PESCARA – Automobili ammaccate, vetri in frantumi, grondaie, tettoie e gazebo danneggiati, orti e coltivazioni distrutti: appare così Città Sant’Angelo (Pescara) dopo l’intensa perturbazione che, in tarda mattinata, ha interessato la costa del Pescarese e del Teramano, con chicchi di grandine che, nel comune angolano, hanno raggiunto i diversi centimetri di diametro e, secondo le forze dell’ordine, erano più grandi di palline da golf.
A fare un primissimo bilancio dei danni è il comandante della Polizia municipale, Luca Marzuoli, che parla di “10-15 minuti di follia. La fortissima grandinata ha interessato tutto il centro urbano – spiega il comandante – i chicchi avevano una forma stellata ed erano più grandi di una pallina da golf. Oltre ai danni ad automobili ed edifici, nelle campagne circostanti sembra che sia passata una potatrice”.
A Pescara la grandine ha imbiancato la città in pochi minuti e la temperatura, per tutta la mattina tipicamente estiva, si è bruscamente abbassata.
Situazione analoga a Silvi Marina (Teramo), dove è in corso la ricognizione dei danni. Anche qui la Polizia locale parla di automobili, veicoli, capannoni, tettorie e terreni danneggiati.
ROGHI NELL’INTERNO
Quasi contemporaneamente, nelle zone interne, si sviluppavano alcuni roghi, tra cui il più ampio ad Alanno (Pescara), che ha itneressato un’area di 15 ettari.
Per domare le fiamme è stato necessario l’intervento di due Canadair provenienti da Roma. Nella zona hanno lavorato per oltre sette ore i vigili del fuoco, gli uomini del Corpo forestale dello Stato di Pescara e quelli della Protezione civile. Sul posto anche i carabinieri della locale stazione.
L’ESPERTO: “STAGIONE STRANA MA NON C’È DA STUPIRSI”
Per Guido Visconti, ordinario di Fisica atmosferica all’Università dell’Aquila, tali fenomeni “non sono frequentissimi ma neanche stupiscono in questo periodo di primavera avanzata”.
Ciò che è “fuori dalla norma” è “l’intensità” che fanno di questa primavera 2013 una “stagione strana”.
“Alcuni – spiega l’esperto – legano questi fenomeni al riscaldamento globale e in particolare allo scioglimento generalizzato dei ghiacci questa volta del Polo Nord con la discesa consequenziale di correnti fredde verso le nostre latitudini anche in stagioni dove non dovrebbero essere così frequenti e intense”.
Secondo Visconti si tratta di “un’ipotesi, forse la più ragionevole” studiata su modelli e dati. “Quello che conta è vedere la tendenza di questi fenomeni negli anni”, sottolinea.
Per quanto riguarda i fenomeni a macchia di leopardo in alcune regioni, dipende dalla conformazione dei territori.
“Le coste tirreniche, come quelle sul Golfo di Genova, o la Pianura Padana sono territori più esposti a fenomeni improvvisi. In Abruzzo la catena del Gran Sasso, invece, consente una discreta stabilità anche se l’esposizione alle correnti balcaniche è in intensificazione”.
E se la costa pescarese è stata investita dalla grandinata e le zone interne al contrario hanno avuto problemi con i primi roghi, “è perché – conclude Visconti – sulla costa l’umidità è più alta e le correnti ascensionali sono facilitate dalle colline poco distanti”.






