TERAMO – Il bambino è morto ma non l’ho seppellito io. È la terza versione in 15 giorni della madre del piccolo Jason, il bimbo scomparso da circa un mese da Folignano, in provincia di Ascoli.

Oggi Katia Reginella, 24 anni, nel carcere di Teramo, ha infatti riferito al suo avvocato, Fancesco Ciabattoni e allo psichiatra Alessandro Meluzzi, consulente di parte, che “il bambino è morto in un incidente domestico, che lei non è responsabile di quanto accaduto, e che non è stata lei a seppellirlo”.

A farlo, secondo il suo legale sarebbe stata un’altra persona, il cui nome viene tenuto al momento sotto stretto riserbo. “Riferirò il contenuto della dichiarazione della mia assistita – spiega il legale – solo al magistrato”.

In precedenza, invece, la donna aveva sempre sostenuto un’altra versione: che il neonato era morto in casa e che lei lo aveva portato a piedi e abbandonato nelle campagne di Casteltrosino, frazione di Ascoli a 20 chilometri da Folignano.

Prima di questa tesi, un altro racconto. E cioè che lei e il marito – che non è il padre naturale del bimbo – lo avevano nascosto per timore che gli fosse tolto dal Tribunale dei Minori, come accaduto per gli altri due figli di 5 e 3 anni.

La difesa della donna, ha chiesto una perizia psichiatrica e un incidente probatorio sull’esito della relazione del consulente. Oltre a questi nuovi elementi, l’avvocato Ciabattoni è intenzionato a chiedere almeno gli arresti domiciliari per la donna, o il trasferimento in una struttura più adatta.

Diversa la posizione del marito. Denny Pruscino, 30 anni, operaio abruzzese di Nereto (Teramo), dopo l’arresto ha sempre sostenuto che il bambino è ancora vivo. Per quanto riguarda lo sviluppo delle indagini, durante la settimana, secondo quanto si apprende da fonti investigative – si svolgeranno nuovo interrogatori per i due coniugi.

La difesa dell’uomo ha chiesto che il suo assistito venga messo a confronto con la moglie, davanti al magistrato.