PESCARA – “È la figura istituzionale più alta che l’Abruzzo ha avuto da molto tempo a questa parte, mi permetto di dire che può essere una risorsa quindi è evidente che se lui dovesse avere in animo questo impegno non potrei che esserne felice, non è però il candidato del Pd, non lo è perché ne sminuirebbe il valore. Potrebbe anche esserlo, ma a condizione che ci sia una situazione molto ampia, rispetto alla quale il Pd non sarà neppure primo attore”.
All’indomani della conclusione del mandato da vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, data spartiacque a partire dalla quale lo stesso Giovanni Legnini aveva annunciato l’avvio di una riflessione, il neo segretario regionale del Partito democratico Renzo Di Sabatino parla dell’ipotesi, da tempo e da più parte agognata, di una candidatura dell’ex sottosegretario all’Economia alla presidenza della Regione Abruzzo.
Quasi a voler preparare il terreno ad una sua discesa in campo, che secondo gli ambienti politici starebbe decidendo per il sì.
In una lunga intervista ad AbruzzoWeb, il presidente della Provincia di Teramo annuncia per la prossima settimana la convocazione della prima direzione regionale post Marco Rapino, chiamata a discutere delle prossime elezioni regionali, per la prima volta dopo la fissazione della data da parte del presidente reggente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, ed esclude le primarie.
Occasione nella quale non si parlerà tuttavia di nomi, chiarisce Di Sabatino, a cui il partito abruzzese ha affidato le proprie sorti dopo la cocente sconfitta alle politiche del 4 marzo scorso, che ambisce a ricostruire una coalizione ampia, includendo civici e ambientalisti, quasi un nuovo Ulivo in salsa abruzzese, e avverte i disfattisti che puntano al ridimensionamento del Pd: “Bisogna far prevalere le ragioni che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono, se qualcuno pensa che la morte di uno significa la vita di un altro non ha capito nulla. Con la distruzione del Pd ci sarebbero solo macerie”, dice.
“Stiamo facendo un percorso diverso da quello che hanno fatto altri – afferma – da un lato c’è stata una indicazione più o meno ampia della candidata presidente (Sara Marcozzi, scelta attraverso consultazioni online dal Movimento cinque stelle, ndr), dall’altro c’è stata una scelta da Roma e all’Abruzzo resta solo da trovare un’intesa (il tavolo nazionale del centrodestra ha affidato a Fratelli d’Italia il compito di indicare il candidato presidente, ndr), noi abbiamo deciso di iniziare con una serie di consultazioni all’interno del popolo democratico, quindi non solo figure di vertice, ma una serie di incontri con un mondo che non si riconoce né nel centrodestra, né nel centrosinistra”.
“Anime”, spiega Di Sabatino, “che rappresentano altre sensibilità su cui deve concentrarsi la nostra attenzione”.
“Sul tappeto ci sono anche le elezioni provinciali di Teramo, Pescara e Chieti e questa fase che conduce al voto del 31 ottobre è una occasione per parlare con gli amministratori”, aggiunge.
Di Sabatino torna poi a commentare i risultati del sondaggio commissionato da Forza Italia alla società specializzata Tecné, che se da un lato ha fatto emergere il vantaggio del centrodestra rispetto a Movimento cinque stelle e centrosinistra, addirittura terzo, dall’altro ha cristallizzato un dato su cui si concentra il neo segretario del Pd: “Per chi in questo momento deve rincorrere quelli che sono i gradimenti delle persone, anche se tra sondaggi ed elezioni ci passa molto, il 41 per cento di indecisi sta a significare che le prossime elezioni regionali si giocheranno non soltanto sulla credibilità dei candidati, sia presidente che consiglieri – dice – ma anche sui temi che essi proporranno”.
“Credo”, aggiunge Di Sabatino, “che dovremo fare un salto di qualità rispetto ai programmi passati, indicando con chiarezza alcuni punti fondamentali su cui il centrosinistra dovrà proporsi con credibilità”.
“Le regionali sono una via di mezzo tra elezioni locali, in cui conta molto la persona, e politiche, in cui prevale il voto di opinione”, fa ancora osservare il segretario del Pd, “la questione dappertutto si sta concentrando sui nomi, invece noi dobbiamo uscire da questo modo elitario di ragionare sui vari temi”.
Tornando all’ipotesi Legnini, Di Sabatino afferma che “nelle prossime riunioni degli organismi non ci sarà una discussione su Legnini, semplicemente perché prima bisogna costruire un progetto, su questo costruire una coalizione che non potrà essere solo di partiti ma dovrà coinvolgere movimenti civici veri, non finti come quelli che si aggirano nel centrodestra”.
“In questo ragionamento è evidente che una personalità di alto profilo sia la scelta giusta – aggiunge – ma non è detto che sia quella perché non è detto che abbia intenzione di cimentarsi in questa esperienza”.
I dem, intanto, sembrano aver mandato in soffitta le primarie, metodo di scelta che ha spesso rivelato i suoi limiti, come fa osservare il nuovo segretario regionale: “Se ci sono diversi nomi in campo, diventano il modo per accrescere la popolarità e far scegliere davvero – ragiona Di Sabatino – se invece sono un modo, come accaduto in passato, di superare le difficoltà dei partiti a decidere, diventano un disastro. Spesso le primarie sono state competizioni ad esclusione, in cui lo sconfitto non è stato più parte di un progetto”.
E, ancora sui programmi, per Di Sabatino “i temi centrali saranno sanità, trasporti, formazione e occupazione, temi fondamentali del nostro programma, anche con ipotesi e proposte d’impatto, non campate per aria”.
Il segretario, immagina poi una coalizione ampia ma solida: “Oggi, piuttosto che correre dietro a questo o a quel candidato, preferisco perdere tempo per creare le condizioni affinché i movimenti civici, ambientalisti, che nella nostra regione sono così importanti e a cui il Pd, a livello nazionale, ha spesso sbattuto la porta in faccia, siano parte di un progetto unitario”.
Anche perché, dice Di Sabatino, “anche queste elezioni avranno un’impostazione simile a quella nazionale, la partita si giocherà sui temi”.





