L’AQUILA – Bello e umile. Il contrario di quello che si può pensare quando si incontra un uomo così. Parla quattro lingue e il suo vero obiettivo è mettere la sua bellezza al servizio della solidarietà e della beneficenza.

È il modello teramano Giancarlo Moscia (nella foto, sulla sinistra, con il re della movida aquilana, Stefano Attardi), 40 anni ma non si direbbe, corpo statuario, occhi azzurri, volto da copertina e sensibilità da vendere.
Noto in Italia per le sua partecipazione al noto telefilm americano degli anni 90, Bay Watch, e per la più recente partecipazione al Bagaglino, fortemente voluto da Pier Francesco Pingitore.

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Partiamo dagli inizi della tua carriera…

Studiavo Giurisprudenza, e una vacanza mi ha portato in America. Dovevo restare lì una settimana, invece ci son rimasto ben nove anni. Ho iniziato a lavorare come personaggio di fotoromanzi, teleromanzi e come testimonial di diversi profumi.

Si può affermare che gli americani ti hanno “catturato”?

Per loro rappresentavo la tipica bellezza italiana. Non a caso ho ricevuto il titolo di “Bellezza italiana nel mondo”. Quando ho partecipato a Bay Watch mi sono reso conto che in Italia mi riconoscevano per strada. Lì ho capito che questo telefilm era molto seguìto e che una particina di pochi minuti mi stava regalando un’inaspettata popolarità.

A proposito di Bay Watch. Sarai invidiatissimo da tanti uomini italiani, per aver lavorato con la sex symbol Pamela Anderson, icona americana di bellezza?

A dire il vero non è così bella come sembra. È molto bassa e completamente rifatta.

Quindi sfatiamo il mito secondo cui in America c’è più meritocrazia?

Si. C’erano molte comparse migliori di lei. Ma la Anderson conosceva bene il produttore. Anche negli Usa, in molti casi, per avere successo devi avere “santi in paradiso”.

Dopo nove anni, hai lasciato l’America e sei volato a Londra.

Si, l’ho fatto anche per una questione economica. Con l’arrivo dell’euro mi è convenuto trasferirmi in Inghilterra, dove le offerte di lavoro non sono mancate fin da subito. Sono stato a Manchester, e poi a Londra. E ora sono passati due anni, e vorrei tornare in Italia.

Come mai?

Primo perché credo che la nostra nazione sia insostituibile, poi ho imparato sulla mia pelle che all’estero se sei un “bello”, ti mostrano per quello e non danno per nulla spazio alla tua persona. Sarei destinato a rimanere sempre un sex symbol, un “bello italiano”, senza poter mostrare chi sono davvero.

E chi sei davvero?

Sono innanzitutto una persona sensibile che vuole, con la sua popolarità, contribuire a sensibilizzare le persone su temi importanti, scottanti, che affliggono la nostra società.

Un esempio?

Per esempio faccio parte dell’associazione “La Caramella buona”, che da diversi anni si impegna nella lotta alla pedofilia. I bambini sono il bene più prezioso della nostra società, e io voglio dare il mio contributo per difenderli e proteggerli.

I bambini. È giunta voce di un probabile contratto per la prossima edizione del programma di Paolo Bonolis, “Chi ha incastrato Peter Pan”.

Si, conosco Bonolis da diversi anni. Da bambino, ai tempi di Bim Bum Bam, era il mio mito. Poi ho sostenuto alcuni provini per Ciao Darwin, e così tra me e il presentatore è nato un rapporto di stima reciproca. Ora valuteremo il contratto per la nuova edizione di questo programma tutto dedicato ai bambini. Io dovrei vestire i panni di Super Man, ma potrò parlare e non soltanto comparire. E soprattutto, se il progetto si concretizza, potrò tornare a vivere in Italia.

Quindi a quarant’anni, il bilancio è un attestato di benemerenza per l’impegno a favore dell’infanzia, un titolo di ambasciatore della bellezza italiana, e tante iniziative di beneficenza in agenda. “Non solo bello” è il caso di dire!

È proprio quello il pregiudizio che sto cercando di scrollarmi di dosso. La gente è abituata a guardare e giudicare. La mia bellezza mi ha dato e mi dà la possibilità di guadagnare, non sono ipocrita. Ma la cosa che mi fa sentire appagato e sapere che sto facendo del bene a chi ne ha bisogno. Anche i soldi guadagnati al Bagaglino, dove sono andato pochi giorni dopo il sisma del 6 aprile 2009, li ho devoluti alle vittime di questa terribile tragedia. E questo è ciò che voglio continuare a fare.

In Italia?

Si, spero in Italia, e al più presto!