L’AQUILA – Sarebbe L’Aquila, almeno stando ad uno studio effettuato dal Partito democratico, il capoluogo d’Italia più penalizzato dalla riforma del federalismo fiscale. La riforma voluta dalla Lega Nord che deve ancora, però, deve ancora essere applicata in quanto i decreti attuativi sono ancora bloccati nel cassetto.
Secondo la proiezione, nella città che sta ancora facendo i conti con i problemi del post terremoto subirebbe un taglio drastico delle risorse, con un -66% delle entrate, circa 26 milioni di euro: un crollo di introiti per le casse comunali legato al passaggio del trasferimento fiscale all’autonomia impositiva.
Insieme alla città dell’Aquila, tra le città più danneggiate dal punto di vista fiscale sarebbero Napoli (-61%) e Messina (-59%). Mentre tra i capoluoghi di regione, dopo L’Aquila e Napoli al terzo posto si classicherebbe Potenza (-59%), seguita da Palermo (-55%) e Catanzaro (-46%).
Al contrario, il federalismo fiscale provocherebbe un vero e proprio boom nelle città di Olba (+180%), Imperia (+122%) e Parma (+105%).
Il dato emerge dal confronto con le entrate attuali con la futura imposta municipale unica prevista dal federalismo fiscale, campionando 92 comuni capoluogo: 52 sono le municipalità che vedranno aumentare i tributi, mentre 40 sono quelli li vedranno ridursi, anche drasticamente.
A pesare sulle cifre sono gli affari immobiliari, località di villeggiatura, seconde case: in questo senso potrebbe spiegarsi il boom di Olbia, dove la vicinanza con le spiagge dei vip si fa sentire.
Ma a perderci non sono solo le città del sud: tra i 40 comuni che hanno fatto registrare il segno negativo ci sono anche Genova, Livorno, Torino, Ferrara, Roma, Pistoia. A pesare, però, sarà il taglio dei trasferimenti del Governo centrale che, per lo più, vengono dirottati al sud.
Per provare ad arginare le perdite dei Comuni si sperimenterà il nuovo fondo per il riequilibrio.



