L’AQUILA – Si allarga lo scontro sul futuro turistico del Gran Sasso d’Italia, su cui pende un milionario progetto di sviluppo e una guerra tra ambientalisti e fautori di un rinascimento turistico.

Al termine di un vertice in Regione sono state diffuse due note, una con alcuni accenni del vice presidente dell’ente, Giovanni Lolli, che parla di restringimento, per il futuro, ai soli “interventi compatibili”; l’altra, trionfalistica, del cartello Emergenzambiente Abruzzo, che specifica di aver ottenuto il mantenimento dei confini del Parco nazionale e la realizzazione delle nuove seggiovie sui tracciati preesistenti senza modifiche.

Temi che hanno suscitato allarme tra i promotori del referendum per rivedere quei confini, sostenitori di un tracciato nuovo e migliore per gli impianti che verranno che si augurano che non ci sia un “menu già pronto” di Regione e ambientalisti e promettono, in caso di bocconi indigesti, lotta senza quartiere. 

LOLLI: “SOLO INTERVENTI COMPATIBILI”

Il tema dello sviluppo sostenibile del Gran Sasso è stato al centro di un incontro che il vicepresidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, ha avuto con il direttore del Parco nazionale del Gran Sasso-Laga, Domenico Nicoletti, insieme con i capigruppo al Comune dell’Aquila del Partito democratico e Rifondazione comunista, e con i rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste da sempre impegnate nell’area del Gran Sasso.

“Ogni intervento sul Gran Sasso – ha detto  Lolli – deve essere coerente con il Piano del Parco e con le previsioni del Piano d’Area”.

In questo senso, si è convenuto nel corso della riunione, che sono da considerare compatibili interventi di ripristino ambientale con opere di rimboschimento e rinaturalizzazione, promozione di un turismo pluristagionale e integrato, tutela del territorio anche regolando le vie di accesso a Campo Imperatore, valorizzazione della rete sentieristica e dei rifugi con risorse regionali, sviluppo del Distretto turistico montano del Gran Sasso con i suoi Borghi, rilancio dell’economia turistica locale dei piccoli Comuni del cratere sismico, interventi sull’impiantistica sportiva soggetti alle Valutazioni autorizzative e adeguati alle previsioni normative vista la criticità sull’ammodernamento delle Fontari.

Sul fronte amministrativo, dopo 16 anni di attesa il Parco nazionale del Gran Sasso si appresta ad approvare il Piano del Parco, una sorta di piano regolatore che disciplina e delinea le linee di sviluppo dell’area del parco.

Da qui la necessità di una generale condivisione nell’assunzione di importanti decisioni legate allo sviluppo dell’area stessa.

Inoltre, il Gran Sasso e l’intero sistema naturalistico abruzzese che fa riferimento ai tre parchi nazionali si candidano a diventare “Patrimonio culturale e naturale dell’Unesco”, per acquisire un valore attrattivo in campo turistico. Da qui il rilancio in chiave nazionale della strategia Ape – Appennino Parco d’Europa – nella quale l’Abruzzo intende recitare un ruolo di primissimo piano.

EMERGENZAMBIENTE ABRUZZO: “MANTENIMENTO DEI CONFINI DEL PARCO”

C’è invece il “mantenimento dei confini esistenti del Parco”, tra i risultati del vertice, secondo gli ambientalisti del cartello “Emergenzambiente Abruzzo” che comprende Stefano Allavena (Lipu), Mario Marano Viola (Mountain Wilderness), Stefano Orlandini (Salviamo l’Orso) e Bruno Petriccione (Wwf, Touring Club Italiano), oltre al consigliere comunale dell’Aquila Enrico Perilli (Federazione della sinistra) presidente della commissione Territorio.

LA NOTA

Tutti i partecipanti all’incontro si sono trovati d’accordo sui seguenti interventi prioritari, da finanziare con urgenza utilizzando tutte le risorse messe a disposizione dalla Regione, dallo Stato e dall’Unione europea:
mantenimento degli attuali confini del Parco nazionale del Gran Sasso e delle relative aree della Rete Natura2000 dell’Unione Europea (Zone di Protezione Speciale e Siti di Interesse Comunitario).

Ammodernamento delle strutture turistiche esistenti, attraverso il restauro e la loro rimessa in efficienza: realizzazione della nuova seggiovia delle Fontari e di quelle previste a Monte Cristo, tutte sui tracciati preesistenti, restauro dell’Albergo e dell’Ostello di Campo Imperatore, sistemazione dei Rifugi del Cai e degli innumerevoli piccoli rifugi pastorali oggi per lo più in stato di degradazione e abbandono.

Realizzazione di un grande percorso per lo sci di fondo e fondo-escursionismo centrato su Campo Imperatore, servito dagli impianti a fune esistenti e da quelli da ripristinare a Monte Cristo, nonché dai punti di ristoro e sosta offerti dai predetti rifugi pastorali (es.: traversata Assergi – Campo Imperatore – Piano di Voltigno).

Realizzazione, sistemazione e valorizzazione di una moderna e articolata rete di sentieri per escursioni giornaliere e trekking di lunga durata.

Estesi interventi di rinaturalizzazione del territorio, con relativo aumento della qualità ambientale, del valore dei servizi forniti dall’ecosistema e dell’occupazione locale: smantellamento e rinaturalizzazione completa di tutti gli impianti sciistici obsoleti o inattivi, chiusura al traffico privato e rinaturalizzazione della viabilità minore (Ss  17 bis di Campo Imperatore dal bivio per Fonte Vetica all’Albergo di Campo Imperatore, reticolo di strade sterrate su Campo Imperatore, eccetera), rinaturalizzazione dei rimboschimenti a conifere, recupero ambientale delle aree degradate e denudate (es.: ruderi di Fossa di Paganica, cave).

COMITATO REFERENDUM: “LOTTA CONTRO IL MENU DEGLI AMBIENTALISTI”

“Ci auguriamo di aver capito male”, dice il Comitato promotore del referendum consultivo sulla revisione dei confini del Parco del Gran Sasso nel commentare le due note, della Regione Abruzzo e del cartello Emergenzambiente Abruzzo, diffuse ieri dopo un vertice svolto sul futuro della montagna aquilana.

Nell’evento, in particolare, secondo gli ambientalisti sarebbe stato concordato il “mantenimento degli attuali confini del Parco” e la “realizzazione della nuova seggiovia delle Fontari e di quelle previste a Monte Cristo, tutte sui tracciati preesistenti” mentre la nota del vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, è più generica.

“Ci sembra che il menù del pranzo matrimoniale tra l’amministrazione comunale e le sigle ecologiste sia già stato fissato”, sbottano i comitati attraverso il portavoce Luigi Faccia, ex consigliere comunale e maestro di sci, che, però, annuncia “se i piani non saranno cambiati, lotteremo duro” e si chiede, “se realmente il vice presidente Lolli sia d’accordo”.

LA NOTA

Leggendo la nota a firma delle associazioni riunite nel cartello EmergenzAmbiente Abruzzo, ci sembra che il menù del pranzo matrimoniale tra l’amministrazione comunale e le sigle ecologiste sia già stato fissato per la felicità di tutti i commensali invitati che vedono il Gran Sasso come un santuario della natura.

Il tutto alla faccia di chi vive quei luoghi veramente e ne subisce in continuazione le scelte “partorite” in un comodo salotto.

Evitando commenti sulla sostituzione della seggiovia “Fontari”, come sempre il nostro Comitato ha sostenuto non essere il vero problema del Gran Sasso, la nostra attenzione si sofferma sulla stringente direttiva Habitat con la sua sconosciuta, ai più, “Rete Natura 2000” composta dai Siti di interesse comunitario e dalle Zone di protezione speciale e, ovviamente, agli ormai anacronistici confini del Parco nazionale Gran Sasso-Laga.

Come abbiamo più volte urlato, la Rete Natura 2000 si estende oltre il dovuto contravvenendo alla stessa normativa che all’articolo 2 comma 3 recita testualmente “Le misure adottate a norma della presente direttiva tengono conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali”.

L’approvazione del Piano del Parco e l’esistenza del Piano d’Area non esimono il gestore del network Natura 2000 (Ente Parco) dall’applicare la normativa europea rendendo di fatto impossibile la realizzazione di qualsiasi nuova struttura turistica e/o sportiva fruibile sia l’estate che l’inverno.

Peraltro, i firmatari della nota non si nascondono e ribadiscono apertamente che gli unici interventi possibili sono la sostituzione dell’esistente e la ristrutturazione dei due alberghi, dando per scontato che non sarà possibile costruire il nuovo impianto di collegamento Scindarella-Monte Cristo e di quello di Caselle-Fontari essendo entrambi “nuove opere” (vedasi il D.M. 17 ottobre 2007 ed in particolare l’art. 5 c. 1 lett. m).

A questo punto ci chiediamo se realmente il vice presidente Lolli sia d’accordo con quanto affermano le associazioni riunite e se il sindaco sia a conoscenza di quanto sottoscritto dai sui rappresentanti.

Inoltre, a noi risulta che lo stesso vice presidente avesse l’intenzione di incontrare il nostro Comitato per condividere le possibili soluzioni e non per ratificare quanto già deciso da altri.

Ci auguriamo di aver capito male quanto letto sugli organi di stampa in questa domenica d’autunno, ma se così non fosse, il nostro comitato referendario, costituitosi per la realizzazione di un adeguato e giusto sviluppo turistico e rurale del nostro Gran Sasso, non permetterà di sperperare 50 milioni di euro per un progetto monco e senza futuro.

Ci attribuiamo, per queste motivazioni, anche il ruolo di sentinelle del nostro territorio e se i piani non saranno cambiati, lotteremo duro affinché queste risorse finanziarie vadano ad alimentare la ricostruzione delle frazioni pedemontane, dimenticate per troppo tempo.