Tra le tradizioni ludiche popolari diffuse in tutta Italia, vi sono senza dubbio i giochi di carte, un passatempo che resiste alla modernità, alle mode, ai cambiamenti nelle abitudini e che viene tramandato praticamente immutato. Le carte da gioco arrivate in Europa attorno al XIV secolo, si sono diffuse in Italia adattandosi alle culture locali. Di conseguenza sono nati anche i mazzi di carte regionali e giochi tipici di determinati territori.
Ma anche se i mazzi hanno differenze relative ai simboli utilizzati, condividono tutti la stessa struttura basata su quaranta carte con quattro semi diversi, mutuata dalla tradizione spagnola. Anche i giochi sono caratterizzati da regole e variazioni legate ai diversi territori, pur facendo capo a una tradizione che può dirsi nazionale.
Tra questi ritroviamo la Scopa, il Tressette, la Briscola, l’Assopigliatutto per citarne alcuni, diffusi in tutte le regioni, compreso l’Abruzzo, talvolta con piccole variazioni nelle regole o nel calcolo del punteggio. Tutti i giochi di carte citati sono disponibili anche nelle app dei casinò online per giocare a soldi veri, in tutta sicurezza, quando e dove si vuole.
I giochi abruzzesi della tradizione
In Abruzzo i giochi di carte rappresentavano e ancora rappresentano un momento di socialità, soprattutto per le fasce di popolazione in età da pensione. Praticati nei circoli o in famiglia durante le festività, sono tramandati di generazione in generazione. Giochi come la Scopa, lo Scopone, il Tressette, la Briscola sono decisamente quelli più popolari.
Sono praticati anche altri giochi, che acquisiscono nomi diversi a seconda della località e che resistono spesso in provincia. Uno di questi è lo Stopparello, chiamato anche Stoppa, in cui ogni giocatore cala a turno una carta, seguendo il seme, ove possibile, e vince la presa più alta. Oppure la Passatella, che abbina al gioco di carte un rito di convivialità, spesso legato al vino. Infatti in definitiva, le carte servono a decidere chi paga da bere, chi beve e chi comanda.
Il Cucco
Tra i giochi di carte legati in modo particolare alla regione Abruzzese c’è il Cucco. Si tratta di un passatempo meno conosciuto in Italia, rispetto ad altri ben più famosi, ma che resiste nel nostro territorio. In base alle zone in cui viene praticato, può assumere denominazioni leggermente diverse, viene chiamato anche Cucù, Cuculo, Cuccu, Cuccuruccu. Sebbene questo gioco sia stato diffuso anche in Europa, in Francia si chiamava Coucou, le sue origini vengono fatte risalire all’Italia centrale.
Si narra che i viaggiatori del Grand Tour fossero affascinati dai mazzi di carte del Cuccu caratterizzati da strane figure. In Abruzzo il Cucco è documentato dal 1700, la sua tradizione permane oltre che nella regione, anche nel bergamasco e in Danimarca.
Questo gioco è legato a un particolare mazzo di carte, quelle prodotte dalla ditta Masenghini di Bergamo, che all’interno della confezione riporta anche il regolamento. Senza andare nel dettaglio delle regole, nel Cucco il mazziere distribuisce una carta a ogni giocatore. Chi siede alla sua destra decide se stare o passare la carta, in tal caso deve scambiarla con quella del giocatore successivo, a meno che non possegga un “trionfo” ossia una carta alta. Finito il giro, il giocatore con la carta più bassa perde una vita o paga un gettone.
Mazzi di carte Abruzzesi
In Italia le carte da gioco hanno come luogo di nascita Firenze, verso la fine del 1300. Le carte utilizzate nei giochi della tradizione, derivano principalmente dalle carte spagnole, a cui appartengono le varianti regionali più diffuse: quelle napoletane, piacentine, romagnole, siciliane e sarde.
Non esiste una tradizione di carte abruzzesi, dato che nella nostra regione, così come in Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, parte del Lazio e ovviamente in Campania, sono sempre stati usati i mazzi di carte napoletane. Le cose sono cambiate soltanto pochi anni fa. Infatti a partire dal Natale 2010 è stato prodotto e messo in vendita un mazzo di carte Abruzzesi, prodotto da Dal Negro.
Si tratta di carte da gioco create ad hoc, ispirate a quelle napoletane, in cui ogni seme è dedicato a una provincia: i Denari a L’Aquila, i Bastoni a Pescara i Bastoni, le Coppe a Teramo e le Spade a Chieti. Le carte sono state realizzate dall’incisore Lionello Recchia, che ha inserito nell’iconografia delle carte napoletane elementi come l’aquila; la bolla d’oro di Federico II; le ceramiche di Castelli e il guerriero di Capestrano. Su alcune carte ci sono anche motti come “A lo parlare agi mesura” “Ferrum est quod amat”.





