TERAMO – Sciopero dei Forconi, anche l’Abruzzo sulla mappa del movimento di protesta che, a partire dalle 22 di questa sera, rischia di paralizzare il Paese per il preannunciato blocco dei trasporti.
Cinque finora i presidi segnalati in regione: a Pescara, Lanciano, due nel Teramano e nella Marsica.
“Siamo un movimento apartitico e apolitico – spiega ad Abruzzoweb Roberto Sidoni, commerciante 40enne di Avezzano e tra i tre responsabili del ‘Coordinamento Marsica 9 dicembre – Siamo semplici cittadini italiani, operai, commercianti, lavoratori che non ce la fanno più. Da domani scenderemo in piazza per far valere i nostri diritti con la Costituzione in mano”.
Quello della Masica si preannuncia come uno dei presidi più consistenti in Abruzzo. Oltre 300 i partecipanti alle varie riunioni del Coordinamento nei giorni scorsi (questa sera alle 9 l’ultima prima del presidio di domani), mentre sul gruppo Facebook le iscrizioni hanno già superato quota 2 mila e 500 adesioni.
La protesta del Coordinamento inizierà domani ad Avezzano, alle 8, davanti al Palazzo ex Arssa di Avezzano in Piazza Torlonia e, assicura Sidoni “sarà pacifica ma andrà avanti a oltranza come nel resto del Paese finchè non cadrà questo governo”.
Promettono battaglia anche i movimenti del Teramano. Oltre al presidio al casello Val Vibrata dell’A14, un’altra manifestazione si svolgerà a partire dalle 8 di mattina davanti all’ingresso del consorzio dei rifiuti Cirsu, in prossimità dell’imbocco della superstrada Teramo-Mare.
Qui, alla protesta contro austerity e le politiche economiche del governo, si unirà la rabbia degli oltre 50 operai dell’Ex Sogesa, rimasti senza lavoro dopo il fallimento della partecipata del consorzio Cirsu.
Il blocco nazionale dei trasporti partirà questa sera dalla Sicilia e, esattamente come agli inizi del 2012, si estenderà a macchia d’olio nel resto d’Italia, con problemi alla circolazione e ripercussioni sui principali comparti produttivi.
Non è ancora certo quanto durerà la protesta, forse fino al 13 dicembre ma c’è chi sostiene che andrà avanti “fino a quando questo governo non andrà a casa”.
Timori anche per la sicurezza e per possibili infiltrazioni di movimenti estremisti, con le questure in allerta in tutto il Paese. Pronti ad unirsi ai ‘forconi’, da Nord a Sud, centinaia di commercianti, agricoltori, imprenditori e lavoratori italiani fiaccati dalla crisi e dalla mancanza di prospettive certe per il futuro.





