ROMA – Dalla sclerosi multipla alla sclerosi laterale amiotrofica, dal dolore cronico a quello terminale del cancro, sono migliaia i malati che in Italia trarrebbero beneficio dalle preparazioni a base di cannabis terapeutica. Eppure la produzione nazionale e i quantitativi importati dall’estero non bastano a soddisfare il fabbisogno dei pazienti.
A dirlo all’Ansa è il segretario di Federfarma, Roberto Tobia: “Il nostro fabbisogno nel 2020 è stato di 1950 chilogrammi a fronte di una coltivazione, da parte dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, di soli 150 chilogrammi”.
“È necessario e urgente – sottolinea Tobia – renderci autonomi aumentando la nostra produzione interna”. Peraltro, l’accesso a questo farmaco non è nemmeno uniforme a livello nazionale, ma dipende dalla gestione delle singole Regioni. “Una volta esauriti i fondi stanziati a livello nazionale, per rimborsare i farmaci ai malati, toccherebbe alle singole regioni integrare con propri stanziamenti, ma non tutte le fanno”, prosegue Tobia.
Il problema comunque è più ampio, secondo il segretario di Federafarma, e riguarda tutti i farmaci oppiacei, “per cui il nostro Paese è quello che ha il numero più basso di prescrizioni in Europa. Si tratta di disuguaglianze non degne di un Paese civile”.
Proprio per andare incontro alle esigenze di alcune categorie di pazienti, le farmacie hanno dato la propria disponibilità ad effettuare preparazioni a base di cannabinoidi. Le preparazioni magistrali a base di cannabis sono prescrivibili dal 2013. Sul fronte dell’importazione attualmente nel nostro Paese esiste un accordo tra il ministero della Salute italiano e quello olandese.
“Le quantità rese disponibili dal ministero olandese non sono però sufficienti a far fronte all’aumentata richiesta registrata nel nostro Paese, così come in tutto il mondo”, prosegue Tobia. Secondo Federfarma “bisognerebbe o aumentare le importazioni, anche se è difficile vista l’alta richiesta a livello mondiale, o dare la possibilità allo Stabilimento di Firenze di produrne di più, o permettere ai privati di farlo, sotto il controllo dello Stabilimento di Firenze”.






