L’AQUILA – L’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura della Repubblica dell’Aquila e quindi è stata aperta un’inchiesta a suo carico parallela a quella che ha portato al processo alla commissione Grandi rischi.

Il dibattimento è attualmente in corso nei confronti dell’organo consultivo della presidenza del Consiglio, che si riunì nel capoluogo il 31 marzo 2009, una settimana prima della devastante scossa delle 3.32, con l’accusa di aver sottovalutato il rischio e fornito false rassicurazioni che hanno causato la morte di 308 persone.

L’iscrizione nel registro delle notizie di reato è avvenuta in seguito alla denuncia per omicidio colposo presentata nei confronti dell’ex capo dipartimento dall’avvocato aquilano Antonio Valentini nella giornata di venerdì scorso, dopo la diffusione di una telefonata intercettata all’ex assessore regionale Daniela Stati. Ieri, tra l’altro, anche il partito della Rifondazione comunista attraverso i suoi legali ha presentato una denuncia analoga.

Nella conversazione del 30 marzo 2009, il giorno prima della contestata riunione, Bertolaso definiva la convocazione degli esperti “una operazione mediatica” e affermava che la riunione non era convocata “perché siamo spaventati o preoccupati, ma perché vogliamo tranquillizzare la gente”.

In un’altra intercettazione che ha destato scalpore, sempre Bertolaso parlava con l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, braccio destro di Silvio Berlusconi, per assicurare al premier una presenza in prima fila ai funerali delle vittime del sisma.

A conferma dell’iscrizione nel registro il fatto che Bertolaso, inserito nella lista dei testimoni dell’accusa, ma che ha saltato le ultime due udienze perché impegnato all’estero, non sarà più convocato come era invece programmato nell’udienza dell’8 febbraio prossimo: la procura non gli notificherà la convocazione.

Un colpo di scena che potrebbe rivoluzionare il processo più delicato della maxi inchiesta sui crolli del terremoto. E il diretto interessato aveva già fiutato l’aria: “All’Aquila devo andare da testimone, magari ci arriverò da indagato”, ha detto intervistato su La 7 da Antonello Piroso, dove si è difeso e ha affermato di non avere paura.

Da quanto si apprende, non è escluso un processo bis, in cui Bertolaso verrebbe indagato con la stessa accusa dei sette della Cgr.

Al vaglio dei magistrati c’è in questi giorni il percorso per riunificare i due procedimenti, che si annuncia difficile, visto che quello principale è già in fase dibattimentale.

Negli uffici della procura oggi c’è stato un summit coordinato dal procuratore capo, Alfredo Rossini. Era stato il magistrato di turno, il sostituto procuratore Stefano Gallo, a ricevere la denuncia di Valentini, mentre la nuova inchiesta è stata affidata a un altro sostituto, Fabio Picuti, quello che sta conducendo le indagini sulla Cgr.

Frattanto alla polizia giudiziaria è stato affidato il compito di acquisire fisicamente la telefonata, che si può ascoltare su Internet.

Ulteriori sviluppi si sapranno nell’udienza di domani, in cui saranno ascoltati Fabio Sabetta, dirigente della Protezione civile citato da Picuti dopo un supplemento d’indagine suggerito da una parte civile, Antonello Ciccozzi, docente aquilano di Antropologia culturale, entrambi testi del pm, e sei testimoni di parte civile chiamati dall’avvocato Fabio Alessandroni.

I testimoni chiamati dall’avvocato Alessandroni saranno Remo e Linda Visione, genitori di Daniela Visione, moglie di Massimo Cinque, scomparsa nel sisma assieme ai figli Davide e Matteo, e la suocera di Daniela.

Seguiranno l’architetto Andrea Vittorini, fratello di Vincenzo, che nel sisma ha perso la moglie Claudia e la figlia Fabrizia, e due amici di famiglia con cui la coppia si sentì in occasione delle scosse precedenti a quella delle 3.32. (alb.or.)

L’INTERCETTAZIONE-SHOCK ERA STATA SEGNALATA DA FIRENZE

L’intercettazione tra Bertolaso e la Stati era tra quelle disposte dalla procura della Repubblica di Firenze che stava indagando sul G8 della Maddalena, su grandi eventi e alcuni appalti e che portò in carcere quattro persone (tra i quali l’ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, e il costruttore romano Diego Anemone) e al coinvolgimento, come indagato, di Bertolaso.

Dopo il terremoto, la magistratura di Firenze inviò a quella aquilana una serie di documenti che dettero vigore all’inchiesta della procura dell’Aquila sul G8 che si è svolto nel capoluogo abruzzese e su appalti per la ricostruzione.

In questi atti vi era anche la telefonata tra Bertolaso e la Stati che, però, non fu presa in considerazione in quanto non riguardava alcuna delle inchieste avviate dalla magistratura del capoluogo abruzzese.

Solo in seguito fu istruito il processo alla commissione Grandi rischi, ma anche in questo caso quella telefonata non fu presa in considerazione.

BERTOLASO E LA CITTADINANZA ONORARIA: UN NO E QUATTRO SI’

Il 20 aprile del 2010 la IV commissione Statuto e regolamenti del Comune dell’Aquila bocciò a larghissima maggioranza, con 14 no e 2 sì, la proposta di conferire la cittadinanza onoraria all’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.

In seguito, però, Bertolaso ottenne questa onorificenza da quattro comuni del “cratere”, Cagnano Amiterno, Ocre, Poggio Picenze e Popoli, mentre dieci Comuni conferirono la cittadinanza onoraria alla Protezione civile, Barisciano, Capestrano, Fagnano Alto, Ocre, Poggio Picenze, Tione degli Abruzzi, San Demetrio ne’ Vestini, Sant’Eusanio Forconese, Villa Sant’Angelo.

La decisione del Comune dell’Aquila scatenò molte polemiche e giunse dopo un periodo in cui erano attivi su Facebook gruppi contrapposti: quello favorevole evidenziava la “speranza di rinascita” e l’attività svolta in favore delle popolazioni terremotate, il secondo invitava a “non dimenticare che quella sera ci hanno detto di dormire tranquilli”.

Critiche furono rivolte anche dall’allora sottosegretario Carlo Giovanardi, dai presidenti della Regione, Gianni Chiodi, e della provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, e dal vicepresidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis.

INTERROGAZIONE DI LOLLI (PD) AL GOVERNO

Come aveva preannunciato, il deputato del Partito democratico Giovanni Lolli ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio sull’intercettazione telefonica nella quale l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, a fine marzo 2009, annunciava all’allora assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati l’intenzione di organizzare all’Aquila una riunione di tecnici allo scopo di tranquillizzare la popolazione, allarmata per le continue scosse di terremoto, poi sfociate in quella devastante del 6 aprile 2009.

Nella telefonata, pubblicata il 17 gennaio scorso sul sito internet Repubblica.it, Bertolaso definiva quella convocazione un'”operazione mediatica”.

“Compito della Protezione civile – scrive Lolli – non è quello di tranquillizzare l’opinione pubblica, addirittura ricorrendo a ‘operazioni mediatiche’, al contrario, è quello di predisporre tutte le misure di prevenzione possibili tra le quali c’è anche quella di informare correttamente i cittadini e di renderli consapevoli dei rischi e dei comportamenti adeguati necessari”.

“Il periodo di gestione della Protezione civile diretta da Bertolaso e il tentativo che in quel periodo si è fatto di trasformarla in uno strumento ‘politico-mediatico’ e addirittura in una società per azioni – sostiene Lolli – è certamente una pagina molto negativa e per alcuni versi inquietante della nostra storia recente”.

Lolli chiede di sapere “se il presidente del Consiglio sia informato di questa vicenda e, soprattutto, quale sia il modello organizzativo di Protezione civile sul quale questo governo ritiene di investire”.

IL TESTO COMPLETO DELL’INTERROGAZIONE
 
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
 
Premesso che
 
Il 17 Gennaio 2012 il sito internet Repubblica.it ha pubblicato l’intercettazione telefonica tra l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nonché responsabile della Protezione civile Guido Bertolaso e l’assessore alla Protezione civile della Regione Abruzzo Daniela Stati.
 
Nella telefonata Bertolaso spiega che sta organizzando una riunione di tecnici allo scopo di tranquillizare la popolazione definendola una “operazione mediatica”.
 
Dopo sette giorni si verifica la tragedia che ha colpito l’Aquila il 6 Aprile 2009.
 
Compito della Protezione civile non è quello di tranquillizzare l’opinione pubblica addirittura ricorrendo a “operazioni mediatiche” al contrario è quello di predisporre tutte le misure di prevenzione possibili tra le quali c’è anche quella di informare correttamente i cittadini e di renderli consapevoli dei rischi e dei comportamenti adeguati necessari.
 
Il periodo di gestione della Protezione civile diretta da Guido Bertolaso e il tentativo che in quel periodo si è fatto di trasformarla in uno strumento “politico-mediatico” e addirittura in una Spa è certamente una pagina molto negativa e per alcuni versi inquietante della nostra storia recente.
 
Per sapere se Il Presidente sia informato di questa vicenda e soprattutto per sapere quale sia il modello organizzativo di Protezione Civile sul quale questo Governo ritiene di investire.

IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato di aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i 2 minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio e stanno cominciando quelli di parte civile.

Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci