TERAMO – “L’Abruzzo, terra meravigliosa, deve saper far tesoro del linguaggio cinematografico, del documentarismo d’autore, come veicolo di crescita culturale, e come potente strumento di promozione a livello planetario. Uno dei passaggi da fare è, in questa direzione, quello di finanziare adeguatamente l’Abruzzo film commission”.

L’appello arriva dall’affermato regista Daniele Di Domenico, teramano 42enne,  ma che da anni vive e lavora in Emilia Romagna, a Cesena, dove ha fondato nel 2007 lo studio Kairos, che si è conquistato il successo di pubblico e critica con Terramacchina, documentario sull’impatto dell’agricoltura industriale nella pianura padana, con Hands, primo social movie italiano, che racconta l’importanza delle mani nella vita delle persone, e la serie animata in stop motion Sval & Bard, turisti “fai da te” che invitano alla buona educazione ambientale chi visita l’arcipelago delle Svalbard in Norvegia, e che ha vinto premi in 20 festival nei 5 continenti.

In punta dei piedi, ma da addetto ai lavori, Di Domenico entra nel merito del dibattito che si è innescato intorno al sottofinanziamento dell’Abruzzo film commission, nata con la legge 20 del novembre 2017, con la mission di far sì che produzioni del mondo del cinema e dell’audiovisivo possano trovare sostegno per una realizzazione vantaggiosa in Abruzzo dei loro progetti, nonchè di “sviluppare l’industria cinematografica, televisiva e audiovisiva in Abruzzo per raggiungere traguardi culturali, economici, occupazionali e contribuire alla valorizzazione di questo territorio nel panorama nazionale e internazionale”.

Peccato però che per fare tutto ciò il budget attuale è a dir poco inadeguato, appena 200 mila euro. Nulla di paragonabile a quanto viene stanziato in Emilia Romagna, 1,6  milioni di euro l’anno per non dire del budget della Puglia, ben 5 milioni di euro l’anno. Manca ancora insomma uno strumento utile  anche a promuovere il territorio, e a consolidare i numeri record di presenze turistiche in un’estate segnata dalla minaccia del covid, che ha indotto molti italiani a scegliere mete alternative, a quelle per loro classiche, in particolare quelle nelle aree montane, alta valenza ambientale.

“In Puglia il turismo è esploso grazie anche all’essere stata scenografia di importanti  film e documentari di livello internazionale – conferma Di Domenico – . E non è stato un caso, quota parte del merito va proprio alla Film commission, a pieno regime da anni, che ha creato le basi per attrarre produzioni di livello. Faccio un altro esempio: Parigi, che non ha certo bisogno di promozione, ha ritenuto utile e vantaggioso finanziare Midnight in Paris di Woody Allen”.

“Anche in Abruzzo  – prosegue di Domenico – c’è una Film commission, ma le risorse che ha a disposizione sono a dir poco inadeguate. Spero che questa fase di rodaggio finisca al più presto. Questo perché i paesaggi e le potenziali location che offre l’Abruzzo sono straordinari. Come è noto, tanti film e spot pubblicitari sono già stati girati qui. Ma la valenza ambientale e la relativa vicinanza da Roma non basta da sola. Occorre una Film commission che cofinanzi i progetti cinematografici, la strada più sicura e rodata per far arrivare in Abruzzo grandi produzioni, per attivare una potente leva economica capace di irrorare risorse nel grande e diversificato indotto che ruota intorno ad una produzione cinematografica”.

Non è un caso che anche Di Domenico in Abruzzo ha finora lavorato poco, preferendo di cimentarsi in produzioni sostenute in altre regioni, a cominciare dall’Emilia Romagna, grazie proprio alla Film Commission. In realtà in questi mesi sta lavorando ad un documentario che riguarderà anche l’Abruzzo, ma su cui c’è per ora il riserbo, per non guastare l’effetto sorpresa.

“Nel nuovo scenario determinato dall’epidemia del covid – spiega Di Domenico  – anche il mio settore ha vissuto forti difficoltà, con le riprese ferme per mesi e i cinema chiusi, ma la forzata permanenza domestica a fatto aumentare la domanda di contenuti su tutte le piattaforme, e il documentarismo ambientale ha giocato un ruolo ancora più importante”.

“Il documentario nel suo complesso, in Italia – proegue Di Domenico -, è in forte crescita, lo testimonia il fatto che c’è stata la vittoria del leone d’oro a Venezia del documentario di Gianfranco Rosi, con Sacro Gra. Ci sono tanti veterani e giovani che si cimentano nel genere, c’è un forte fermento intellettuale. Restano però atavici problemi. Manca ancora un’adeguata visibilità e ribalta nei palinsesti televisivi, in particolare nella televisione pubblica, e questo forse perché esiste alla Rai una struttura dedicata alla fiction, rai fiction, appunto, alle animazioni, Rai ragazzi, mentre per il documentario è stata creata una sezione solo di recente, Rai doc, che però non ha risorse”.

In prospettiva, spiega infine Di Domenico, “il documentarismo ambientale è in una fase di reinvenzione, ha preso piede negli ultimi anni i temi della denuncia, e quelli legati alla società e all’economia. Io ho fatto una scelta diversa. Ritengo che  il documentario di denuncia ha come effetto quello di ‘’deprimere’’ lo spettatore, e porta ad un’accettazione passiva di una realtà avvertita come negativa e soprattutto immodificabile, paradossalmente si ottiene il risultato contrario di quello che la denuncia si era prefisso. Io preferisco puntare l’obiettivo sulla bellezza, sui tesori di natura, storia e cultura, in Italia e nel mondo. Non nascondere i problemi, ma raccontarli in un’ottica positiva, dando voce a chi si impegna a migliorare le cose, con linguaggio ironico e non drammatico. Anche l’Abruzzo, la mia terra, ha tanto da dire in questo senso”.

All’ultima domanda, “di cosa si parlerà nel documentario che stai iniziando a girare?, Di Domenico risponde infine: “Lo scoprirete presto, vi dò un solo un indizio: ‘i giganti del mare’, dall’Abruzzo alla Puglia. Man mano sveleremo l’arcano sulla pagina Facebook di Studio Kairos e sul profilo Instagram kairostudioproject”.