SULMONA – Un coro di no bipartisan alla realizzazione della centrale di compressione del metanodotto Snam a Sulmona (L’Aquila) decretata dall’ultimo Consiglio dei ministri del governo Gentiloni.

Sugli scudi oggi gli esponenti di Forza Italia, che chiederanno un incontro al premier dimissionario Gentiloni e al sottosegretario Boschi, mentre l’assessore regionale Paolucci annuncia il ricorso a delibere di Giunta nel tentativo di stoppare il progetto. I Comitati bocciano bipartisan l’azione della politica.

Mosse che non spaventano l’azienda, che fa notare come la rete Adriatica che coinvolge anche l’Abruzzo sia oggi strategica per il trasporto del gas in Italia: una questione d’interesse nazionale, insomma. Ecco perché la centrale per Snam si farà punto e basta.

L’AZIENDA: ”RETE ADRIATICA E’ STRATEGICA PER TRASPORTO GAS IN ITALIA”

“Il progetto Rete Adriatica ha una valenza strategica per il sistema nazionale di trasporto del gas”.

L’azienda Snam interviene ancora, con una lunga nota recapitata alla redazione di AbruzzoWeb, sulle polemiche di amministratori e cittadini abruzzesi, in particolare della Valle Peligna, dopo il via libera del governo Gentiloni, all’ultimo Consiglio dei ministri della legislatura, alla realizzazione di una centrale di compressione che viene ritenuta di forte impatto e per di più in un territorio altamente sismico.

Ieri, l’azienda aveva dichiarato in una nota che “la centrale di compressione che sarà realizzata a Sulmona è un’infrastruttura del tutto analoga ad altri 11 impianti sicuri e a basso impatto ambientale da molto tempo attivi nel nostro Paese”, parole contestate in primis dal sindaco di Sulmona (L’Aquila), Annamaria Casini, dimissionaria per protesta, che propone tra le soluzioni quella di realizzare l’opera in mare e non nella Valle Peligna, perché, a suo dire, gli impatti negativi per quel che riguarda sicurezza, ambiente ed economia sarebbero “devastanti”.

“Che sia sicura lo hanno detto anche nel 2011, ripetono le stesse cose. Non ci convincono minimamente, anche perché nel frattempo sono arrivati altri studi”, le sue parole a questo giornale.

Secondo Snam, però, “il progressivo decadimento della produzione nazionale di gas, già oggi inferiore al 10 per cento rispetto al fabbisogno energetico del Paese, ha reso necessario progettare nuove infrastrutture di trasporto del gas naturale dai punti di ingresso (importazioni e terminal Gnl) verso le aree dell’Italia. Il progetto Rete Adriatica ha una valenza strategica per il sistema nazionale di trasporto del gas per le seguenti ragioni: copertura del fabbisogno energetico del Paese nel medio-lungo termine attraverso l’incremento delle capacità dei Punti di Entrata della rete italiana; individuazione sul versante Adriatico di un nuovo corridoio alternativo al gasdotto Transmed, in esercizio sul versante Tirrenico, per conferire maggiore sicurezza e affidabilità al sistema di trasporto del gas”.

PELINO E DI STEFANO (FI): “CHIEDEREMO INCONTRO CON LA BOSCHI”

Un incontro subito dopo le feste con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi, sarà chiesto dalla senatrice Fi Paola Pelino sul nodo della centrale di compressione del metanodotto Brindisi-Manerbio a Sulmona (L’Aquila).

Lo ha annunciato la stessa parlamentare in un incontro con i giornalisti a Sulmona.

“All’incontro vorrei presenti il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, i parlamentari abruzzesi ed il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini” ha precisato la Pelino, dubitando che il solo ricorso al Tar Lazio, preannunciato dal presidente della Regione Abruzzo D’Alfonso, possa risolvere la questione.

“Alla Boschi, e per lei al presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni, chiederemo la revoca della delibera del consiglio dei ministri, approvata nella seduta del 22 dicembre” ha precisato la senatrice.

Con lei, in conferenza stampa, il deputato abruzzese Fabrizio Di Stefano, che ha ricostruito la vicenda sostenendo che “bisogna fare gioco di squadra, tutti uniti, senza distinzioni di sorta, per vincere questa partita”.

“La Giunta regionale presieduta da Gianni Chiodi nel 2013 – ha spiegato il parlamentare Di Stefano – espresse parere negativo sull’autorizzazione integrale ambientale. Quel parere, trascorsi cinque anni, è decaduto e non è stato riproposto, quindi ad oggi non esiste questo fondamentale atto autorizzativo sulla centrale”.

“Poi – ha aggiunto Di Stefano – la Giunta D’Alfonso ha ribadito contrarietà in diverse delibere, proprio sulla base di quanto fatto dai predecessori”.

“La Snam successivamente ha impugnato questi provvedimenti di diniego della Regione davanti alla Corte costituzionale – ha continuato l’esponente di Fi – e quei provvedimenti sono decaduti, per effetto della pronuncia della Consulta. Quindi la Regione ha negato l’intesa sul progetto Snam ma per legge il Consiglio dei ministri ha potuto avocare a sé la competenza a decidere. D’Alfonso adesso dica con chiarezza cosa intenda fare, perché temiamo che sia in atto il solito gioco delle tre carte” ha concluso Di Stefano.

DI NINO: “NON E’ STATO CONGELATO UN BEL NULLA”

“Non è stato congelato nulla, siamo stati ricevuti da un consigliere politico del premier Gentiloni, che nulla di più poteva fare se non ascoltare il resoconto della vicenda e riferire al presidente, per il resto occorrono atti per revocare la delibera del Consiglio dei Ministri, per ora abbiamo solo speranza che tutto si risolva in positivo”.

Così il sindaco di Pratola Peligna (L’Aquila), Antonella Di Nino, che ieri era nella delegazione di primi cittadini del centro Abruzzo ricevuta a Palazzo Chigi, sulla vicenda della centrale di compressione del metanodotto Brindisi-Manerbio a Sulmona (L’Aquila) che prevede un altro incontro dei sindaci con il governo per l’8 gennaio.

Intanto, il consigliere regionale Emilio Iampieri ha annunciato che chiederà la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio regionale d’Abruzzo.

Infine il vice coordinatore regionale di Forza Italia, Luigi La Civita, ha puntato l’indice sia sulla condotta della Regione, sul caso Snam sia sulla sanità, con la deliberazione del direttore generale Rinaldo Tordera, che cancella il punto nascita.

“La Giunta comunale di centrosinistra è caduta proprio sul caso Snam – ha ricordato La Civita – perché all’epoca D’Alfonso era favorevole alla centrale elettrica, mentre il sindaco Peppino Ranalli restava comunque contrario, da questo dissidio è nata la crisi e la fine anticipata di quella consiliatura”.

COMITATI, ”POLITICA SI STRACCIA VESTI MA E’ RESPONSABILE”

“In attesa di avere la copia della delibera, vorremmo che i nostri rappresentanti politici che ‘esterrefatti’ si affannano ora a dire che ricorreranno alla magistratura per difendere il territorio, ci spiegassero cosa ha portato il Governo uscente a firmare il provvedimento”.

Lo dicono in una nota i Comitati cittadini per l’ambiente, dopo l’ok del Consiglio dei ministri alla centrale di compressione che la Snam vuole realizzare a Sulmona (L’Aquila). Provvedimento congelato dopo l’incontro di ieri tra i sindaci della Valle Peligna, con in testa quello di Sulmona Annamaria Casini, e il consigliere del premier.

“In questa vicenda la responsabilità della classe politica c’è tutta: il progetto risale al 2004. È dal novembre 2015, invece, ultimo incontro presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che sia da parte dell’assessore Andrea Gerosolimo sia dalla Regione, non abbiamo più notizie né sugli sviluppi delle procedure né sulla loro azione politica: sulla questione Snam hanno latitato per ben due anni di assoluto silenzio”.

“I politici – continuano i Comitati nella nota – sembrano accorgersi solo ora della mannaia che si è abbattuta su questa Valle e, pronti a ‘stracciarsi le vesti’, dimenticano che quando avrebbero potuto e dovuto agire, non lo hanno fatto. La verità è che hanno spalancato le porte alla Snam e condannato questo territorio: basta ipocrisie!”.

“L’esito dell’incontro di ieri a Roma del sindaco Casini e dei sindaci del territorio con il consigliere politico di Gentiloni, ha portato al rinvio del decreto all’8 gennaio prossimo. Una pausa che non lascia intravedere ripensamenti o passi indietro del Governo che, avendo già firmato il provvedimento, ad esso deve far seguire l’emanazione del decreto che potrà essere impugnato solo con il ricorso alla giustizia amministrativa (Tar: quale sarà l’esito?). Ma ai cittadini una cosa è ben chiara: non si doveva arrivare alla firma del provvedimento autorizzativo e bisognava agire per tempo, non solo con atti deliberativi, ma anche e soprattutto sul piano politico”.

“Ecco, questo secondo aspetto è mancato del tutto nonostante, da parte dei comitati cittadini ci sia stato, in questi dieci anni di lotta, un ripetuto richiamo in tal senso sia alla  politica locale che regionale di adoperarsi presso il Governo centrale, affinchè la Rete Adriatica (centrale e metanodotto), non venisse autorizzata”.

“Non concordiamo, pertanto, con quanto dichiarato dal vice presidente Giovanni Lolli che ha affermato ‘….che questa battaglia si vince solo sul piano giuridico’. No, vice presidente Lolli,  questa battaglia si sarebbe vinta da tempo con un’azione politica incisiva supportata dalle perizie di tecnici, consulenti ed esperti che esaminassero il progetto proposto e come vi abbiamo chiesto sino allo sfinimento”.

“Con il verificarsi degli eventi sismici dello scorso anno, in un Paese democratico si sarebbe dovuto mettere la parola fine su questa mastodontica opera, invece l’iter è andato avanti  nonostante i comitati avessero richiesto al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso di porre in essere quella alleanza con gli altri governatori delle Regioni coinvolte dal sisma per recarsi unitariamente dal presidente del Consiglio e chiedere di fermare le procedure autorizzative e accantonare definitivamente il progetto sia per la centrale che per il metanodotto, data l’estrema pericolosità sismica dell’Appennino centrale e la non compatibilità dell’infrastruttura con tali aree”.

“Alla Snam, che vuole dialogare anche con il territorio, ribadiamo che per noi la centrale non è sicura, (venga a ‘dialogare’ sulle diverse esplosioni di metanodotti e centrali), non è a basso impatto ambientale (la Valle Peligna non è una landa desolata, né ‘una zona marginale circondata da anonime montagne’); al Governo diciamo che essa non è strategica e che, prima dei profitti della società proponente, viene il popolo e la sua sovranità!”, aggiungono i Comitati.

“Al sindaco di Sulmona ed ai sindaci del comprensorio ricordiamo che essi sono stati eletti per tutelare i diritti ed i legittimi interessi della nostra comunità contro tutti coloro che considerano il nostro territorio una ‘terra di conquista’: dalle lobby del potere economico ai politici che antepongono squallidi interessi di bottega al bene comune. Scelgano perciò, non la rassegnazione, ma la fermezza anche per tutte le altre vertenze della Valle Peligna, mobilitando il territorio: i cittadini si aspettano iniziative concrete ed efficaci subito! Per noi la battaglia continua!”, concludono i Comitati cittadini per l’ambiente.