L’AQUILA – Luciano D’Alfonso può continuare a fare sia il senatore del Partito democratico che il presidente della Regione Abruzzo, visto che “l’incompatibilità scatterà solo quando ci sarà la convalida degli eletti da parte della giunta delle elezioni del Senato”.

La parola finale spetterà però al Consiglio, nel voto previsto per il prossimo 3 maggio.

A stabiliro, in una seduta molto tesa e animata, e con importanti assenze e astensioni nelle file della maggioranza di centrosinistra, la conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale abruzzese, riunita oggi pomeriggio anche nella “veste” di Giunta delle elezioni, incaricata di accertare le condizioni di incompatibilità di D’Alfonso, in virtù dei due incarichi ricoperti, e che tante polemiche stanno provocando, anche fuori dall’Abruzzo.

A votare a favore dell’assenza dell’incompatibilità, come prevedibile, Sandro Mariani, capogruppo del Partito democratico, Maurizio Di Nicola, capogruppo di Centro democratico, Lorenzo Berardinetti, capogruppo di Regione Facile, Lucrezio Paolini, capogruppo dell’Italia dei Valori. In una nota hanno poi spiegato che comuque sarà il Consiglio regionale a esprimersi con il suo voto. A  sottolinearlo ad Abruzzoweb Di Nicola, e presidente della commissione Bilancio, che di professione fa l’avvocato.

“La Giunta per le elezioni ha ritenuto, anche sulla base delle motivazioni addotte dal presidente D’Alfonso nella sua lettera, non ancora sussistente la causa di incompatibilità e quindi non ha attivato la contestazione per la doppia carica. Tuttavia valutando la necessità di un approfondimento sulla delicata questione ha utilizzato l’articolo 20 comma 4  del regolamento interno di funzionamento del Consiglio regionale ha rimandato all’assemblea regionale la decisione definitiva. Una seduta è stata convocata per il 3 maggio prossimo, quando ci sarà un intervento di un oratore a favore e di un altro contro e poi la votazione. Sarà quindi il Consiglio a dare la parola finale”.

Sono state intanto significative le assenze in conferenza dei capigruppo di altri due componenti della maggioranza, il sottosegretario all’ambiente Mario Mazzocca di Articolo 1 – Movimento democratico e progressista, e del neo assessore Giorgio D’Ignazio, del Nuovo centro destra, appena passato dall’opposizione alla maggioranza.

Però secondo quanto si è appreso da fonti interne alla maggioranza, i due avrebbero delegato Paolini, con il quale sono “federati”, e il loro voto è stato ricompreso in quello “ponderato” dell’esponente Idv.

Pesa anche l’astensione del capogruppo di Abruzzo civico Mario Olivieri, che può essere senz’altro letta come un’ulteriore presa di distanza dalla maggioranza, e da D’Alfonso. Astensione che del resto fa seguito alle dimissioni dalla giunta dell’altro esponente di Abruzzo civico, Andrea Gerosolimo.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Di Pangrazio si è astenuto, ma in questo caso per mantenere la “terzietà”.

Comunque i 4 voti a favore dell’assenza di incompatibilità, con il meccanismo del voto ponderato, in base alla consistenza numerica dei gruppi, è valso 16 voti complessivi.

Sufficienti, seppur di misura, per respingere la tesi dell’opposizione,  secondo la quale D’Alfonso deve essere indotto a dimettersi immediatamente, o da senatore o da presidente della Regione, in quanto l’incompatibilità è scattata con la proclamazione degli eletti del 16 marzo.

A votare questa tesi Lorenzo Sospiri, capogruppo di Forza Italia, Sara Marcozzi, capogruppo del Movimento 5 stelle, Mauro Di Dalmazio capogruppo di Abruzzo futuro e Leandro Bracco, capogruppo di Sinistra Italiana.
Anche qui 4 voti, ma che pesano 13 voti ponderati.  Effetto dell’esito della conferenza dei capigrupo di oggi è che il voto regionale si allontana, forse a primavera 2019. (ft)

LE REAZIONI

Prevedibili le reazioni veementi dell’opposizione.

“Secondo la maggioranza in Regione Abruzzo non esistono cause di incompatibilità per il presidente-senatore Luciano D’Alfonso. Un atteggiamento di prepotenza istituzionale paradossale da parte consiglieri di maggioranza, in spregio del regolamento del Consiglio regionale e dell’articolo 122 della Costitizione”, commenta Marcozzi.

A sua volta Sospiri commenta che “la Giunta, col voto contrario delle opposizioni, ha deciso oggi che attualmente le due cariche di D’Alfonso non sarebbero incompatibili, ma questo non cambia di una virgola la nostra posizione: anche il governatore D’Alfonso deve rispettare la legge, la norma, e deve optare per una delle due cariche oggi ricoperte, quindi restare in Regione oppure levare le tende per accamparsi al Senato. E su questo obbligo normativo saremo irremovibili e ferrei, e porteremo la battaglia in Consiglio regionale”.

Per Sospiri il “presidente D’Alfonso, anteponendo vergognosamente i propri interessi personali al regolare funzionamento dell’Assemblea regionale, si arrampica con le unghie agli specchi per continuare a mantenere i piedi su due staffe”.

“In altre parole – incalza Sospiri – temendo di restare senza poltrona, D’Alfonso tenta di restare aggrappato alla sedia abruzzese con un occhio teso a guardare cosa accade nella capitale per paura che a Roma non si riesca a comporre il nuovo Governo e si torni alle elezioni, decretando la caduta di tutti gli eletti, lui compreso”.

E infine, ironizza Sospiri, “d’altro canto D’Alfonso ha anche un’altra possibilità: se lasciare l’Abruzzo lo addolora in maniera tanto incisiva, rinunciasse alla carica di Senatore e restasse in Regione, consentendo all’Assemblea elettiva di ricominciare a lavorare”.

In una nota congiunta Sandro Mariani, Lucrezio Paolini, Maurizio Di Nicola e Lorenzo Berardinetti  difendono invece la loro posizione.

“In occasione della odierna Giunta per le elezioni  – spiegano i consiglieri regioali di maggioranza – si è preso atto del contenuto della nota fatta pervenire all’attenzione della Giunta dal senatore D’Alfonso con la quale ha rappresentato il proprio diritto e facoltà di optare per una delle due cariche elettive nei termini previsti dal regolamento del Senato”.

“La maggioranza dei capigruppo consiliari ha deliberato di demandare all’intero Consiglio regionale, ai sensi dell’articolo 20 comma 4 del regolamento interno di funzionamento del Consiglio, la decisione sul procedere o meno alla contestazione dell’incompatibilità. Si è ritenuto, infatti, che debba essere il plenum dell’aula a valutare se le condizioni di incompatibilità vengano ad esistere giuridicamente a seguito della proclamazione ovvero a seguito dell’avvenuta convalida dello stesso senatore nella carica, che avverrà ad opera della Giunta per le elezioni del Senato” è quanto dichiarano in una nota i consiglieri regionali e capigruppo presenti all’incontro”.

Di Nicola ad Abruzzoweb aggiunge che “come ho ribadito nel corso dei lavori della commissione, la incompatibilità tra le due cariche può scattare solo dopo la convalida in Senato da parte della Giunta per il regolamento e non dopo la proclamazione. Infatti, solo la Giunta per le elezioni con la convalida degli eletti cristallizza la posizione di senatore verificando tra l’altro le cause di ineleggibilità che oggi noi potremmo non conoscere. Da quel pronunciamento parte la procedura sulla scelta in modo volontario o attraverso, in caso di mancata scelta, la contestazione di Senato e Regione Abruzzo. Insomma, il giudizio definitivo lo dà il Senato. Se contestassi oggi, e poi il Senato non convalidasse, D’Alfonso rimarrebbe senza carica e quindi verrebbero lesi i suoi diritti. E non si possono mettere a rischio con la motivazione che D’Alfonso non è simpatico. Parlo da candidato alle politiche non eletto, chiaramente io dà motivazioni di diritto non politiche. E comunque, la Giunta per le elezioni ha intesoapprofondire dando la parola al consiglio regionale”.