PESCARA – Una sfida senza paura ai “pezzi da 90” della Regione Abruzzo, invitandoli a misurarsi alle elezioni politiche nell’uninominale, pesando quindi i singoli consensi, e non nei listini bloccati del proporzionale; accuse di arroganza e prepotenza; e un vaticinio cassandresco di un Partito democratico che “va incontro alla catastrofe” alle urne il prossimo 4 marzo.
Questi i temi salienti nello “show” di ieri dell’assessore regionale, chissà fino a quando, Donato Di Matteo, che ha tenuto banco nel corso di un’infuocata riunione dei maggiorenti del Partito democratico a Pescara convocata proprio per tentare di trovare la difficile quadra sulle candidature, mediando ambizioni personali e diktat romani.
Uno sfogo contro lo scenario più probabile a oggi che vede il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ormai nemico giurato di Di Matteo, pronto a candidarsi appunto nel proporzionale, con la dichiarata ambizione di divenire ministro in un nuovo governo in quota al centrosinistra, con prospettiva di una retromarcia e ricandidatura da presidente in caso di insuccesso.
E tra gli aspiranti annunciati al Parlamento dovrebbe esserci anche il consigliere regionale ed ex collega di Giunta Camillo D’Alessandro, mentre dentro la sua invettiva Di Matteo ci ha fatto finire anche l’altro assessore dem Silvio Paolucci, per la verità almeno per ora più defilato dal “toto”.
Uno sfogo fragoroso, riportato dal blog Maperò, che ora può scatenare una reazione a catena in due tappe.
Primo, un rimpasto di Giunta regionale, facendo fuori Di Matteo, dal 2014 voce critica del governatore e della maggioranza e quindi in bilico da tempo; magari per far entrare la “stampella” di Giorgio D’Ignazio, appena transitato armi e bagagli nel centrosinistra, aderendo alla Civica popolare di Beatrice Lorenzin e Federica Chiavaroli.
Secondo, l’uscita di Di Matteo dalla maggioranza, con “mani libere” e conseguenze di chissà che genere: una fuga anche dal Pd, aderendo ad Articolo 1 e, quindi Liberi e uguali? Il sostegno a Marinella Sclocco in un’ipotetica corsa da parlamentare? Una discesa in campo in prima persona alle Politiche, di cui pure si è ventilato?
Ormai la guerra più volte trattenuta da Di Matteo, che si è reso irreperibile al tefono, è aperta e gli effetti saranno imprevedibili. (alb.or.)




