L’AQUILA – Dal 4 settembre 1940, data in cui Benito Mussolini firmò il decreto per l’istituzione dei primi campi di internamento per i cittadini appartenenti a Stati nemici, fino alla fine della Seconda guerra mondiale, in Abruzzo vennero istituiti 16 campi di concentramento e internamento dove furono accolte diverse tipologie di persone: ebrei, slavi, cinesi, politici, donne.

L’Abruzzo fu ritenuto un luogo ideale per la sua posizione geografica, per le condizioni sociali e per la sua conformazione geologica, conformazione che avrebbe reso più agevole il controllo dei detenuti. La scarsa politicizzazione degli abitati, inoltre, lo rese un luogo ideale per l’internamento libero, assimilabile in qualche modo al confino di polizia. La regione, quindi, rivestì un ruolo strategico sia per il regime sia, da un punto di vista opposto, per la Resistenza.

Fa luce su una realtà poco nota il progetto “La memoria e il viaggio”, nato grazie alla collaborazione dell’Istituto abruzzese per la storia della resistenza e dell’Italia contemporanea e l’Ufficio scolastico regionale, che dà la possibilità ai ragazzi delle scuole abruzzesi di avvicinarsi alla storia e di conoscere da vicino il dramma dell’olocausto.

Il lavoro, suddiviso in tre parti, prevede delle lezioni di approfondimento rivolte a studenti e professori, un vero e proprio lavoro di ricerca principalmente affidato ai ragazzi e si concluderà nel mese di marzo con un viaggio di istruzione che quest’anno porterà i ragazzi a visitare Fossoli, il campo di transito di Bolzano, Mauthausen e Hartheim.

“Lo scopo del progetto – spiega ad AbruzzoWeb il professor Davide Adacher, uno degli organizzatori – è di rendere l’aspetto conoscitivo centrale”. Non più quindi un approccio alla Shoah solo da un punto di vista emotivo, fondamentale è conoscere e capire.

Tra i vari lavori svolti dagli studenti di particolare interesse la ricerca svolto dagli studenti del VB del liceo scientifico “A. Bafile” dell’Aquila, sotto la supervisione del docente Antonello Cappelletti Zirili.

Il lavoro, che sarà reso consultabile sul sito del Liceo scientifico, è incentrato sullo studio e sulla scoperta dei molti campi di concentramento e di internamento presenti sul territorio abruzzese.

LA MAPPA DEI CAMPI ABRUZZESI

Nello studio sono presentate le diverse strutture presenti sul territorio abruzzese: nella provincia di Teramo erano presenti i campi di Alba Adriatica, Civitella del Tronto, Corropoli, Isola del Gran Sasso, Nereto, Notaresco, Tortoreto e Tossicia.

Nella provincia di Chieti, i campi di Casoli, Lanciano, Lama dei Peligni, Tollo, Vasto (allora chiamata Istonio) e addirittura un campo che fu allestito a Chieti per 4 mesi nell’asilo infantile “Principessa di Piemonte”, smantellato solamente a causa dell’impossibilità di trovare una sistemazione alternativa per i bambini della scuola.

Infine, l’unico campo presente nella provincia pescarese era quello di Città Sant’Angelo mentre l’unico in quella aquilana era presso Ateleta.

Gli studenti hanno avuto modo di approfondire le condizioni di vita all’interno dei vari campi, la provenienza dei molti prigionieri e i modi in cui il regime gestiva questi luoghi di prigionia.

Hanno gettato, inoltre, uno sguardo sugli eventi post-liberazione e su episodi significativi della lotta partigiana come la battaglia di  Bosco Martese del 26 settembre 1943. Episodio ricordato come il primo successo militare e politico della Resistenza italiana e come un “fenomeno forse unico in tutto il corso della Resistenza italiana, quello della emigrazione compatta della parte più attiva di un’intera popolazione in montagna”.

I ragazzi del VB che hanno partecipato sono Marzia Angelini, Luciano Chiominto, Claudia Ciuffetelli, Federico De Angelis, Laura De Paolis, Federico Di Pietro, Sara Faccenda, Federico Fallucca, Eleonora Fiordigiglio, Piergiuseppe Lofrumento, Angela Mariotti, Gaia Micco, Federica Miconi, Noemi Miocchi, Federica Pace, Valeria Pallante, Paolo Pizzini, Alessio Ponzi, Annachiara Valente. Giulia Di Cesare

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