L’AQUILA – L’Abruzzo ancora una volta svergognato sui giornali nazionali, questa volta per l’annosa vicenda dei 3 milioni di euro stanziati dopo il sisma del 6 aprile 2009 per la realizzazione di un centro antiviolenza, divenuti 1,5 dopo che l’altra metà è stata girata alla Chiesa aquilana per un progetto, entrambi mai realizzati.
Un bottino, quello dei “fondi Carfagna”, sul quale da mesi è in corso un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila per verificare eventuali illeciti.
E a quasi 5 anni dal sisma, è ancora tutto fermo. Gli organi di informazione ne hanno parlato calcando la mano sul presidente della Regione, Gianni Chiodi, indagato e alle prese con un delicato problema di relazione extraconiugale, con possibili ripercussioni politiche sul voto per palazzo dell’Emiciclo che si svolgerà a maggio.
La Repubblica e il Fatto quotidiano hanno riportato con toni indignati una notizia che era già nota all’opinione pubblica locale: l’assegnazione di quel malloppo da parte di Chiodi, allora commissario per la ricostruzione, alla consigliera di parità d’Abruzzo, Letizia Marinelli, stabilita dall’ordinanza 3978 dell’8 novembre 2011 firmata dall’allora premier, Silvio Berlusconi, d’intesa con la Regione Abruzzo.
Secondo la stampa nazionale, la donna non avrebbe avuto titolo a gestire un plafond di fondi per il post-sisma, anche se l’ordinanza di palazzo Chigi attribuiva al commissario il compito di realizzare un “centro poliedrico”, “avvalendosi della consigliera di parità della Regione Abruzzo quale soggetto attuatore”.
Nessun progetto è stato realizzato, anzi, nemmeno cominciato in concreto, sia dalla consigliera che dalla Curia. E in un emendamento all’ultima Finanziaria, si è ottenuto il reset della filiera e l’assegnazione dei quattrini alla Provincia.
Ma più che questo scandalo di inefficienza, l’aspetto nuovo che ha provocato gli strali di Repubblica e Fatto è il conflitto di interessi: nelle ultime settimane, infatti, si è scoperto che il 15 marzo 2011 la Marinelli ha avuto una relazione extraconiugale con il governatore: due mesi prima della sua nomina, battendo la concorrenza di altri 21 candidati, e ben prima dell’ordinanza che le avrebbe assegnato il milione e mezzo da gestire.
La circostanza di gossip è venuta fuori dalle carte giudiziarie dell’inchiesta della procura della Repubblica di Pescara in cui Chiodi è indagato per truffa, peculato e falso assieme al presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, e ad altri 23 assessori e consiglieri, e confermata dallo stesso protagonista della vicenda in un’intervista al Corriere della Sera.
In particolare, al presidente della Regione si contesta di aver soggiornato in un hotel romano, l’Albergo del Sole, vista Pantheon, con la consigliera Marinelli, spendendo 340 euro e facendosene rimborsare 357, di qui l’illecito.
Circostanza che dovrà chiarire martedì 4 febbraio, quando è prevista la giornata campale in procura a Pescara con i primi interrogatori degli indagati.
Una vicenda intricata che, al momento di doverla sintetizzare per tirare fuori un titolo, ha esplicitato tutto il suo valore negativo: l’amante di Chiodi ha gestito alcuni soldi della ricostruzione.
In attuazione dell’ordinanza 3978, il 14 agosto 2012 è arrivato il decreto commissariale, quindi firmato direttamente da Chiodi, numero 134 che, però, non ha ottenuto il vaglio della Corte dei conti e quindi è rimasto lettera morta.
Nel testo, mai applicato perché bocciato dai giudici contabili, si affermava che “entro 30 giorni”, la Marinelli avrebbe trasmesso “al commissario delegato un progetto di massima per la realizzazione” del centro.
Il decreto, inoltre, approvava il progetto “Samaria – per una vita nuova”, vale a dire la fetta (sempre da 1,5 milioni) della Curia, programmando un’anticipazione del 25% delle somme, ed è proprio questa la parte bocciata dalla Corte dei conti: l’acquisto di un immobile e la ristrutturazione di un altro avrebbero ridotto drasticamente le risorse per i servizi.
Una mannaia che ha condannato i “fondi Carfagna” al congelamento. Nulla si è più mosso, fino a quando le consegne sono state passate, con il ritorno al regime ordinario e la chiusura dell’emergenza, al ministro per la Coesione territoriale del governo Monti Fabrizio Barca.
Nel dossier informativo del 16 ottobre 2012, tra i 450 milioni di euro di somme giacenti per cassa, quelli più volte rinfacciati a Chiodi dal sindaco dell’Aquila, figurano infatti tanto il milione e mezzo assegnato alla Curia quanto l’altro milione e mezzo nella disponibilità della Marinelli.
Nei mesi successivi, in occasione della festa delle donne 2013, Actionaid ha lanciato l’allarme con un suo studio, “rubati 3 milioni all’Aquila”. La senatrice Stefania Pezzopane ha presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro Elsa Fornero, finendo in polemica con Chiodi e con il suo responsabile della segreteria, Antonio Morgante.
Un “tavolo di concertazione” per decidere il destino dei benedetti “fondi Carfagna” è stato proposto dal funzionario pubblico incaricato di gestire le somme residuali della gestione commissariale, Aldo Mancurti, ma anche qui la polemica politica ha impedito che ci fossero passi avanti concreti.
Alla fine, dopo che anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, in visita all’Aquila, ha invitato a sbloccare l’impasse, a fine novembre è arrivato l’inserimento in Finanziaria che sancisce il rimescolamento dei 3 milioni, trasferiti alla Provincia dell’Aquila, grazie a un emendamento della Pezzopane e dell’altra senatrice Federica Chiavaroli.
Sono passati altri 2 mesi, tutto è, comunque, ancora fermo.
La chiave di lettura dell’“amante che gestiva i milioni della ricostruzione” non è certo piaciuta a Chiodi che, annunciando querele sul proprio profilo Facebook, ha scritto: “Ormai è cominciata un’altra partita, completamente avulsa dalla vicenda giudiziaria. Non posso ovviamente correre dietro a tutte le provocazioni, illazioni e ricostruzioni fantasiose con chiaro intento denigratorio”, ma c’è l’intenzione di “perseguire ogni attività diffamatoria nelle sedi opportune”.
L’“altra partita” a cui fa riferimento è quella delle elezioni regionali che sono ormai vicine, il 25 maggio. Il presidente ha già evocato un possibile legame tra l’uscita dell’inchiesta e la caratterizzazione mediatica su aspetti non penalmente rilevanti, prassi che peraltro non è una novità a livello nazionale come locale.
“La campagna elettorale è cominciata con un atto che qualcuno potrebbe strumentalizzare e quindi inquinare i percorsi – ha accusato in una conferenza stampa – ma noi siamo persone perbene e i nostri avversari sappiano che non ci ritireremo e ci devono ‘sterminare’, come evocato già da qualcuno”, in riferimento alla colorita uscita della senatrice Pezzopane qualche settimana fa nel corso di un evento a sostegno dell’allora sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente.
Proprio quest’ultimo, dopo la diffusione di un’inchiesta giudiziaria su tangenti e appalti che riguardava la sua amministrazione (ma non lui, mai indagato), aveva vacillato e si era deciso a dimettersi quando la stampa nazionale aveva scagliato alcune bordate sul Comune capoluogo e sui suoi parenti: un’insolita comunanza di destini con Chiodi che è da sempre avversario del sindaco aquilano sui temi della ricostruzione.
Poi Cialente è tornato indietro nominando un nuovo vice sindaco e garante della moralità dell’amministrazione, l’ex procuratore Nicola Trifuoggi.
Chiodi invece non si dimette e anzi, rilancia la sua candidatura per essere confermato presidente della Regione, investitura arrivata nei mesi scorsi direttamente da Berlusconi.
PEZZOPANE: ”RETROSCENA PICCANTI DIETRO AI RITARDI”
“Dalle recenti inchieste giudiziarie sul presidente della Regione Chiodi, sembra emergere un perverso intreccio tra sfera pubblica e privata. Non intendo entrare nel merito delle vicende personali. Mi interessa, tuttavia, comprendere i motivi, mai chiariti, per cui Chiodi ha deciso di destinare i fondi per i centri antiviolenza alla consigliera di parità e alla Caritas. Due scelte rivelatesi inopportune e illegittime, di cui il presidente non ha mai dato una spiegazione sensata”.
Lo dichiara la senatrice Stefania Pezzopane, alla luce delle recenti notizie, comparse anche sulla stampa nazionale.
“Sono anni che denuncio la gravità e la scelleratezza di alcune scelte – spiega la senatrice – Sui fondi per i centri antiviolenza, i fondi ‘ex Carfagna’, ci fu un’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri, firmata da Silvio Berlusconi e ispirata evidentemente da Gianni Chiodi, a cui ha fatto seguito un decreto dello stesso commissario per la ricostruzione, che assegnava i 3 milioni per i centri antiviolenza, in parte alle Caritas d’Abruzzo e in parte alla consigliera di parità, senza che nessuno dei due fossero o potessero essere soggetti attuatori”.
Per la Pezzopane, “una scelta gravissima, su cui ho chiesto più volte chiarimenti e spiegazioni. Senza avere mai risposte. Sull’argomento sono state presentate ben due interrogazioni parlamentari – ricorda – una a firma di Giovanni Lolli e Paola Concia, nella precedente legislatura, una a firma mia in questa legislatura”.
“Ho scritto più volte all’ex ministro Carfagna e all’ex ministro Fornero per sollevare la questione della illegittimità – insiste ancora – e per sollecitare il trasferimento dei fondi a un ente che potesse svolgere il ruolo di soggetto attuatore. Ho preso contatti con i capi di gabinetto dei vari ministri che si sono avvicendati in questi anni”.
“Inoltre – ricorda – c’è stata una sentenza della Corte dei Conti, che da una parte ha bocciato la scelta del commissario Chiodi di assegnare i fondi alle Caritas abruzzesi, con la motivazione che si sarebbero attribuiti soldi pubblici a enti privati, dall’altra ha fatto decadere l’intero decreto del commissario Chiodi, dunque anche l’assegnazione dei fondi alla consigliera di parità, che non ne poteva più disporre”.
La senatrice sottolinea che “da quella sentenza sono trascorsi altri 2 anni, ma il presidente della Regione non ha rivisto le sue scelte, anzi è andato avanti con pervicacia e ostinazione, ostacolando così la possibilità di realizzare il centro antiviolenza. Il mese scorso – afferma – è passato al Senato un mio emendamento che ha destinato i fondi alla Provincia dell’Aquila, in collaborazione con il Comune, con cui possiamo recuperare il tempo perso”.
“Tuttavia, il danno nei confronti delle tante donne che si sono mobilitate per il centro antiviolenza è grave e sarebbe ancora più pesante se dietro ai ritardi e alle inadempienze per realizzare una struttura destinata alle donne e alle politiche di genere, ci fossero retroscena piccanti, che nulla hanno a che fare con le scelte politiche”, conclude.



