urbanistica Roberto Riga dopo aver provato un maldestro tentativo di rassicurare ha rimandato tutto ai tecnici comunali, che fanno quello che possono ma devono sottostare ai tempi della politica.
Perfino l’Ente scuola edile, presieduto da Goffredo Mascitti, non è esente da colpe, visto che in passato aveva presentato una documentazione lacunosa.
Tutti contro tutti, insomma. E intanto la cera si consuma e il morto non cammina. (alb.or.)
L’AQUILA – Un gruppo di imprenditori dell’Aquila protesta contro i disservizi nella formazione di maestranze causati dai ritardi nella realizzazione della nuova sede della Scuola edile del capoluogo, che dovrebbe essere costruita nella zona Ovest della città, vicino alla frazione di San Vittorino.
I lavori sono bloccati perché è necessaria una variante per spostare di una trentina di metri il luogo di costruzione.
Durante lo scavo, infatti, sono stati scoperti ruderi di un piccolo edificio di epoca romana, un magazzino o una stalla, e la soprintendenza ha imposto l’alt.
La procedura burocratica per lo spostamento è stata avviata ma non perfezionata, e non si riesce a superare l’impasse e a far ripartire i lavori, appaltati più di due anni fa.
I fondi per la costruzione della nuova sede ammontano a 4 milioni complessivi, 2 dei quali finanziati dalla Regione, ma di provenienza europea.
Un’opera non più rinviabile, viste le condizioni della sede attuale, inadeguata per le 250 persone che la frequentano giornalmente. Solo nel 2009 l’Ente ha formato oltre 3 mila maestranze.
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