L’AQUILA – Ruota attorno alla figura dell’ex amministratore delegato di Collabora spa Vittorio Ricciardi (nella foto) l’inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila sulle ipotesi di reato di truffa e abuso d’ufficio in merito alla cessione della stessa società  alla Provincia dell’Aquila.

Un giro di scatole cinesi per il quale dodici persone raggiunte da avvisi di garanzia per reati che vanno dalla truffa all’abuso d’ufficio

RISCHIO REATI ANCHE IN ABRUZZO ENGINEERING

Secondo il Giudice per le indagini preliminari Marco Billi anche la società in house della Regione Abruzzo Engineering, dove Ricciardi ricopre il ruolo di direttore generale, potrebbe essere a rischio: per il giudice non è escluso che anche in Ae possano essere ripetuti gli stessi reati commessi all’epoca di Collabora spa.

“E’ da rilevare – scrive Marco Billi – che il Pm ha segnalato come Vittorio Ricciardi ricopre all’interno della società ‘Abruzzo Engineering scpa’ (società in house della Regione) il ruolo di direttore generale, il che lo pone in una posizione sicuramente sovraordinata rispetto a quella ricoperta dai restanti dirigenti societari atteso che questi ultimi  rispondono allo stesso del proprio operato”.

“Il Ricciardi, peraltro, risultando materiale firmatario di tutte le convenzioni relative agli afffidamenti diretti della società da parte dell’ente regionale, risulta esercitare una considerevole influenza in termini decisionali sulle modalità gestionali della società (in particolare per quanto riguarda il contenuto dei progetti, l’impiego e l’avanzamento di carriera del personale”

“E’ evidente – conlcude il Gip Billi – come la qualifica rivestita possa consentire a Ricciardi di reiterare la condotta criminosa posta in essere allorquando rivestiva all’interno della compagine sociale della “Collabora spa” la carica di amministratore delegato”.

Affermazioni che stridono, parecchio, con la censura effettuata dal presidente e amministratore delegato di Abruzzo Engineering Francesco Carli nei confronti di alcuni media che hanno accostato il nome di Ricciardi e Collabora a quello di Ae.

LE INDAGINI DELLA FINANZA SU COLLABORA E I NOMI DEGLI INDAGATI

C’é anche il presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, Carlo Benedetti, tra le 12 persone coinvolte nell’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila che indaga, a vario titolo, sulle ipotesi di reato di truffa e abuso d’ufficio, sulla cessione della società Collabora Spa alla Provincia dell’Aquila.

Il 48enne avvocato aquilano, esponente dei comunisti Italiani, all’epoca dei fatti era presidente del Consiglio di amministrazione di Collabora Spa, poi, dopo l’acquisizione da parte dell’Ente diventata Euroservizi. Le indagini condotte dalla guardia di Finanza hanno portato la procura della Repubblica a chiedere il sequestro preventivo di beni per un valore di circa 315mila euro, tra cui una Maserati, due case all’Aquila ed una porzione ad Ischia, all’ex amministratore delegato ed ex proprietario del 49% delle quote di Collabora Spa, Vittorio Ricciardi, attuale direttore generale di Abruzzo Engineering.

Un gioco di scatole cinesi e intrecci societari, che secondo la Procura e la Finanza avrebbe come figura centrale Ricciardi, ha inguaiato dodici persone.

Abruzzo Engineering, società in house della Regione Abruzzo (60% Regione, 30% Finmeccanica e 10 Provincia dell’Aquila, nata dalle ceneri di Collabora Engineering, società controllata dalla stessa Collabora Engineering. AE, che dà lavoro a circa 200 persone, è in precarie condizioni economiche ed in crisi di commesse. Le altre persone iscritte nel registro degli indagati, oltre naturalmente al 67enne Ricciardi, sono i componenti del Cda Fabio Ranieri (40), consigliere comunale del Pd ed attuale dipendente di AE, e Quirino Bisegna, 53 anni, ed i componenti del collegio sindacale Carla Mastracci (43), attuale dirigente amministrativo di Abruzzo Engineering, Ludovico Presutti (46), Maria Vittoria Bressan (69) ed Omero Martella (48).

Queste sei persone, insieme a Benedetti e Ricciardi, sono accusati di truffa in concorso tra loro. Sono accusati di abuso d’ufficio invece i tre dirigenti Giovanni Di Pangrazio (55), ex direttore generale della Provincia dell’Aquila ed attuale dirigente del comune dell’Aquila, Vincenzo Mazzotta (44), indagato per il crollo del convitto nazionale, Michela Leacche (45), e il funzionario Andrea Gentileschi (36).


AL SETACCIO LE FASI PROPEDEUTICHE LA COSTITUZIONE DI AE

Questi ultimi chiederanno di essere ascoltati al più presto dai magistrati ritenendosi non solo estranei ai fatti ma anche parti lese. In sostanza, la Gdf ha passato al setaccio le fasi propedeutiche alla costituzione di Abruzzo Engineering, nata per volere dell’ex presidente della Giunta regionale, Ottaviano Del Turco, e presentata per due volte all’Aquila dall’amministratore delegato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini.

Secondo il nucleo di Polizia Tributaria, diretto dal tenente colonnello Leonardo Matera, in relazione alla condotta di Ricciardi e delle otto persone del Cda e del collegio dei revisori dei conti, i rilievi sono legati al fatto che le quote societarie di “Collabora Spa, costituita per la gestione di servizi per l’impiego, partecipata per il 51% dalla Provincia dell’Aquila e per il 49% da un’azienda privata, Sviluppo Lavoro, secondo i finanzieri riconducibile a Ricciardi, sono state cedute all’ente pubblico, all’atto della trasformazione “in house” avvenuta nel 2006, ad un prezzo sovrastimato, attraverso artifizi contabili con le persone in oggetto che si sono rese responsabili dei reati di truffa e falso in bilancio.

DISSIMULATO DISSESTO SOCIETARIO, PROVINCIA FRODATA

In particolare, le Fiamme Gialle hanno portato a termine un’indagine di polizia giudiziaria nel corso della quale è stata scoperta una frode perpetrata ai danni della Provincia dall’amministratore delegato della società il quale, in concorso con gli organi di amministrazione e di controllo, dissimulando il dissesto societario causato da una cattiva gestione, falsificava i bilanci infrannuali e bilanci d’esercizio, determinando la sovrastima del valore delle quote di cessione a lui riconducibili per oltre 300 mila euro, traendo in inganno l’ente pubblico.