CELANO – “Non sono mai andato a mangiare a casa di Filippo Piccone, un sindaco che ha abbandonato Celano perché troppo impegnato a fare l’onorevole a Roma”.
Non le manda a dire Antonio Del Corvo, ex presidente della Provincia dell’Aquila, impegnatissimo in queste settimane come candidato sindaco per le elezioni comunali del 31 maggio della sua Celano (L’Aquila), contro altri 4 candidati, un record per una cittadina di 12 mila abitanti.
Compreso Settimio Santilli della lista civica “Celano da amare”, che fa riferimento al parlamentare ed ex sindaco poi commissariato Piccone del Nuovo centro destra, il partito nel quale Del Corvo ha militato fino a pochi mesi fa per poi aderire a Forza Italia.
In corsa a Celano ci sono anche la lista civica democrat “Celano città viva” con candidata sindaco Evelina Torrelli, il Movimento 5 stelle, che candida l’odontoiatra Alessandro Ricci, e infine Elio Morgante, ex vicesindaco picconiano, candidato sindaco con una sua lista civica.
Del Corvo, 56 anni commercialista, nell’intervista ad Abruzzoweb lancia strali anche contro la Regione Abruzzo guidata da Luciano D’Alfonso, “che mi ha pure proposto di candidarmi alle ultime elezioni”, contro il suo ex partito Ncd, “lontanissimo dai territori”. Non si dice deluso della sconfitta del centrodestra alle elezioni provinciali e, come ovvio che sia per un candidato in piena campagna elettorale, si dice certo della vittoria.
Quale argomento sta usando per convincere i suoi concittadini a votare lei tra l’ampia scelta che offrono le comunali di Celano?
I cittadini mi riconoscono una lunga esperienza di amministrazione politica come presidente della Provincia, ancor prima come consigliere regionale e come vicesindaco di Celano. E nella lista civica, Celano solidale, ci sono persone molto competenti che si sono candidate senza doppi fini, ma per puro spirito di servizio, essendo persone che hanno un lavoro che li gratifica e vogliono dare una svolta alla città, dopo anni di abbandono
Abbandono da parte dell’ex sindaco Piccone, intende dire?
Il malcontento è molto forte, anche per questo ci sono 5 candidati sindaco e 80 candidati consiglieri. Il motivo principale è che Piccone ha commesso un grave errore: non si è occupato a tempo pieno di fare il sindaco, compito che invece impone una dedizione totale. Troppe volte è stato assente, lontano, impegnato a Roma, e questo ha pesato molto negativamente sulla vita quotidiana dei cittadini rimasti senza punti di riferimento.
Eppure lei è stato a lungo vicinissimo politicamente a Piccone, con cui ha condiviso l’esperienza amministrativa al Comune di Celano e poi la militanza nel Nuovo centrodestra.
Il mio è stato un rapporto di natura esclusivamente politica, non di amicizia, a casa sua non sono mai andato a mangiare. Un rapporto, un’alleanza che ha avuto un senso in un’altra fase politica, e che a un certo punto non lo ha avuto più.
Lei è appena entrato in Forza Italia, in uno dei momenti forse peggiori del partito, visto le divisioni interne e la crisi di consenso, almeno dando per buoni gli ultimi sondaggi.
La decisione è nata dal fatto che avevo tutti contro nella mia ferma volontà di candidarmi a sindaco di Celano. E alla fine ho deciso di spezzare l’isolamento, trovare un appoggio valido alla candidatura, aderendo a Forza Italia che resta comunque il partito più vicino alle mie idee politiche. A destra del resto è rimasto ben poco. A sinistra, è più forte di me, non ci riesco proprio ad andare.
Perché c’è stato il rischio?
Certo, il presidente della Regione D’Alfonso mi ha proposto già nel 2013 la candidatura alle regionali nelle liste civiche che stava costruendo. Ho declinato l’invito, gli ho detto che non era il caso…
Da Ncd è uscito solo perché ha ostacolato la sua candidatura a sindaco di Celano, su cui pesava il niet di Piccone?
Non solo, è un partito lontano dal territorio, ad esempio da presidente della Provincia non ho mai avuto uno straccio di aiuto e sostegno dai parlamentari.
A proposito di Provincia: era una sconfitta annunciata quella alle elezioni del 2 maggio, da parte del centrodestra. Però le brucia ancora la non rielezione a consigliere?
No, perché mi hanno chiesto di dare una mano alla lista di Forza Italia del candidato Paolo Federico e mi sono messo a disposizione. Sapevamo che con il meccanismo del voto ponderato valevano di più i voti dei sindaci e consiglieri dei comuni più grandi, in mano al centrosinistra. Ma il nostro obiettivo era quello di far scattare il terzo seggio in Consiglio per il centrodestra e ci siamo riusciti.
La Marsica è marginalizzata da questa maggioranza in Regione?
Sì, come tutte le aree interne. La nostra è una Regione balenare, che anche questa volta fa gli interessi della costa.
Tornando alle Comunali di Celano: vuole diventare sindaco, per fare cosa?
Il primo problema è il lavoro. I Comuni devono fare vere politiche attive del lavoro, che facevano fino a poco tempo fa le Province prima di essere state distrutte dalla riforma del ministro Graziano Delrio. Ad esempio con tirocini formativi, sgravi fiscali per chi investe e assume, con corsi di formazione, soprattutto nell’artigianato, nel turismo e nell’agroindustria, settore quest’ultimo strategico per Celano e il Fucino.
Celano attende ancora l’entrata in funzione del mega impianto fotovoltaico di Paludi capace di produrre 20 megawatt di energia elettrica. A che punto siamo con la pratica?
Il contratto è stato firmato 8 mesi fa, ma dove dovrebbe sorgere la struttura ci pascolano le pecore. Per colpa della vecchia amministrazione, ancora non si superano problemi legati agli espropri e a variazioni urbanistiche. E pensare che il parco fotovoltaico per Celano sarebbe la svolta, perché il Comune incasserebbe 4 milioni di euro l’anno per venti anni, raddoppiando il suo attuale bilancio.
Altra priorità se diventerà sindaco?
Far partire finalmente i lavori ai 55 aggregati di case inagibili a seguito del terremoto del 6 aprile 2009. Non c’è neanche un cantiere, nonostante l’impegno millantato dal nostro potente parlamentare Piccone, onorevole di maggioranza sia con il centrodestra di Silvio Berlusconi che con il centrosinistra di Matteo Renzi. Il problema è che al Comune nessuno si è occupato dell’iter burocratico per i progetti di ricostruzione e abbiamo così ancora 15 famiglie sfollate.




