ROMA – “L’impatto che l’intelligenza artificiale avrà sul mondo del lavoro sarà molto più forte sui lavori a più intenso contenuto cognitivo che oggi sono i lavori meglio pagati nella società. Quindi l’aggressione sarà soprattutto su una serie di lavori della borghesia o di chi è capace di acquisire reddito”.
Così Padre Paolo Benanti, presidente del Comitato per l’intelligenza artificiale istituito presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri e professore straordinario presso la facoltà di teologia della Pontificia Università Gregoriana, in audizione alla Camera davanti alla commissione Lavoro della Camera.
Padre Benanti ha spiegato la questione citando il “paradosso di Moravec” secondo il quale un ragionamento di alto livello richiede pochissimo calcolo, ma le capacità sensomotorie di basso livello richiedono enormi risorse computazionali.
Come dire: “Una mano robotica che possa aprire una maniglia costa intorno ai 200mila euro. Una calcolatrice che misura una radice quadrata può costare anche meno di un euro. Quindi, nel caso umano, un bambino di 4 anni può aprire la maniglia di una porta ma dovrà avere almeno la terza media per poter calcolare una radice quadrata”.






