L’AQUILA – Slitta ancora l’ingresso nel vivo del processo alla Commissione grandi rischi.

Dopo le schermaglie tra accusa e difesa della scorsa settimana, nuova rinvio questa mattina al tribunale dell’Aquila nel processo ai sette componenti dell’organismo consultivo della presidenza del Consiglio che si riunì nel capoluogo il 31 marzo 2009, accusati di omicidio, disastro e lesioni colpose in concorso.

L’avvocato di Stato, Carlo Sica, e i legali delle difese hanno chiesto venti giorni di tempo per avere modo di esaminare documenti non prodotti dalla cancelleria, dopo una mezz’ora di camera di consiglio il giudice Marco Billi ha rigettato l’istanza.

Successivamente, il giudice ha ammesso tutti i testimoni e tutte le prove prodotte da tutte le parti, compresi due nuovi testimoni all’ultimo momento dall’avvocato di parte civile Wania Della Vigna, due esperti internazionali di terremoti.

Al momento di cominciare il primo esame dei testimoni, come auspicato dallo stesso giudice, le difese degli imputati hanno subito eccepito la nullità del processo perché esame e controesame vanno svolti nello stesso tempo e questo non sarebbe possibile senza poter valutare prima le carte escluse dall’attuale documentazione.

Alla fine anche l’accusa è andata per le spicce, chiedendo, attraverso il procuratore Roberta D’Avolio, un rinvio per sgombrare il campo da ogni equivoco.

A quel punto il giudice Billi ha disposto il rinvio al 15 ottobre alle 9, verosimilmente nelle nuove aule della Corte d’Appello.

GLI IMPUTATI

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Universita’ di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile

Una settimana fa solamente De Bernardinis era presente in aula degli imputati, oggi in aula anche Dolce.

SCONTRO SULLA DOCUMENTAZIONE

Nelle prime fasi dell’udienza l’avvocato dello Stato, Carlo Sica, ha chiesto il rinvio per non aver avuto il tempo necessario per valutare la documentazione prodotta come prova, addebitandone le responsabilità alla cancelleria.

Alla richiesta, appoggiata dalle difese, che hanno anche presentato un’istanza simile autonoma, si è opposto fermamente il pm Fabio Picuti, non ritenendo leso il diritto di difesa.

Le parti civili si sono spaccate su questa ipotesi di rinvio: l’avvocato Vincenzo Calderoni ha appoggiato lo slittamento “per non celebrare un processo che possa essere dichiarato nulla tra qualche anno”, di diverso parere Antonio Valentini, Attilio Cecchini e Fabio Alessandroni. La grande maggioranza delle parti civile è comunque contro l’istanza.

Dopo ulteriori schermaglie, il giudice Marco Billi ha sospeso l’udienza per una decina di minuti prima di prendere la sua decisione.

VITTORINI: ”SE CI FOSSE STATA QUESTA CURA IL 31 MARZO 2009…”

Quando ancora si ignora quale sarà la decisione del giudice Billi, appare comunque amareggiato il presidente dell’associazione 309 martiri, Vincenzo Vittorini, che nel terremoto ha perso la moglie e una figlia.

“A prescindere dal merito della questione – ha commentato – se ci fosse stata tutta questa cura ai dettagli, agli aspetti formali, in quella famosa mezz’ora di riunione della Grandi rischi del 31 marzo 2009, oggi forse non ci troveremmo qui”.

IL RIGETTO

Il giudice Billi aveva chiesto cinque-dieci minuti per prendere una decisione, ma alla fine ha impiegato mezz’ora. Tra il rinvio e la continuazione tout court del dibattimento alla fine ha optato per una soluzione di compromesso: l’ammissione delle prove, la produzione delle copie della documentazione non prodotta e l’ascolto di testimoni che prescindono dalle prove che il responsabile civile e le difese non hanno potuto consultare.

“Ovvio che l’istanza è rigettata”, ha tagliato corto Billi alle esplicite richieste di chiarimento degli avvocati.