L’AQUILA – “Con gli attuali ritmi di rimozione delle macerie, stabili attorno alle novanta tonnellate mensili, per liberare la città dell’Aquila ed i Comuni del cratere dai materiali derivanti dai crolli occorreranno 69 anni”. La denuncia, più che una provocazione, è arrivata dal presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza in occasione dell’incontro promosso per illustrare il ‘dossier macerie” prodotto dall’associazione ambientalista.

Un dossier che fa crollare una delle certezze su cui media, rappresentanti delle istituzioni e tecnici hanno fatto riferimento nel post terremoto: “la quantità di macerie prodotte da crolli e demolizioni di edifici pericolanti – ha aggiunto Dezza – ammonta, secondo uno studio del luglio 2010 effettuato da Regione, Vigili del fuoco e Cnr, il consiglio nazionale delle ricerche, ammonta a 2milioni 650mila metri cubi di calcinacci, di cui 1milione 480mila solo nel capoluogo”. Per mesi si è parlato di una quantità di macerie che ha toccato, e secondo alcuni dati, evidentemente approssimativi per eccesso, gli oltre quattro milioni di metri cubi.

Nel dossier Legambiente elenca altre criticità legate alla questione macerie, come l’incongruenza sui dati di materiali di risulta ancora presenti nei centri storici, il balletto di responsabilità tra istituzioni ed enti, la questione legata ai siti di stoccaggio dei detriti, individuando, al contempo, sette proposte per far fronte ad una situazione, ad un anno e mezzo dal terremoto, ancora di piena emergenza.

I CONTI NON TORNANO

Nel Comune di Villa Sant’Angelo, tra i più colpiti sia in termini di danni che di vite umane, secondo i dati della Regione la quantità di macerie si aggira attorno ai 28mila metri cubi, mentre secondo uno studio commissionato dal sindaco del paese Pierluigi Biondi, eseguito dalle università di Genova e Catania e dal Cnr, vi sarebbero 40mila metri cubi di macerie: una differenza di circa il 30%. A pochi chilometri di distanza, nel Comune di Barisciano, centro risparmiato da grandi crolli e perdite di vite umane, l’analisi matematica di Vigili del fuoco e Cnr andrebbe ben oltre i 54mila metri cubi di macerie, quasi il doppio di quelle stimate a Villa Sant’Angelo.

“Lo studio fu fatto per valutare l’effettiva quantità di macerie – spiega il sindaco di Villa Sant’Angelo – Al di là delle cifre è importante sottolineare come l’80% dei materiali presenti sia rappresentato da pietre, che potrebbero essere riutilizzate come ‘materie prime secondarie’ nella filiera della ricostruzione e l’edilizia. Aggiungo inoltre, senza alcuna nota polemica, che i piccoli comuni hanno la responsabilità sulla materia ma non sono messi in grado di poter operare, visto che la maggior parte dei provvedimenti sono pensati e redatti in funzione dell’emergenza che si vive all’Aquila, dove sicuramente la situazione è più grave per tanti aspetti, ma che non può essere l’unico parametro di riferimento per gli strumenti normativi che vengono emanati”.

I SITI DI STOCCAGGIO

Durante la sua ultima visita all’Aquila il Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo assicurò “le macerie saranno rimosse in due anni”. Il problema è la possibilità di trovare dei siti adatti per lo stoccaggio temporaneo : attualmente l’unico attivo è quello della cava ex Teges. “Solo recentemente si è riusciti a sbloccare la situazione per l’utilizzo del sito di Barisciano, mentre c’è la possibilità di utilizzare un’altra area nel comune di Pizzoli” ha dichiarato l’assessore del Comune dell’Aquila Alfredo Moroni.

“La verità – ha aggiunto Enrico Fontana, responsabile dell’osservatorio sulla legalità di Legambiente, istituito ad hoc proprio dopo il terremoto di un anno e mezzo fa – a gennaio la Prestigiacomo annunciò la soluzione del problema e, ad oggi, si sta valutando le ipotesi che già si fecero all’epoca per lo stoccaggio delle macerie: ovvero ex Teges, Barisciano, Goriano Sicoli, Pizzoli, Capestrano e Isola del Gran Sasso. Nulla di nuovo, insomma: su questa vicenda si è andati indietro come dei gamberi.

A tutto ciò si aggiunge la poca chiarezza sui numeri, che è necessaria per far partire la ricostruzione”. Fontana ha poi sollevato una questione, legata alla possibilità di riutilizzare i materiali derivanti dai crolli nella filiera dell’edilizia: “Esiste una legge, la 203 del 2003, che impone il riciclo dei materiali recuperabili dai crolli e le macerie per l’edilizia pubblica. Perché non si attua in Abruzzo?”.

RICICILARE CON IMPIANTI AD HOC, IL CASO DI ROIO

Riutilizzare i materiali derivanti dai crolli è possibile utilizzando dei trituratori di nuova generazione, che recuperano il calcestruzzo, il cemento e altre fibre da reinserire nel mercato edilizio. “Si tratta in realtà – ha spiegato – Tito Cuoghi, responsabile relazioni esterne dell’Anpar, Associazione nazionale produttori aggregati riciclati – di una scoperta come quella dell’Uovo di Colombo. Nel febbraio scorso il tavolo tecnico per l’ambiente individuò un sito, nella frazione aquilana di Roio, per lo stoccaggio delle macerie e la realizzazione di un iumpianto di trattamento per il riciclaggio dei rifiuti. Un’ipotesi che, dopo un assenso iniziale di tutte le componenti del tavolo, non è andata giù alla lobby delle cave. A questo si aggiunge che il Consiglio comunale ha poi bocciato l’ipotesi progettuale”.

Una svolta, però, potrebbe arrivare dai pareri positivi che sono stati espressi da Regione Soprintendenza: a breve si riunirà una conferenza dei servizi, il cui giudizio potrebbe rivelarsi decisivo per la costruzione dell’impianto.

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE

“In un contesto di indecisioni ed incertezze un dato è chiaro: all’Aquila non c’è un metro cubo di aggregato riciclato prodotto con il trattamento delle macerie post terremoto – ha affermato il presidente di Legambiente Abruzzo Angelo Di Matteo – Se non si decide di collocare un impianto, che cominci a lavorare quanto prima, non ce ne sarà nemmeno in futuro”. Di Matteo ha illustrato le sette proposte lanciate da Legambiente per far fronte all’emergenza macerie.

1) Stabilire numeri certi sul quantitativo di macerie da rimuovere da L’Aquila e dai comuni del cratere. 2)  Stanziare le risorse necessarie per la rimozione delle macerie, prevedendo adeguati finanziamenti e procedure rapide di trasferimento ai Comuni. 3) Definire per i Comuni del cratere procedure certe, attuabili e verificabili, per l’attività di rimozione delle macerie e l’avvio agli impianti di stoccaggio e trattamento. 4) Identificare e allestire i centri di stoccaggio temporaneo. 5) Garantire la presenza di impianti di selezione e trattamento degli inerti nei siti di stoccaggio temporaneo. 6)Dare piena e immediata attuazione nella Regione Abruzzo alla legge 203/03 che prevede l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di prevedere negli appalti almeno il 30% di materiale edile da riciclo. 7)Dotare la Regione di uno strumento di pianificazione sulle attività estrattive (Piano Cave) in modo da contenere la proliferazione di nuove cave.

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