L’AQUILA – Pace fatta, ma forse no, tra l’assessore regionale all’Agricoltura Dino Pepe e il capogruppo del Partito democratico all’Emiciclo, Sandro Mariani.

Da una parte i due litiganti smorzano i toni e si fanno fotografare a braccetto e sorridenti in commissione Bilancio. Dall’altra, intervistati da AbruzzoWeb a margine dei lavori del Consiglio, confermano, in particolare Mariani, le ragioni del dissidio, che crea fibrillazioni in maggioranza, in primis sull’efficacia delle azioni di contrasto al proliferare della fauna selvatica, cinghiali soprattutto, che tanti danni causano all’agricoltura abruzzese.

Un altro motivo di attrito, l’esclusione del Gruppo di azione locale (Gal) Gran Sasso Laga dai fondi del Piano di sviluppo rurale (Psr), Gal che insiste sul territorio teramano di Mariani, Pepe garantisce che a luglio c’è la ragionevole possibilità di reperire un finanziamento di circa 3 milioni di euro.

“Ci sono punti di vista diversi – ammette Pepe – che sono normali all’interno di un partito e di una maggioranza, l’importante è fare sintesi, e trovare le soluzioni migliori. Posso garantire che stiamo facendo tutto il possibile per contrastare la proliferazione incontrollata degli ungulati. Abbiamo cominciato con la modica al regolamento del cinghiale, allargando le battute alle aree non vocate, ovvero nelle aree costiere e collinari dove prima l’abbattimento non era previsto”.

Una risposta che, tuttavia, non soddisfa Mariani, per il quale resta il problema dell’emarginazione nel Piano regionale degli gli Ambiti territoriali di caccia (Atc). E il capogruppo dem torna a contestare la scelta di Pepe di scegliere come suo dirigente Giovanni Castiglione, arrivato in regione dalla Provincia di Teramo, e molto inviso agli Atc.

A mandare su tutte le furie Mariani è, poi, soprattutto il fatto che le campagne di abbattimento siano effettuate, a suo dire, in aree dove i cinghiali si sono ridotti di numero, dopo le eccezionali nevicate di gennaio, lasciando scoperte aree dove invece si sono spostati, aumentando di numero.

“Nelle politiche della caccia c’erano cose che non andavano, e le cose, mi spiace dirlo non sono affatto risolte – spiega Mariani ad AbruzzoWeb – All’assessore continuo a contestare il suo affidarsi ad un soggetto, il dottor Castiglione, che non è all’altezza, perché ha predisposto piani di abbattimenti dei cinghiali senza criteri, e dunque inefficaci. In queste ore mi arrivano altre segnalazioni di raccolti distrutti. Siamo in emergenza, io non ce l’ho con Pepe, voglio che questa emergenza finisca”.

A far tornare almeno un po’ di sereno tra Pepe e Mariani sarà invece un finanziamento straordinario per il Gal Gran Sasso Laga, che riunisce aziende e amministrazioni del territorio di Mariani, che non è stato ammesso a finanziamento nel bando del Psr, perché prorogato a poche ore dalla chiusura dei termini.

Mossa che ha consentito di presentare la sua domanda a un ottavo incomodo, il Gal Terreverdi Teramane, che è stato poi ammesso tra i sette finanziabili, a discapito appunto del Gran Sasso Laga, che pure aveva presentato nei termini la sua domanda. E che è espressione del territorio dell’assessore Pepe. Un episodio che Mariani si è legato al dito. Ora, però, assicura Pepe, si può rimediare.

“Ho fatto una richiesta specifica all’Autorità di gestione governativa, in modo tale che nella prossima variazione di bilancio relativa alla piano di sviluppo rurale, che avverrà i primi di luglio, in accordo con governo e autorità europee, potranno essere assegnati 3 milioni di euro anche alò territorio del Gal Gran Sasso Laga, che tanto ha sofferto nel terremoto e nell’emergenza neve di gennaio”.

E aggiunge: “Stiamo trovando un accordo con il Ministero e le altre Regioni italiane, per destinare un contributo aggiuntivo di solidarietà di 40 milioni di euro a favore di 23 comuni del cratere”, conclude.